CARMELO ABBATE.
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IL REGNO DEI CASTI.
Viaggio segreto nell'anima nera della Chiesa degli uomini.
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Parte 4.
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Edizione  Nuova ed .
2017. Editrice PIEMME, MILANO.
ISBN 978-88-566-6062.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Ventuno
Intanto, in Germania, tra le persone pi intervistate dalla stampa e dalle televisioni c Norbert
Denef, indicato come una delle prime vittime di abusi da parte di sacerdoti cattolici a uscire dal
silenzio.
Nel 2007 Denef ha pubblicato unautobiografia dal titolo Ich wurde sexuell missbraucht ("Sono
stato abusato sessualmente"), dove racconta le violenze a opera del parroco e dellorganista della sua
chiesa a Delitzsch, in Sassonia, dove ha fatto il chierichetto dai dieci ai diciotto anni.
Quando avevo dieci anni, il sacerdote locale mi scelse per fare il chierichetto. Ero molto
emozionato. Dopo la messa mi port nel suo appartamento, io ero orgoglioso del fatto che mi fosse
stato concesso un tale privilegio. Lui chiuse la porta, si sedette e mi fece accomodare sul suo grembo.
In quellistante assassin la mia anima.
Gli abusi vanno avanti per otto anni.
Quel sacerdote era sempre l. Gli odori, i rumori, non mi lasciavano mai, specie la notte.
La Chiesa prova a comprare il suo silenzio.
Mi offrirono venticinquemila euro, con una clausola: se avessi parlato, avrei dovuto restituire
il denaro. Accettai lofferta, come risarcimento per i danni psicologici subiti, ma non ho rinunciato al
mio diritto di denunciare i fatti avvenuti.
Denef  stata la prima vittima a ricevere un risarcimento in denaro in Germania. Nel 2010 ha
fondato unassociazione, NetzwerkB: lui  il portavoce e punta a una riforma a livello europeo che
abolisca la prescrizione nel caso dei reati di violenza sui minori.
Lo scandalo arriva molto vicino alla porta del papa.
Accuse di abusi e maltrattamenti investono il celebre coro delle voci bianche della cattedrale di
Ratisbona, diretto tra il 1964 e il 1993 dal fratello del pontefice: Georg Ratzinger.
Il 4 marzo 2010 la direzione invia una lettera ai genitori dei coristi e ai collaboratori in cui
spiega di essere venuta a conoscenza di abusi commessi negli anni Sessanta da un ex direttore
dellistituto. Alla base di questa missiva vi  la denuncia presentata da un ex allievo, il compositore
Franz Wittenbrink.
Il portavoce della diocesi di Ratisbona, Clemens Neck, convoca una conferenza stampa il
giorno stesso e definisce concreti i sospetti nei confronti di due ex direttori. Il primo sarebbe stato
allontanato nel 1958, mentre laltro, anchegli direttore del collegio per alcuni mesi, sarebbe stato
condannato nel 1971.
Nel giro di pochi giorni, altre persone rompono il silenzio e muovono accuse nei confronti di sei
religiosi. Gli abusi sarebbero stati commessi nel periodo in cui il coro era diretto da padre Georg
Ratzinger, che  costretto a confermare le testimonianze delle vittime.
Il fratello del papa chiede scusa. Se avessi saputo di quale tipo di violenze si trattava, avrei
detto qualcosa. Anche a me  sfuggito pi di un ceffone ben assestato, di cui oggi mi pento. Ma casi di
pedofilia non mi sono mai giunti allorecchio.
Georg Ratzinger assicura che ogni pratica di violenza fisica allinterno del coro  stata sospesa
nel 1980, quando in Germania le punizioni corporali sono state proibite per legge.
Thomas Mayer, studente a Ratisbona dal 1988 al 1992,  di tuttaltro avviso: Ricordo che
durante le prove Georg Ratzinger era molto collerico e iracondo, al punto da lanciarci addosso delle
sedie, talvolta.
Il settimanale Der Spiegel affonda il colpo. Il 26 marzo pubblica un breve editoriale dal
titolo: Perch il papa non si dimette?
Nellarticolo si fa riferimento alle notizie svelate il giorno stesso dal New York Times,
secondo cui Joseph Ratzinger, allepoca in cui era vescovo di Monaco, sarebbe stato aggiornato su tutti
gli abusi compiuti allinterno della sua diocesi. Inoltre il futuro pontefice in persona, e non un suo
assistente come si era voluto far credere, avrebbe dato il suo benestare per far curare nella diocesi padre
Hullermann, pedofilo, che in seguito sarebbe stato impiegato in attivit pastorali e dunque riportato a
contatto con i minori.
Nel dicembre 2010, larcidiocesi di Monaco e Frisinga ha depositato i risultati di unindagine
interna: 96 insegnanti di religione e 159 preti risultano coinvolti negli abusi, 26 di loro sono stati
condannati per crimini di natura sessuale.
Il 21 gennaio 2011, la procura di Monaco di Baviera ha iniziato un procedimento contro un
frate dellabbazia benedettina di Ettal, un monastero fondato nel 1330 che si trova nellAlta Baviera,
nella zona prealpina. I fatti sarebbero recenti e non ancora caduti in prescrizione. Il religioso avrebbe
caricato sul web immagini di scolari del monastero ritratti seminudi durante una gita nel bosco. Un
episodio che, secondo la pubblica accusa, sarebbe la punta di un iceberg nascosto allinterno del
monastero bavarese, dove regnava un vero e proprio regime di terrore. Si parla di un centinaio di
vittime di abusi.
Il procuratore Thomas Pfister, incaricato delle indagini, rilascia unintervista a Der Spiegel in
cui parla di una sistematica cultura dellomert: Gli alunni subivano abusi sessuali, psichici e fisici. 
vero che i monaci coinvolti nelle violenze erano una sparuta minoranza, ma senza la connivenza della
direzione del monastero non sarebbe stato loro possibile abusare indisturbati di minori per svariati
decenni.
Pfister racconta di violenze e brutalit.
Un monaco, in particolare, era solito organizzare pestaggi di massa di bambini, massacrati di
botte decine alla volta, uno dopo laltro, con sistematica lucidit.
Durante lindagine, nel computer di un sacerdote morto poco tempo prima  stato ritrovato uno
scritto che rappresenta una sorta di apologia della violenza. A suo dire, erano gli scolari che cercavano
di proposito ogni sorta di violenza. Lui li accontentava.
Uno di quegli scolari si  suicidato allinizio degli anni Ottanta ingoiando un solvente chimico.
Nessuno potr mai dimostrare che la sua morte  legata alle violenze subite da ragazzo.
Ventidue
Altro computer, altra scoperta.
Siamo in Brasile. La polizia scava nei file di un indagato e mette le mani su quello che viene
definito il manuale in dieci punti del perfetto sacerdote pedofilo.
Et: tra sette e dieci anni.
Sesso: maschile.
Condizioni sociali: povero.
Condizioni familiari: preferibilmente un bambino orfano di padre, che vive con una madre
single o una sorella.
Dove trovarli: strade, scuole o famiglie.
Come farli cadere nella trappola: lezioni di chitarra, coro, catechismo o servizio da chierichetto.
Molto importante: ingraziarsi la famiglia.
Caratteristiche: bimbo affettuoso, calmo, disinibito, orfano di padre, senza moralismo.
Atteggiamento: scoprire cosa piace al bambino, prometterglielo e condurlo a darmi tutto se
stesso in cambio.
Come presentarmi: distribuire solo certezze, essere dominatore, gentile, sicuro, non fare mai
domande, come un padre, non avere mai fretta.
Lautore  padre Tarcisio Tadeu Sprcigo.
Don Tarcisio nasce nel 1957 in Brasile da una famiglia di origine italiana. Allet di
trentaquattro anni, quando  gi sacerdote, entra nel mirino della polizia.  il 1991. Vengono a galla
violenze che sarebbero durate oltre un anno nella sua piccola parrocchia di Agudos, una cittadina di
trentamila abitanti allinterno della diocesi di San Paolo. Laccusa  basata su una serie di denunce
anonime. Il tribunale di San Paolo lo condanna in primo grado a oltre dieci anni per avere abusato di un
bambino di nove anni.
Don Tarcisio gli insegnava a suonare la chitarra. In linea con il punto sei del decalogo: Come
farli cadere in trappola: lezioni di chitarra, coro, catechismo o servizio da chierichetto.
In Brasile, un uomo condannato in primo grado pu appellarsi ai cosiddetti tribunali superiori.
Alla fine si pu arrivare anche a otto gradi di giudizio.
Nellattesa dunque che la situazione di don Tarcisio si chiarisca, le alte gerarchie ecclesiastiche,
come da prassi consolidata anche in America Latina, pensano di trasferirlo lontano dal luogo in cui ha
commesso i fatti per i quali  stato condannato.
Lo spostano pi volte, senza apparenti e pubbliche motivazioni, nelle zone pi povere e remote
dellimmenso Brasile.
Lontano migliaia di chilometri da Agudos, don Tarcisio non abbandona le sue abitudini. Bella
presenza, prestigio, abito talare, si guadagna la fiducia dei parrocchiani.
E ricomincia. Le vittime hanno una et compresa tra i cinque e i tredici anni.
Arrivano le prime denunce anonime in commissariato.
La curia gli fa recapitare una lettera di trasferimento. Don Tarcisio cambia ben quattro
destinazioni, prima di approdare nella sperduta parrocchia di So Pedro Apstolo, diocesi di Anpolis,
nella regione del Gois che circonda la capitale Brasilia.
Quattro casupole in mezzo al nulla, abitate da miserabili alla continua ricerca di aiuto. Don
Tarcisio viene accolto con amore.
 il 2001. Passano pochi mesi, le violenze ricominciano.
Ecco il racconto fatto alla polizia da Elza, vicina di casa della parrocchia e nonna di un bambino
di cinque anni.
Lo avevamo mandato da lui a prendere lezioni di chitarra, perch credevamo fosse in buone
mani, nelle mani di una brava persona che diffonde la parola di Dio ogni giorno, in chiesa. Mi fidavo di
padre Tarcisio perch sono stata cattolica tutta la vita e non mi sarei mai aspettata che potesse accadere
una cosa del genere.
Poi una domenica mattina, allimprovviso, mio nipote mi sveglia e dice: nonna, ho imparato a
fare lamore.
Io gli chiedo cosa volesse dire: sei troppo piccolo, hai appena cinque anni, di che cosa stai
parlando?
E lui, tremando, risponde: se provo a parlarne con il pap o con la mamma mi picchieranno, ho
paura.
Lo rassicuro, gli dico che nessuno lavrebbe picchiato. Lo convinco a raccontarmi tutto.
La spiegazione della donna  che vive in una accozzaglia di cemento e cartoni che in Italia
chiameremmo baracca ma che lIbge, listituto di statistica brasiliano, cataloga come casa  fa ribollire
il sangue nelle vene dei poliziotti.
Oggi il bambino ha quattordici anni, si trascina senza gioia di vivere, ripete spesso che vuole
solo morire, gli amici lo chiamano la mogliettina del prete.
Lucas  unaltra vittima.
Ha tredici anni. Fa il chierichetto. Don Tarcisio alla fine di una messa domenicale chiede alla
famiglia il permesso di ospitarlo nella casa parrocchiale. Dice che si sente solo e che il ragazzo potr
fargli compagnia. In cambio, lui potr aiutarlo con i compiti scolastici.
Alla madre povera non pare vero di ritrovarsi una bocca in meno da sfamare.
Passa un mese. Lucas diventa aggressivo, comincia a bere. Nonostante le lezioni private del
sacerdote, il suo rendimento scolastico precipita. Finch un bel giorno, ubriaco, racconta tutto alla
madre, che corre dalla polizia.
Nonostante le denunce, la giustizia brasiliana si muove come un pachiderma. Ha bisogno di una
pistola fumante. Questo anche perch, nel Brasile federale, gli archivi della polizia non possiedono un
database nazionale dei criminali, motivo per cui le condanne in uno stato sono spesso sconosciute in un
altro.
Ovvio che, in un contesto simile, trasferire un sacerdote pedofilo da uno stato allaltro equivale
a garantirgli una sorta di immunit.
Don Tarcisio per inciampa. Per puro errore trasmette il suo diario personale a una suora, che
dopo aver letto le prime pagine corre subito a consegnarlo alla polizia.
Don Tarcisio viene arrestato.
I magistrati leggono e rileggono il suo vademecum, le sue regole auree sottolineate con un
pennarello rosso. Tra le sue annotazioni: Mai avere una relazione con bambini ricchi. Piovono
ragazzini sicuri, affidabili, che sono sensuali e che custodiscono totale segreto, che sentono la
mancanza del padre e vivono solo con la mamma. Sono dappertutto, basta solo uno sguardo clinico,
agire con regole sicure.
Gli investigatori provano a capire se siano solo annotazioni private o se rappresentino una
specie di insegnamento da trasmettere ad altri.
Sono sicuro e ho la calma, non mi agito. Io sono un seduttore e, dopo aver applicato le regole,
il ragazzino cadr dritto nella mia... E saremo felici per sempre.
Ancora: Dopo le sconfitte in campo sessuale ho imparato la lezione. E questa  la mia pi
solenne scoperta: Dio perdona sempre, ma la societ mai.
Infine: Mi preparo per la caccia, mi guardo intorno con tranquillit perch ho i ragazzini che
voglio senza problemi di carenze, perch sono il giovane pi sicuro al mondo.
A questo punto ci sono le denunce e c anche la prova.
Il 18 novembre 2005 padre Tarcisio viene fermato, nonostante la difesa tenti di invocare
lincapacit di intendere e di volere.
Il giudice Ana Maria Rosa Santana respinge il tentativo e descrive padre Tarcisio come lucido,
freddo e consapevole del crimine che si apprestava a commettere, al punto da spingere i minori a
giurare, di fronte allimmagine di Ges Cristo, di non parlare con nessuno e mantenere il segreto.
Don Tarcisio viene condannato a quindici anni di carcere.
Ventitr
Arapiraca, citt di duecentomila abitanti nello stato di Alagoas, nordest del Brasile,  conosciuta
in tutto il mondo come la capitale del fumo.
Ma nel marzo del 2010 finisce in televisione per motivi che nulla hanno a che vedere con la
produzione di tabacco.
Un reportage girato per Connessione Reporter, programma di punta del canale televisivo SBT,
da uno dei pi bravi giornalisti investigativi brasiliani, Roberto Cabrini, attira milioni di brasiliani
davanti ai teleschermi.
Nellocchio del ciclone c monsignor Luiz Marques Barbosa, ottantatr anni, quasi sessanta di
sacerdozio, religioso tra i pi conosciuti e rispettati della citt.
Le vittime sono ragazzini poveri.
Arapiraca  una cittadina piena di chiese. La cattedrale  il regno di monsignor Luiz Marques
Barbosa. Dentro quelle mura ha trascorso ventanni, fino quando si  ritirato. Ma a quel punto i
parrocchiani gli hanno costruito e messo a disposizione una confortevole canonica annessa alla chiesa.
E monsignor Barbosa ha continuato a celebrare matrimoni e funerali, a dire messa e a organizzare
preghiere quotidiane.
Rispettato da tutta la comunit, monsignor Barbosa  famoso non solo per le foto che lo
ritraggono insieme a papa Giovanni Paolo II in visita in Brasile, ma anche per il suo moralismo rigido e
per il divieto alle donne di entrare scollacciate in chiesa. In minigonna neanche a parlarne.
Ma un bel giorno un suo chierichetto lo filma di nascosto mentre fa sesso con un altro ragazzo.
Lautore del video dice di averlo fatto perch  stremato e vuole mettere la parola fine a questa
vergogna. Perch spera che possa servire a evitare che altri ragazzi vivano linferno in cui  piombato
lui da anni. Si dice provato da una serie infinita di violenze fisiche e psicologiche, che lo hanno spinto
sullorlo del suicidio.
Il video arriva nelle mani del reporter Roberto Cabrini, che lo manda in onda.
Le vittime sono tre giovani adolescenti, sotto i tredici anni, chierichetti. Sognavano il
sacerdozio, non solo come appagamento dellanima, ma anche come fuga efficace dalla miseria
dilagante. Farsi prete significa mangiare e dormire sotto un tetto.
Il video  scioccante.
Le parti intime del prete sono oscurate, cos come quelle della giovane vittima, che fugge a tutta
velocit fuori dal letto quando si accorge che qualcuno dalla finestra sta filmando la scena.
Lo squallore  totale.
A partire dal volto del monsignore, adagiato nudo sul letto mentre sullo sfondo si vedono
crocifissi, immagini di madonne e libri sacri. Una nudit sguaiata, un viso che in pochi secondi passa
da unespressione di perverso soddisfacimento a una smorfia di terrore.
Il filmato inchioda a una verit tremenda il monsignore e la comunit intera di Arapiraca. In
molti sapevano, eppure nessuno aveva mai mosso un dito.
Le vittime parlano davanti alla telecamera, a volto coperto.
Mi ripeteva in continuazione: ti amo, sino alla nausea. Mi diceva: mi piaci molto, sei una delle
mie ragioni di vita. Perfino durante la messa senza farsi vedere dai fedeli metteva la mano sui nostri
genitali e ci sussurrava allorecchio che ci voleva prendere per sempre. Per lui non cera nessuna
separazione tra la chiesa, la casa e il letto.
Altro ragazzo: Appena ho intuito cosa stava succedendo ho avuto voglia di vomitare. Prima ha
cominciato a toccarmi, poi a strapparmi i vestiti. Sembrava un pazzo, un invasato. In un certo senso
comprava me e gli altri. Ci minacciava. Non dovevamo parlare con nessuno.
Il documentario  stato mandato in onda da SBT allora di cena di una sera di marzo. Ma gi da
alcune settimane i venditori abusivi di DVD pirata smerciavano per le strade il video integrale, senza
censure, al prezzo di cinque reais, poco pi di due euro.
Lautore del documentario, Roberto Cabrini, dopo aver sentito le vittime ha provato a
intervistare lui, il monsignore. Barbosa era ignaro del fatto che il reporter fosse a conoscenza del
filmato.
Domanda: quale  stata nei suoi anni di sacerdozio la parola pi importante per lei?
Sincerit e carit. Chi dice che  senza peccato per... Un sacerdote non pu dimenticare di
essere uomo.
Domanda: lei ha mai commesso abusi sessuali su minori?
Monsignor Barbosa si altera e chiude la conversazione in modo brusco: Non posso rispondere,
lei sta violando la mia privacy, posso parlare solo al mio confessore.
Poche settimane dopo, Barbosa viene arrestato.
Ventiquattro
Vai su Google, digiti il nome di Arapiraca e ti vengono fuori centoventimila link a pagine
internet che raccontano di pedofilia in chiesa.
Il problema in Brasile va oltre monsignor Barbosa e, come svelato da Cabrini nel suo
documentario, investe in maniera diretta altri due sacerdoti della citt: padre Raimundo Gomes, vicario
generale, e padre Edilson Duarte, responsabile della parrocchia di Nostra Signora del Buon Consiglio.
Padre Raimundo Gomes, cinquantadue anni allepoca dei fatti,  stato denunciato da due ex
chierichetti.
Il primo ha subito violenze da quando aveva quattordici anni.
 cominciato tutto dopo una cena. Padre Gomes disse ai miei genitori che aveva paura a
restare solo e i miei hanno acconsentito a lasciarmi dormire in canonica, senza immaginare quello che
sarebbe accaduto.
Cos si  ritrovato dentro un tunnel.
Mi regalava scarpe, vestiti, pagava perfino la scuola. I miei, che non sapevano nulla, erano
felici per me. Ma io non volevo. E lui mi chiedeva perch. Per lui non era una cosa sbagliata. Non c
niente di sbagliato, mi ripeteva.  un atto naturale dellessere umano.
Avevo solo quattordici anni, mi offriva in continuazione regali perch io andassi con lui,
ovunque, nella casa parrocchiale, nellufficio, in camera sua, in chiesa. Voleva essere il mio fidanzato,
era geloso di me.
A sorpresa, padre Gomes si lascia intervistare.
Tutti mi conoscono e rispettano il mio lavoro a favore della comunit.
Domanda: lei ha mai commesso abusi sessuali sui chierichetti?
Assolutamente no, assolutamente no. Sono calunnie per deturpare limmagine di noi sacerdoti.
Pu chiedere ai miei chierichetti.
Laltro sacerdote coinvolto, padre Edilson Duarte, quarantatr anni,  aggressivo, ha paura di
essere filmato e strappa il microfono al producer.
Una delle vittime racconta: Mi ha agganciato con una scusa, mi ha chiesto di raggiungerlo in
canonica e l mi  saltato addosso. Poi mi ha pagato, mi ha detto che era un regalo. E cos anche le volte
successive.
I tre sacerdoti avevano tentato di stringere un accordo con gli ex chierichetti, offrendosi di
pagare trentaduemila reais, circa sedicimila euro, ma le famiglie dei ragazzi hanno denunciato quello
che hanno chiamato tentativo di corruzione e nessuno ha pi potuto evitare il processo.
Processo che  in corso al momento della chiusura di questo libro.
Il problema clero e pedofilia in Brasile  grave tanto quanto quello emerso in altri paesi, come
gli Stati Uniti, lIrlanda e la Germania. La differenza sta nella mole inferiore di processi e rimborsi
milionari in favore delle vittime. Qui la Chiesa  riuscita a realizzare con pi facilit la strategia del
silenzio e dellomert. La ragione principale  dovuta al sistema giudiziario, che si muove alla velocit
di un bradipo e quasi mai risulta conclusivo, a differenza di quello anglosassone.
Prima di entrare nel merito di alcuni casi specifici, voglio riportare lunico tentativo di
inquadrare il fenomeno da un punto di vista statistico in quello che, grazie ai suoi 125 milioni di fedeli,
viene considerato il paese pi cattolico al mondo.
Qualche anno fa, il settimanale Isto pubblica uninchiesta molto interessante, che
rappresenta una sorta di spartiacque: prima di allora, il tema Chiesa e pedofilia non era mai stato
affrontato in modo cos organico e anche la stampa si limitava a pubblicare qualche trafiletto
seminascosto nelle pagine di cronaca nera.
Sotto il titolo Confessioni oscene, il settimanale rivela che la Santa Sede ha inviato in Brasile
nel 2005 una commissione apposita per investigare il problema dei problemi, ossia la pedofilia di molti
sacerdoti.
La commissione ha lavorato e prodotto un documento che  stato tenuto segreto come una
rivelazione fatta in confessionale.
Isto riesce a svelare i dati del rapporto. I preti coinvolti in casi di cattiva condotta sessuale
ammontano a 1.700, il 10 per cento del corpo ecclesiastico.
La cattiva condotta sessuale non include i casi dei sacerdoti che hanno una donna nascosta,
dei figli, o hanno fatto sesso almeno una volta con adulti di sesso femminile o maschile. In Brasile, i
preti che non si attengono alla regola del celibato sono infatti circa il 50 per cento del totale.
Tra il 2003 e il 2005, oltre duecento preti pedofili sono stati inviati dai loro superiori in cliniche
gestite in Brasile direttamente dalla Chiesa di Roma per non meglio specificate cure psicologiche. E
che la situazione nel paese del samba sia davvero grave e radicata lo dimostra anche il fatto che a
Barretos, un piccolo centro non lontano dalla megalopoli di San Paolo,  stato creato in gran segreto dai
Padri Venturini un centro di cura per preti pedofili dove, secondo i familiari delle vittime, hanno
trovato rifugio i responsabili degli abusi.
Ma la clinica  uneccezione. La maggior parte dei preti viene semplicemente trasferita in altre
parrocchie distanti migliaia di chilometri. Di certo la chiesa non ha mai denunciato di sua spontanea
volont i colpevoli alla giustizia.
La sociologa Regina Soares Jurkewicz ha scritto un libro dal titolo Desvelando a poltica do
silncio: abuso sexual de mulheres por padres no Brasil, "Svelando la politica del silenzio: labuso
sessuale dei preti sulle donne in Brasile", centoventiquattro pagine fitte di violenze ai danni di
ventiquattro donne, diciassette delle quali bambine di et compresa tra nove e sedici anni.
Risultato: dopo otto anni di insegnamento allistituto di teologia della diocesi di Santo Andr,
nello stato di San Paolo, Regina Soares  stata licenziata.
Nel contesto appena descritto, alla luce anche della reticenza a fornire dati da parte della
Conferenza Episcopale Brasiliana, lunico modo di entrare nel vivo del fenomeno  raccontare alcuni
casi recenti che hanno suscitato clamore.
Analizzando gli archivi degli ultimi dieci anni dei principali giornali brasiliani (Globo,
Estado, Folha de S. Paulo), colpisce la mancanza assoluta di inchieste sullargomento, per cui, una
volta data la notizia, non si segue mai il suo epilogo.
Impressiona il silenzio della Chiesa, pi impegnata a nascondere i responsabili che a
condannare le loro azioni.
Dagli inizi degli anni Duemila, sono solo una ventina i preti pedofili finiti nei fatti di cronaca.
Tra questi, un sacerdote di Mariana, una bellissima citt coloniale dello stato di Minas Gerais. Luomo
viene denunciato e arrestato dopo un pomeriggio passato con un bambino di undici anni sulla riva di un
fiume a pescare, secondo la sua versione dei fatti.
A suo carico c gi una denuncia che risale agli anni Novanta, quando, allet di ventotto anni,
era stato accusato di molestie sessuali nei confronti di un bambino di cinque e di un altro di undici.
Condannato a tredici anni di prigione, da scontare agli arresti domiciliari, non era mai stato cacciato
dalla Chiesa.
Nel gennaio 2004, il sacerdote fugge. Viene rintracciato dallintelligence della polizia militare
brasiliana solo tre anni dopo, in un pensionato per anziani di Barbacena, unaltra citt nella regione del
Minas Gerais, dove si nascondeva protetto dalla curia locale. Viene arrestato dopo che ha finito di
celebrare messa.
Grazie alle riduzioni di pena, allinizio del 2010 ha ottenuto la libert vigilata.
Anche il sud del Brasile non  immune. A So Joo do Triunfo, nello stato del Paran, un prete
trentacinquenne viene arrestato in flagranza mentre molesta un ragazzo di quattordici anni. Durante il
processo, il minore dice di essere stato abbordato con unofferta di dieci reais per tagliare lerba della
casa parrocchiale. Due anni prima, il sacerdote era stato allontanato con la stessa accusa da una
caserma dellesercito, dove faceva il cappellano militare.
Stessa musica per un prete che nel 2002, allet di cinquantasette anni, viene arrestato per
molestie ai danni di bambini allinterno di una casa di accoglienza di cui  il direttore. Rilasciato perch
dopo trentanni di stimato sacerdozio erano necessarie ulteriori verifiche, viene di nuovo fermato
poco tempo dopo, processato per direttissima e condannato a novantatr anni di carcere per aver
stuprato almeno tredici bambini e bambine. Tra le sue vittime, alcune hanno cinque o sei anni, nessuno
supera i dieci.
Il sacerdote registrava in video le violenze. Al momento dellarresto la polizia trova degli
appunti per racconti erotici sulle sue esperienze personali. E un diario in cui si possono leggere frasi
come questa: Da due giorni non mi faccio nessuno, ieri mi sono masturbato due volte, una di queste
con....
Dal 2004 il prete  stato incarcerato, ma  tornato in libert nel 2015, al compimento dei
settantanni, et oltre la quale nessuno in Brasile pu restare in prigione.
Tra i casi pi scioccanti, infine, quello di un sacerdote di So Lus nel Maranho, uno degli stati
pi poveri, nel nord-est del Brasile.
Luomo viene beccato nella stanza di un motel con quattro ragazzini adescati su internet. Ai
poliziotti che lo arrestano dice di conoscere almeno una dozzina di colleghi che si comportano allo
stesso modo.
Condannato in primo grado a ventiquattro anni di carcere,  stato assolto nei successivi gradi di
giudizio. Alla fine del 2010, una commissione dinchiesta parlamentare del Maranho si  rivolta alla
Conferenza Episcopale Brasiliana per chiedere provvedimenti contro il prete in questione.
Non si conosce la risposta. Si sa soltanto che il sacerdote non risulta sospeso.
 svanito nel nulla.
Venticinque
David Clohessy  il direttore di SNAP, Survivors Network of those Abused by Priests,
unorganizzazione di sostegno alle vittime di abuso da parte di uomini della Chiesa fondata nel 1989.
Con oltre diecimila iscritti, SNAP  il gruppo pi antico e importante degli Stati Uniti.  anche
il pi diffuso al mondo: ha sedi in Olanda, Germania, Inghilterra, Italia, Francia, Belgio e Australia.
David fa parte di SNAP dallinizio, prima come volontario, poi a tempo pieno.
Lo contatto via mail, il suo indirizzo di posta elettronica  in bella vista sul sito internet
dellassociazione. La sua risposta mi arriva nel giro di poche ore. Scrive che  molto occupato e mi
invita a chiamarlo un paio di giorni dopo sul suo telefono cellulare.
Nel frattempo cerco un po di notizie su di lui, guardo i suoi discorsi su YouTube e trovo un
vecchio articolo del New York Times che parla della sua vita.
Snapnetwork.org  una miniera di informazioni sugli abusi; ha una sezione di supporto per le
vittime, con lindicazione dei gruppi di aiuto, libri da leggere, suggerimenti anche di tipo legale. Tra i
link che rimandano ad altri siti, ecco bishop-accountability.org, dove c un vero e proprio database dei
colpevoli, con tanto di fotografia.
Finalmente lo chiamo. David risponde con tono gioviale, si scusa per la confusione in
sottofondo.  nel bel mezzo di una partita a tennis del figlio.
Gli domando se non preferisca rimandare. Lui insiste. La sua vita  piena di impegni, ma ci
tiene a parlare.
Vado dritto al punto. Voglio sapere la sua storia di ragazzo abusato da un sacerdote.
David risponde senza difficolt o imbarazzo. Il tono di voce  forte, vuole arrivare dritto al
cuore del suo interlocutore.
Il sacerdote lo ha molestato pi volte durante le gite o i fine settimana organizzati, quando
potevano rimanere soli senza destare sospetti.
Con lui, David ha visto per la prima volta il mare e ha imparato a sciare. Ogni volta che tornava
a casa era sprizzante di felicit e raccontava con entusiasmo ai suoi genitori quanto si fosse divertito.
Loro non potevano sospettare che durante le notti fuori casa il figlio si svegliava con il prete dentro il
letto.
Lo stesso David al mattino non ricordava pi nulla. Nonostante le molestie fossero durate quasi
cinque anni, dagli undici ai sedici, nella sua mente di bambino e adolescente non ne rimaneva traccia.
David ha vissuto gli anni della giovinezza come tutti i ragazzi della sua et. E quando
incontrava il sacerdote per strada o alle riunioni in parrocchia lo salutava con affetto e amicizia.
Poi allimprovviso, molto tempo dopo, accade limpensabile. David ha trentuno anni.  al
cinema con Laura, la fidanzata poi diventata sua moglie. Sono andati a vedere Pazza (Nuts), con Barbra
Streisand nei panni di una prostituta dalto bordo che, spinta dai ricordi di un abuso infantile, uccide un
cliente. Mentre i genitori benestanti della donna ingaggiano un famoso e costoso legale per farla
dichiarare instabile di mente, lei si ribella e si affida a un altro avvocato, interpretato da Richard
Dreyfuss, perch, dice non voglio essere unimmagine nella vostra mente, la pazza, solo per rendere a
tutti voi la vita pi facile. Le scene pi intense sono quelle del processo, quando viene svelato come
labuso da parte di una persona di fiducia, che pu anche essere un padre o un patrigno, possa portare
una giovane che sembra avere tutto a ribellarsi a una famiglia in apparenza normale per scegliere una
vita diversa e difficile.
Nel bel mezzo del film, senza capire il perch, David si sente sopraffare da una serie di
emozioni incontrollabili. Subito dopo, a cena, non riesce a concentrarsi, ha difficolt a mantenere la
conversazione. A letto non chiude occhio. Intorno alle tre di notte, le immagini prendono a scorrere
sempre pi nitide nella sua mente: gli abusi, le molestie, i momenti di intimit rubati.
David ripensa a tutte le volte che, nel corso degli anni, ha incontrato il prete per strada e gli ha
stretto la mano o lo ha abbracciato con affetto. Sente una grande rabbia. Non ha il coraggio di parlargli
di persona, ma gli scrive un biglietto: Ora ricordo quello che mi hai fatto quando ero bambino, non
voglio mai pi rivederti.
Passano pochi giorni. Il sacerdote lo chiama a casa, chiede un incontro, lo implora. David
rifiuta, non sente questa necessit, pensa di non avere nulla da dirgli e che la vista delluomo che ha
approfittato della sua innocenza potrebbe solo dargli ulteriore dolore. Il sacerdote non molla, 
insistente. Alla fine David cede.
Luomo gli si getta subito ai piedi e chiede perdono. Confessa di avere fatto anni di terapia e di
avere un problema.
 come una lampadina che si accende. David pensa che non pu essere stato il solo a subire le
violenze di un uomo malato. La sua mente va subito ai fratelli. Chiede al sacerdote se ha molestato
anche loro. Lui non nega, dice solo che non  giusto parlare della vita privata di altre persone,  una
questione di privacy.
Ma le sorprese non sono finite. David si reca dalla polizia, gli agenti dicono di non poter fare
niente per lui. Va dal vescovo, chiede aiuto, trova freddezza e un certo fastidio.
Scoraggiato, ma anche pieno di rabbia, decide di rendere pubblica la sua storia e di rivolgersi al
tribunale attraverso una denuncia di abuso.
Risultato, si ritrova contro non solo la Chiesa, ma anche la sua stessa famiglia. I genitori,
cattolicissimi e convinti che i panni sporchi si lavano in casa, cercano di dissuaderlo dai suoi turpi
propositi e minacciano di non parlargli mai pi.
Come se non bastasse, mentre lavora come un investigatore per scoprire sempre pi dettagli
sulle relazioni improprie del prete, David viene avvicinato da una ex impiegata della parrocchia. La
donna dice di conoscere tutta la verit gi da molti anni e di avere ascoltato fin troppe storie di bambini
molestati durante i weekend di vacanza nel campeggio dove lei lavorava. Dice di essere stata licenziata
per aver parlato con i suoi superiori proprio di questi avvenimenti, e di avere una lista di preti
colpevoli. Come nella trama di un thriller, David viene a sapere che tra questi non c solo il suo
aguzzino, ma anche suo fratello, padre Kevin Clohessy, che ha preso i voti qualche anno prima.
Il tono della voce di David  sempre deciso, frutto di anni passati in terapia che lo hanno aiutato
ad acquisire sicurezza e controllo delle emozioni.
Oggi vive una vita serena,  sposato, ha due figli maschi.
Il sacerdote che lo ha violentato  stato rimosso dalla parrocchia. Il fratello  stato prima
trasferito, poi ha lasciato la Chiesa per lavorare alla Croce Rossa ed  andato a vivere con il suo
fidanzato. Dopo anni di silenzio, la sua famiglia  tornata a rivolgergli la parola. Ma con il fratello la
relazione non si  mai ristabilita. In realt non sono mai riusciti a parlarsi, non si sono mai chiariti.
David  convinto che Kevin sappia quello che lui sente, dice di avere rimarginato le cicatrici ma
di convivere ogni giorno con il senso di colpa per non avere denunciato il fratello prima che il suo
nome venisse fuori in una serie di indagini di abuso.
Quando parla della sua famiglia il tono di voce  meno deciso. Si avverte la sofferenza.
Suo padre e sua madre non sono soltanto i genitori di un bambino che ha subito violenza per
mano di una persona a cui loro stessi lo avevano affidato, ma anche quelli di un giovane che ha causato
lo stesso dolore a unaltra famiglia. Non deve essere facile.
Ora che  padre, David capisce quanto le emozioni dei genitori di un bambino soggetto ad
abuso siano complesse e colme di senso di colpa. Anche perch il colpevole spesso ha mangiato alla
tua tavola e tu gli hai stretto la mano con fiducia.
David sottolinea ancora il valore della terapia: senza aiuto non avrebbe mai potuto
metabolizzare la marea di emozioni che ha provato.
Ora capisce anche come le azioni di suo fratello, pur non avendo mai parlato di questo con lui,
potrebbero essere state in parte una reazione alla violenza subita per mano del suo stesso carnefice. Ma,
se anche cos fosse, Kevin non ha scuse.
David ha le idee chiare: un uomo di chiesa che intraprende una relazione sessuale con un fedele
commette sempre e comunque un abuso, anche quando si parla di due adulti consenzienti. Uno dei due
si trova in una posizione di potere, laltro o laltra di completa fiducia.
Dopo un momento di pausa, riprende a parlare con intensit. Dice che le cose non sono
cambiate e non cambieranno per iniziativa della Chiesa. Come tutti quelli che operano a contatto con
quellambiente, David  convinto che il vero scandalo non stia nel fatto che queste cose succedono, ma
nel continuo e imperterrito lavoro di copertura da parte della Chiesa. Pochi finiscono in carcere, pochi
vengono puniti: questi predatori vengono protetti da sempre, che si tratti di cardinali o di semplici
sacerdoti.
Secondo la sua esperienza, solo il 10 per cento dei casi emerge, la maggior parte dei quali nel
mondo anglosassone, dove  meno forte la cultura di sottomissione.
In Italia la Chiesa perde terreno, il suo potere diminuisce, ma ci vorr ancora molto tempo
prima che le vittime possano sentirsi libere di denunciare i loro persecutori.
A questo punto gli chiedo dei centri di riabilitazione.
David si mette a ridere. Se la loro funzione consistesse davvero nellaiutare e curare persone
con questo tipo di patologie, i centri non sarebbero riservati esclusivamente ai religiosi e soprattutto
non verrebbero sovvenzionati con il denaro della Chiesa.
Negli Stati Uniti se ne contano pi di una decina. Sono in parte uno strumento di pubbliche
relazioni: fai finta di trattare il problema dal punto di vista medico e te ne lavi le mani.
La vicenda personale di David Clohessy non  mai entrata nellaula di un tribunale per via della
prescrizione. David oggi lotta perch questo non succeda ad altri. Bisogna convincere le vittime a farsi
sentire, a denunciare i fatti, a cercare sostegno, a rendere pubbliche le loro esperienze senza vergogna, a
costringere la polizia a fare il suo lavoro, anche se lesperienza insegna che le forze dellordine
preferiscono spendere tempo e denaro in altri casi piuttosto che avere a che fare con la forza della
Chiesa e dei suoi sostenitori.
Non tutte le vittime rimuovono ogni traccia dellabuso dalla loro memoria come ha fatto lui, ma
la maggior parte cerca di non pensarci e si convince che il dolore sparir. Poi, con il passare degli anni,
diventano violente, alcolizzate, drogate, incapaci di mantenere una relazione duratura, un lavoro
stabile. Sono soggette a incubi continui e insonnia cronica. I casi peggiori sono quelli che portano al
suicidio. E ce ne sono.
Allinizio, David pensava che il sacerdote con cui aveva avuto a che fare fosse solo una mela
marcia, ma dopo anni di lavoro con SNAP ha cambiato idea: il problema  radicato in profondit nella
Chiesa cattolica, e chi detiene il potere non ha alcuna intenzione di cambiare le cose.
David ne ha sentite di cotte e di crude. Ha sentito storie di preti che chiedevano favori sessuali
ai figli o alle figlie di moribondi in cambio della loro benedizione sul letto di morte. Sa persino di un
sacerdote che provocava di persona laborto delle giovani vittime che aveva messo incinte.
Poi alza il tono della voce per dirmi che bisogna fermare queste persone prima che riescano ad
arrivare alla seconda vittima.
Gli chiedo quali storie lo abbiano turbato di pi.
Quelle che sono finite in modo irrimediabile. I suicidi sono parecchi, purtroppo.  importante
che le vittime sappiano di poter essere ascoltate e credute, devono avere speranza nel futuro.
Mi ricorda il caso del reverendo Robert Larson, della diocesi di Wichita, nel Kansas, che  stato
accusato di molestie su tredici minori, cinque dei quali si sono suicidati. David ne scandisce i nomi a
memoria: Daniel Romey, Bobby Thompson, Gilbert Rodriguez, Eric Patterson e Paul Tafolla. Loro si
sono tolti la vita, loro non ci sono pi. Larson ha fatto solo qualche anno di carcere.
Questo perch ogni vescovo  il re del suo regno, crede di avere una corona e di dover
rispondere solo a Dio.
Parola di David Clohessy.
Ventisei
Nel settembre del 2011, David Clohessy  a New York per un avvenimento senza precedenti.
SNAP ha presentato alla Corte penale internazionale dellAia un documento di ottanta pagine
con cui denuncia per crimini contro lumanit papa Benedetto XVI e i vertici della curia romana: il
Segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, il suo predecessore Angelo Sodano, e lattuale
prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, cardinale William Levada.
SNAP chiede che la Corte si dichiari competente contro il potente stato della Citt del Vaticano
e il suo sommo pontefice, indicato come colpevole della copertura sistematica di stupri e crimini
sessuali contro i bambini in tutto il mondo.
A firmare la denuncia, oltre a SNAP e alla ONG statunitense Center for Constitutional Rights,
anche cinque vittime che sono state abusate da preti in India, nel Congo e negli Stati Uniti. Le loro
storie servono non soltanto a rafforzare il messaggio di denuncia rendendolo pi personale, ma anche a
dimostrare linternazionalit del problema e la necessit di una soluzione globale.
Il documento parla di atti di violenza sessuale contro bambini e di sistematicit del problema, di
azioni di copertura e di pratiche che hanno permesso che le violenze continuassero. Sottolinea anche
come la terminologia usata dalla Chiesa (abusi, molestie, attenzioni inappropriate) finisca per sminuire
una realt fatta di stupri, violenze e traumi che non possono essere ignorati.
Si citano le violenze in Australia, Austria, Belgio, Canada, Germania, Irlanda, Italia e America,
stimate in circa centomila casi, e si sottolinea come le recenti rivelazioni riguardanti episodi avvenuti in
Sud America e Africa porteranno questo numero alle stelle.
La denuncia presenta documentazioni di prova delle violenze che risalgono a un periodo di
ventiquattro anni, dal 1981 al 2005, arco di tempo in cui Joseph Ratzinger  stato a capo della
Congregazione per la dottrina della fede. In quanto responsabile della gestione dei sacerdoti accusati di
abusi sessuali, il pontefice viene accusato di negligenza, insabbiamento e mancanza di attenzione per le
vittime.
Il 13 settembre 2011, giorno dellannuncio alla stampa di tutto il mondo, alluna in punto,
David  in piedi davanti alla cattedrale di Saint Patrick, a New York, di fronte a telecamere e curiosi di
tutte la nazionalit.
 arrivato dal Missouri quella stessa mattina, e ha in programma un incontro dietro laltro. Alla
fine della conferenza stampa gli mando una mail: chiedo se riesce a ritagliarsi qualche minuto per me,
magari anche il giorno successivo.
Aspetto una risposta per tutto il pomeriggio, senza successo. Non so se continuare ad aspettare
o chiamarlo. Non voglio risultare opprimente.
A mezzanotte, quando sto per andare a dormire, mi arriva inaspettata la sua risposta: accetta di
incontrarmi il giorno dopo, prima di ripartire nel pomeriggio. Scrive di chiamarlo al mattino per
decidere il posto e lora.
Lo chiamo alle nove, non risponde. Lascio un messaggio in segreteria, aspetto. Alle dieci e
trenta mi scrive una mail: ci possiamo vedere nel primo pomeriggio negli uffici del Center for
Constitutional Rights. a Soho.
Arrivo al 666 di Broadway con dieci minuti di ritardo. Ne passo altri cinque ad aspettare
lascensore insieme a una miriade di persone di ritorno al lavoro dopo la pausa pranzo.
Al settimo piano la reception  piena di poster e volantini su varie azioni per i diritti civili in
atto in vari paesi del mondo. Mi metto a leggerli uno dopo laltro, poi sento il rumore della porta alle
mie spalle che si apre.
C un uomo con una valigia nera e un borsone dello stesso colore sulla spalla destra.  David
Clohessy. Lo riconosco subito dalle foto che ho visto.  abbastanza alto, di corporatura media, con i
capelli biondi e gli occhiali. Somiglia allattore Richard Earl Thomas, che interpretava John Boy nella
serie televisiva degli anni Ottanta Una famiglia americana, quella che finiva sempre con tutti i membri
della numerosa famiglia Walton che si davano la buonanotte. Ha un aspetto rassicurante e un modo di
fare molto rispettoso e gentile.
Scendiamo a prendere un caff da Starbucks. dallaltra parte della strada. In realt finiamo per
ordinare un t, freddo il suo e caldo il mio. Paga lui, mentre io tengo docchio il bagaglio allentrata del
locale. Quindi, muniti di bibite, borse e valige, ci sediamo a un tavolo che un signore gentile lascia
libero per noi.
David si scusa per eventuali interruzioni alla nostra conversazione. In realt, poi ricever
diverse telefonate ma lascer squillare il telefono a vuoto.
Si direbbe una persona piena di premure. Dopo un po si scusa di nuovo perch parla troppo e
mi avvisa che ha la tendenza a piangere quando tocca questi argomenti. Infatti si toglie gli occhiali e li
asciuga con un fazzoletto che tiene in tasca, senza farmi sentire in imbarazzo.
Gli chiedo subito delliniziativa contro il Vaticano.
Sorride. Si dice molto soddisfatto e fiducioso. Il ricorso presentato allAia verr esaminato dal
procuratore generale della Corte, Luis Moreno-Ocampo. David si aspetta quanto meno unindagine
preliminare per verificare se il caso ricada sotto la sua giurisdizione. Poi dice che Moreno-Ocampo  in
procinto di lasciare la Corte, quindi potrebbe soltanto passare la palla al suo successore.
David in ogni caso  ottimista. I tempi sono cambiati, negli ultimi anni sono successe tante cose
che lasciano ben sperare. Mi ricorda come, nel mezzo del grosso scandalo del 2002, SNAP chiese ai
vescovi americani di pubblicare sui loro siti web i nomi dei preti colpevoli di violenze su minori. In
pochi pensavano potesse accadere, eppure ben ventisei vescovi lo hanno fatto.
In base al trattato istitutivo, la Corte penale internazionale  chiamata a giudicare i responsabili
di crimini contro lumanit e i genocidi. Le storie di abuso da parte dei rappresentanti della Chiesa, in
termini di "quantit" del crimine, secondo David si possono paragonare ai genocidi. Mettendo insieme
una dopo laltra le vittime si raggiunge un numero paragonabile a quello di un massacro.
Dopo tanti anni di esperienza, David ha capito che per un abusato la cosa pi importante 
quella di non rivolgersi alla Chiesa stessa, perch a quel punto scattano le contromisure, che non sono
dirette a tutelare la vittima. Prima di tutto viene chiamato un avvocato, mentre il colpevole o presunto
tale viene fatto sparire. Alcuni anni fa i colpevoli venivano soltanto trasferiti in altre diocesi, ora in
paesi lontani. La sostanza non cambia: continuano a fare quello che vogliono.
Come nei casi delle persone che appaiono nel documento presentato allAia.
Benjamin  un ragazzo di tredici anni del Congo che fugge dalle violenze del suo paese e trova
rifugio in un seminario americano. Qui incontra un prete belga che lo violenta per quattro anni.
Finalmente il ragazzo si ribella e denuncia il sacerdote ai suoi superiori, che non reagiscono. Benjamin
scopre che il prete era gi stato accusato di violenza, motivo per cui era stato trasferito dal Belgio negli
USA. Come se non bastasse, la storia si ripete, perch oggi il sacerdote  a capo di un orfanotrofio in
Ruanda.
Poi c la storia di Rita. Rita ha sedici anni quando decide di diventare suora. Frequenta la
Chiesa, vive a stretto contatto con padre Tamayo, che laccompagna nel suo percorso di spiritualit e
approfitta della sua ingenuit. Dopo un anno di rapporti completi, quando lei  del tutto sottomessa, lui
la presenta ad altri colleghi, sei sacerdoti, e la esorta a fare lo stesso con loro. Rita rimane incinta.
Tamayo, dopo avere tentato invano di farla abortire, la manda nelle Filippine e ai genitori della ragazza
dice che ci va per studiare medicina.  il prete di famiglia, loro si fidano. Rita rischia di morire durante
il parto. Sua madre la sente raramente e comincia a preoccuparsi, capisce che c qualcosa che non va,
prende un aereo e la ritrova malnutrita con una bambina in braccio.
Una volta negli Stati Uniti, Rita trova la forza di ribellarsi e denuncia Tamayo. Vince la causa e
ottiene cinquecentomila dollari. Tamayo confessa i suoi misfatti e viene mandato a lavorare nelle
Filippine fino alla sua morte, nel 1999. Il sacerdote, di cui si  accertata la paternit della bambina di
Rita grazie a un esame del dna, non vuole saperne della figlia, che oggi ha ventinove anni e conosce
tutta la verit.
David si asciuga gli occhi.
Mi spiega perch la Chiesa non fa mai la cosa giusta. Come nel caso della povera Rita, spesso
un sacerdote problematico si trascina dietro altri problemi. Per esempio potrebbe essere a conoscenza
di violenze o frodi finanziarie che la Chiesa non vuole vengano a galla. Ecco perch listituzione
finisce per coprire il pedofilo e mantenere il silenzio. Per non scatenare una serie di scandali dagli
effetti potenziali peggiori. Quindi spedisce i colpevoli in centri di riabilitazione e fa di tutto perch i
loro segreti rimangano tali.
Ma questo non significa che le cose non possano cambiare. David  sempre pi fiducioso, i
grandi passi avanti compiuti negli ultimi anni gli hanno fatto credere che tutto sia possibile. Perfino che
la denuncia alla corte dellAia possa portare dei risultati e che la Chiesa possa essere costretta a
cambiare.
 arrivata lora di andare allaeroporto. David si scusa per lennesima volta, dice di essere
sempre a mia disposizione, mette il suo borsone pieno di fogli sulla spalla, impugna il manico della
valigia e fa un cenno al taxi. Ci salutiamo con una stretta di mano.
Lui continuer il lavoro in America, gli altri colleghi di SNAP faranno il giro delle maggiori
citt europee. Dopo Amsterdam, Bruxelles, Berlino, Parigi, Vienna, Londra, Dublino, Varsavia e
Madrid arriveranno a Roma carichi di denunce da presentare in Vaticano.
Cammino verso la metropolitana e ripenso alle sue parole quando gli ho chiesto cosa si aspetta
che possa succedere al papa.
Non importa quello che succede a Ratzinger. Non  al centro dei miei pensieri. Io penso
sempre alle vittime.a
a. N.d.R.: Va detto tuttavia che nel febbraio 2012 accuse nei confronti di papa Benedetto XVI e
dei cardinali Tarcisio Bertone, Angelo Sodano e William Levada verranno ritirate, provocando
limmediata archiviazione della causa da parte della Corte Penale Internazionale.
Ventisette
I casi riportati da SNAP e dal Center for Constitutional Rights puntano il dito in direzione
dellAfrica. E in effetti gli scandali sulla pedofilia e la Chiesa registrati in America e in Europa spesso
coinvolgono sacerdoti che vanno a lavare i panni sporchi nel continente nero.
La cosa sorprendente  che, se vai dritto alla fonte, cio in Africa, e provi a fare unindagine
con gli stessi strumenti che utilizzi in tutto il resto del mondo, cio articoli di stampa, documentari, libri
dinchiesta, indagini giudiziarie, denunce di associazioni di vittime, ebbene, ti viene fuori poco o nulla.
I giornali, per esempio, sono incisivi solo quando si tratta di sbattere in prima pagina le
scappatelle dei sacerdoti, oppure lomosessualit sotto la tonaca, o ancora luso del preservativo. Tutti
atti che scatenano la condanna sociale dellopinione pubblica e della classe politica. Ma quando la
discussione si sposta sulla pedofilia dentro la Chiesa, ecco che allora irrompe la discrezione e il
silenzio.
Le ragioni sono molteplici.
Le vittime sono spesso deboli, indifese, poco istruite. E la violenza sessuale  una macchia che
ti metti addosso e non togli pi. Sei stigmatizzato. Marchiato a vita.
Tu denunci che sei stato abusato da un prete, e la tua famiglia di colpo viene considerata non
abbastanza casta e pura per essere degna di far parte della comunit.
Discriminazione. Isolamento. Esclusione. La stessa sorte che tocca al malato di Aids o
allalbino.
Detto questo, in un continente che conta circa 116 milioni di cattolici vige un regime di rispetto
e di soggezione verso la figura del prete. Il quale gode, nella stragrande maggioranza dei casi, di una
totale immunit, se non impunit.
Ogni sua parola e ogni suo gesto vengono percepiti e vissuti come finalizzati al bene comune.
Soprattutto in quei villaggi remoti dove la povert attanaglia il corpo e la mente delle persone.
Fiducia cieca verso i rappresentanti di Dio in terra.
Accade dunque che un ragazzino o una ragazzina abusati da un sacerdote non abbiano la
prontezza di spirito, la capacit di discernimento, la coscienza per realizzare di aver subito qualcosa di
illecito e ingiusto. Anzi, non di rado le vittime vedono come un segno di benevolenza le attenzioni
morbose di cui sono state oggetto.
Ultima montagna da scalare, la denuncia alle autorit. Perch qui entra in scena la corruzione
che si annida a tutti i livelli della macchina investigativa e giudiziaria.
Morale: secondo la Conferenza dei vescovi cattolici dellAfrica meridionale, negli ultimi
quattordici anni si contano solo quaranta casi di pedofilia. Circa tre allanno.
Ma c qualche voce fuori dal coro. Buti Tlhagale, larcivescovo di Johannesburg, Sudafrica, si
 reso protagonista di unomelia che ha scosso il corpo ecclesiastico dal torpore e ha mosso le
coscienze. Le sue parole pronunciate dal pulpito nel corso del 2010 sono state riportare dal settimanale
francese Le Nouvel Observateur:
La Chiesa africana soffre degli stessi mali di cui si parla in Irlanda, Germania e Stati Uniti.
Semplicemente, il cattivo comportamento dei preti in Africa non  stato esposto dai nostri media con la
stessa efficacia dimostrata nel resto del mondo.
Molti di quelli che consideravano i preti come modelli di vita ora si sentono traditi e delusi.
Limmagine della Chiesa cattolica  in rovina.
Come leader della Chiesa siamo stati incapaci di criticare il comportamento immorale dei
membri delle nostre rispettive comunit.
Ci troviamo paralizzati.
Questi preti criminali sono lupi travestiti da agnelli. Si scagliano su vittime ingenue, infliggendo
loro un dolore irreparabile, e continuano a farlo con impunit.
Minacciando e squarciando la fede dei credenti pi deboli, stiamo pian piano distruggendo la
chiesa di Dio.
Ci che  successo in Irlanda, Germania e America ci riguarda tutti.
 molto pericoloso pensare che tali spregevoli comportamenti siano da attribuire soltanto alle
chiese dEuropa e dAmerica.
Nel cattolicesimo africano il clero affronta con riluttanza questi temi morali di tutti i giorni
perch verrebbero esposti anche i suoi fallimenti.
Sono parole forti, sofferte, vissute. Piene di passione e amore, sia verso la Chiesa sia verso le
vittime.
Lupi travestiti da agnelli.
Ripeto.
Lupi travestiti da agnelli.
Fa riflettere. Anche perch a pronunciare questa frase  un arcivescovo.
Per fortuna monsignor Buti Tlhagale non  solo.
Stan Chu Ilo  un sacerdote e teologo di origine nigeriana. Dopo una serie innumerevole di
studi condotti negli Stati Uniti, in Canada e in Europa, e la pubblicazione di articoli e libri, Chu Ilo ha
scritto un rapporto sulla pedofilia nella Chiesa cattolica in Africa. Titolo: Labuso sessuale clericale e
la presunta innocenza del cattolicesimo africano.
Il sacerdote e teologo nigeriano parte da alcuni dati: nel ventesimo secolo la Chiesa di Roma
contava quasi due milioni di fedeli nel continente nero sub-sahariano. Oggi le ultime stime registrano
unesplosione: centotrenta milioni di seguaci, con vocazioni tra i giovani in grande e costante crescita.
Un fenomeno che va in controtendenza rispetto al resto del mondo.
 evidente che il cattolicesimo rappresenta una grandissima forza morale, spirituale,
economica e politica nellodierno continente africano. E ha un grandissimo impatto sulla vita della
gente.
Chu Ilo mette il dito nella piaga.
La non volont di affrontare certi temi morali, come la pedofilia nella Chiesa,  un
comportamento tipico che si ritrova in molte sfere della societ africana. Una societ che spesso porta il
peso dellavidit, della corruzione, delle azioni illegali e dei modi di vita immorali perpetrati da alcuni
influenti membri religiosi e dai leader politici.
Religione e politica. I due pilastri portanti.
I primi rapporti sulla pedofilia dei preti in Africa hanno iniziato a circolare a Roma nel 2001.
Io ero ancora uno studente, e ricordo che la maggior parte di noi giovani seminaristi africani riteneva
che queste relazioni fossero parziali ed esagerate. Alcuni credevano addirittura che sotto ci fosse un
tentativo di distrarre lattenzione internazionale dagli scandali americani.
Oggi mi chiedo: perch noi africani siamo rimasti in silenzio?
In Africa  ancora un tab il solo fatto di parlare male di un prete, perfino quando ci sono prove
credibili a suo carico. Inoltre, si ritiene che il pi importante dovere evangelico di ogni credente
consista nel proteggere limmagine della Chiesa, anche se ci vuol dire nascondere gli abusi.
Infine, in molti Stati africani non c protezione legale per le vittime delle violenze sessuali.
La povert e lignoranza sono le cause maggiori, insieme a una cultura della segretezza.
Non  una sorpresa che ci siano pochi africani tra preti, vescovi, religiosi, laici e teologi, che
parlano o scrivono di questi temi per fare in modo che la gente ne prenda coscienza. Qualsiasi tentativo
di discussione e dibattito  visto in modo negativo, viene subito bollato come ipocrita, antiafricano e
contro la Chiesa.
Per tutte queste ragioni, risulta difficile redigere unanalisi approfondita che possa rappresentare
la reale consistenza del problema. E fino a quando non si riuscir a fare ci, non si potr neppure
andare oltre, e cio disegnare un quadro organico normativo e sociale volto a proteggere le vittime sia
dal punto di vista morale sia da quello legale.
Unaltra voce autorevole che si leva in difesa delle vittime e contro la mancanza di giustizia in
Africa  quella di Edwin Okongo, un analista ugandese laureato a Berkeley, in California, esperto nel
campo della violazione dei diritti umani.
In un articolo pubblicato su africanrecord.com, Okongo non va per il sottile: Il nostro sistema
giudiziario  in grado di scoraggiare ogni vittima che pensi di denunciare un abuso.
Il risultato, continua Okongo con sarcasmo,  che i preti pedofili abusano di tutti i bambini del
mondo tranne quelli africani.
Combattere le violenze sessuali da parte di membri della Chiesa ai danni di bambini dovrebbe
essere in cima alla lista delle sfide che gli africani devono affrontare se vogliono progredire come
popolo.
Non c differenza tra gli stupratori della Chiesa e quelli della Repubblica Democratica del
Congo che continuano a usare la violenza sessuale come arma.
I preti che abusano di minorenni sono molto peggio dei missionari che spianarono la strada al
colonialismo.
Tutto ci che quelli ci rubarono, infatti, fu la terra, una cosa che come africani riuscimmo a
riprenderci.
I preti pedofili invece rubano linnocenza dei nostri figli, qualcosa che non pu essere
recuperata.
Ventotto
Almeno comincio a capire dove sono finito.
Altro documento, di altra natura, ma di forte impatto.
Leggiamo:
Cosa dovrebbero fare i vescovi cattolici dEuropa e delle Americhe con tutti i loro preti
pedofili? Dove potrebbero spedirli di modo che nessuno li scopra?
Dove potrebbero evitare di essere puniti? In quale posto dovrebbero andare in modo che
nessuno sinteressi a ci che questi preti pedofili continueranno a fare ad altri bambini? In Africa,
ovviamente.
Allacciate le vostre cinture. Ecco il prossimo giro sullo scandalo degli abusi sessuali allinterno
della Chiesa cattolica: lapproccio paternalista e razzista verso lAfrica. Dove i vescovi americani ed
europei hanno mandato molti preti criminali perch non gli importava niente dei bambini africani.
La denuncia arriva dalle pagine di un blog, gospelaccordingtohate.com, allinterno di un
articolo pubblicato nel 2010 sotto il titolo Preti criminali cattolici dEuropa e delle Americhe sono stati
spediti in Africa.
Il blog fa capo a un anonimo ex sacerdote, vittima egli stesso di abusi sessuali allinterno di una
comunit ecclesiastica, e si pone questa missione: Esporre lodio, lipocrisia, la paura e la violenza
che le istituzioni religiose e i loro esponenti predicano nel nome di Dio.
Nellarticolo non si fa alcun riferimento specifico, ma una delle vicende pi clamorose di preti
cattolici spediti in Africa  quella di James Tully, statunitense, che avrebbe pi volte abusato di minori
nel corso di due distinte missioni in Sierra Leone.
La vicenda di questo sacerdote  paradigmatica.
James Tully viene accusato una prima volta di aver fatto bere alcol a tre ragazzini in
Massachusetts e di aver toccato in maniera impropria uno di loro.  il 1975. Gli viene imposto il
divieto di avvicinarsi ai minori per un periodo di due anni e il ricovero in un centro americano
specializzato nel trattamento dei disturbi sessuali.
Nel 1979 parte per la Sierra Leone, dove rimane sei anni. Si impegna nella costruzione di scuole
e chiese, e provvede allistruzione di tanti giovani che gravitano attorno alla diocesi di Kamalo, nel
nord del paese.
Ma la sua vita africana avrebbe avuto una parte nascosta, che viene denunciata con forza nel
2010 da una inchiesta dellAssociated Press.
Un insegnante africano, sotto anonimato, racconta allagenzia di stampa americana la sua
esperienza con padre Tully.
Anche in questo caso, tralascio i dettagli delle violenze.
Lui ci faceva bere molto vino di palma, prima di abusare di noi ragazzini. Sono andato da mio
zio a raccontare quello che ci costringeva a fare il sacerdote. Mio zio mi preg di tacere. Mi chiese se
potevo sopportare ancora un po questa cosa, visto che era lunico modo che avevo per ricevere
unistruzione.
Sono passati tanti anni. Faccio ancora fatica a parlare. La Chiesa cattolica ha distrutto tutti i
miei sogni.
Tanta gente che  stata abusata dai preti non parla soltanto per paura di essere punita e di
vedersi ritorcere contro la propria denuncia.
Chi  disposto a credere alle accuse di un ragazzino nero di un villaggio povero che si scaglia
contro un prete bianco?
Altra testimonianza raccolta dallAssociated Press: quella di un ufficiale di polizia di
Kamakwei, cittadina del nord vicino al confine con la Guinea. Luomo racconta che suo cugino e molti
altri suoi coetanei vivevano nella casa di Tully a Kamalo e ricevevano delle borse di studio.
La zona recintata della scuola era sempre piena di ragazzini, che giocavano spesso a pallone.
Tully li portava in giro nel cassone della sua jeep.
La scena del sacerdote che guida il fuoristrada con dietro i bambini  una scena familiare per gli
abitanti del villaggio. Tully li portava con s durante il fine settimana, quando andava nei centri dovera
impegnato nella costruzione di chiese e scuole. E dove di solito si fermava a dormire la notte del sabato
per poi celebrare la messa la domenica mattina.
Sempre il poliziotto: Tully prese mio cugino con s quando aveva circa quattordici anni. Disse
alla famiglia che si sarebbe occupato della sua istruzione se loro gli avessero permesso di portarlo a
Kamalo. Due anni dopo, mio cugino scapp e ci confess che il prete lo chiamava sempre nel suo letto.
La famiglia di mio cugino non ha fatto nulla. Non riuscivano a credere alle parole del figlio.
Avevano paura che si fosse inventato tutto. E poi lo status del sacerdote era troppo importante per
sostenere una simile accusa contro di lui. Tully era lautorit cattolica pi alta nella regione, e tutti i
presidi delle scuole cattoliche facevano riferimento a lui.
Oltre alla jeep impolverata e piena di ragazzini, il sacerdote americano  famoso anche per
unabitudine: quella di bere il vino di palma, un distillato ricavato da varie specie di palme africane.
Pare ne faccia un uso smodato. Lo offre alle persone che riunisce nella sua missione evangelica, ai
giovani del coro. E secondo alcune testimonianze anche ai ragazzi, per pi loschi fini.
James Tully lascia la Sierra Leone nel 1985 e torna negli Stati Uniti, a Milwaukee. Dove poco
tempo dopo viene accusato di aver fatto bere alcol a dei chierichetti per poi molestarli.
Il suo principale accusatore  una sua ex vittima, William Nash, che non si ferma davanti a
nessun ostacolo e trascina il sacerdote in tribunale.
Nel 1992 James Tully viene condannato a due anni di libert vigilata. Divieto assoluto di
contatto con i giovani.
Inoltre viene di nuovo mandato in un istituto specializzato in disturbi sessuali che ha gi avuto
in cura centinaia di preti. Si sottopone ai trattamenti di psicoterapia e gli vengono riconosciuti per
iscritto notevoli progressi.
Ecco allora che, due anni dopo, viene trasferito per la seconda volta in Sierra Leone. In fondo,
non avendo mai ricevuto alcuna denuncia in Africa, per i responsabili dei Missionari Saveriani non c
alcuna ragione per cui non possa tornare in quei villaggi. Secondo loro, il divieto assoluto di contatto
con i giovani stabilito dal tribunale americano non vale per i ragazzini africani.
Don Tully ritorna in Sierra Leone e vi rimane fino al 1998, quando lo scoppio della guerra
civile lo costringe a fuggire.
A quel punto viene mandato in Italia. Prima a Roma e poi in Veneto.
Ma non ha fatto i conti con la caparbiet di William Nash che, non pago dei settantacinquemila
dollari di risarcimento riconosciutigli da un tribunale americano, tallona il sacerdote e segue i suoi
spostamenti in ogni parte del mondo.
Nel 2008 lo scova a Vicenza, nella casa dei Saveriani, dove celebra messa ogni mattina per i
suoi confratelli. Nash si mette in contatto con lagguerrito Massimiliano Frassi, dellassociazione
contro la pedofilia Prometeo, che fa scoppiare il caso sulla stampa, non solo italiana.
Don Tully si difende dicendo che si trattava di gesti di affetto mal interpretati. E continua a
celebrare messa, protetto dai missionari. Ma sia Nash sia Frassi continuano a battagliare finch il
sacerdote  costretto a partire per tornare in New Jersey, dove rimane qualche mese nella sede della sua
congregazione.
Quando iniziano a montare le proteste dei cittadini, ecco che James Tully chiede la dispensa
dalla vita clericale e scompare dai giornali.
Ventinove
Nella vicenda di James Tully ci sono tutti gli elementi della questione Africa, Chiesa cattolica e
pedofilia.
La povert, il ruolo sociale elevato del prete, la difficolt a farsi credere dalla propria famiglia e
dagli abitanti del villaggio, prima ancora che da un poliziotto o un giudice. La Chiesa americana o
europea che becca i golosoni con le mani nel barattolo della marmellata, piuttosto che cacciarli dal
tempio con un biglietto di sola andata, cosa fa? Li manda a vivere dentro una pasticceria. Lontana, ben
nascosta, dove non li vede nessuno.
E magari, prima di partire, si raccomanda: stai buono, sai che non puoi mangiare dolci.
Ammettiamolo. Se io sono un prete pedofilo, e se i miei superiori conoscono la mia debolezza e
la mia natura eppure mi mandano in posti che possono di fatto diventare il mio Eden, allora dentro di
me penso che posso fare quello che mi pare. Devo solo stare attento: discrezione e silenzio.
Questa  la verit.
Il vescovo o chi per lui che mi manda nei villaggi sperduti africani  responsabile almeno
quanto me delle azioni che compio.
William Nash  entrato a far parte di SNAP, lassociazione che segue le vittime di abusi da
parte di rappresentanti del clero. Gli scrivo una mail, lascio il mio numero di telefono.
Tempo unora e William mi richiama. Ha una gran voglia di raccontare la sua storia. Parla
lentamente, con un accento del Midwest, anche se  nato a Brooklyn e si sente molto legato a New
York, citt dove vive la zia, che  stata in convento per sedici anni prima di lasciare e sposarsi. Anche
un suo prozio aveva scelto la vita religiosa, ma  stato scartato per problemi di salute.
In passato erano selettivi, ora prenderebbero chiunque.
William Nash ride. Mi invita a chiamarlo Bill.  una persona dai modi cortesi, ma anche molto
schietta.
 appena tornato da una passeggiata con il suo cane. Abita in Connecticut. Dopo la sua
esperienza allinterno della Chiesa, negli anni Ottanta, ora importa oggetti di artigianato dal Messico.
Suo padre  di origine irlandese, la madre discende da una famiglia italiana. Mai come in questo
caso due pi due fa quattro: fin da piccolo, Bill va a messa tutte le domeniche con i genitori.
A quattordici anni sogna di diventare prete.  affascinato dalla figura di madre Teresa di
Calcutta, si vede gi in missione in giro per il mondo per portare aiuto alle popolazioni pi bisognose.
Subito dopo la fine delluniversit, allet di ventuno anni, fa richiesta per entrare nel seminario
dei Padri Saveriani. Pesa, nella sua scelta, il prestigio di una congregazione nata in Italia, la culla del
cristianesimo.
Dopo una serie di esami, anche psicologici, viene accettato.
Prima di addentrarci nel cuore della nostra telefonata, cerco ancora un po di creare empatia. Gli
chiedo allora che tipo di esami avesse sostenuto per il seminario.
Bill si mette a ridere: i quiz classici, come il celebre e piuttosto antiquato test di Rorschach, che
utilizza linterpretazione di disegni ambigui per valutare la personalit di un individuo.
E ridiamo insieme quando mi racconta come poi, una volta dentro il seminario, si sia trovato in
mezzo a tipi umani niente male.
Mi parla di un ragazzo che si era convertito al cattolicesimo dopo aver abbracciato la fede
evangelica. Bill lo descrive come un fanatico che, prima di entrare in convento, era senza fissa dimora e
fermava la gente agli angoli delle strade per invitarla a pregare. Poi, una volta dentro, aveva labitudine
di bussare alle porte degli altri studenti, anche in piena notte, con la richiesta di leggere insieme le
scritture.
Pu bastare.
Ci siamo: James Tully.
Bill lo chiama Jim. E mi racconta tutto dallinizio.
Siamo a Milwaukee, anni Ottanta. Nash ha ventuno anni, ma ne dimostra molti meno per via
della sua costituzione minuta e la faccia da bambino. Non sa nemmeno cosa significhi masturbarsi.
Tully ha circa quarantanni, corporatura robusta, sicuro di s, lunico prete della congregazione
a indossare sempre il collare. Non lo toglie mai.  di Long Island, ha lumorismo diretto dei
newyorkesi.  divertente, gioviale. Bill ama stare in sua compagnia.
Tully  appena tornato dal suo primo viaggio in Sierra Leone, dove ha preso lepatite. Bill, che
sente ardere dentro la voglia di missione,  molto affascinato dai suoi racconti, anche quando cita dei
particolari che lo lasciano perplesso. Per esempio Tully gli confessa che non dava cibo alle famiglie
che non mandavano i figli nelle scuole cattoliche.
Alla faccia della carit cristiana ride Bill.
Una sera Tully invita Bill al cinema. Si siedono vicini e guardano il film. Prima di uscire fanno
un salto in bagno. A quel punto Tully si gira e gli ostenta la sua nudit. Bill  imbarazzato, si volta
dallaltra parte.
Tornano in macchina. Non accade nulla e Bill decide di non dar peso allaccaduto. Qualche
giorno dopo, Tully lo invita a una festa con alcuni studenti universitari.
Durante il party, padre Jim intrattiene i giovani con storie divertenti. Beve parecchio. Al punto
che al momento di andar via non si regge in piedi.
Bill lo aiuta a salire in macchina e lo lascia guidare, con la macchina che fa zigzag sulla strada.
Arrivano sani e salvi al seminario. Rimangono per un po in soggiorno a guardare la televisione.
Tully continua a bere, poi allunga le mani.
Bill non sa che fare,  pietrificato. Si ritrova il sacerdote seduto addosso. Ma riesce a liberarsi e
corre a letto.
Bill sente i passi di Tully, la porta della camera si apre, lo vede entrare mezzo nudo. Si tira su le
coperte fino ai capelli e si gira dallaltra parte. Ce lha addosso. Rimangono fermi nella stessa posizione
a lungo. Alla fine il prelato si alza e va via.
Passano i giorni. Tully evita tutti. Non mangia con gli altri e non si fa vedere in giro. Poi
ricomincia a comportarsi come sempre: scherza, ride e alza il gomito. Fino a quando viene organizzata
una gita.
Qui beve molto. Tanto che un altro sacerdote gli sequestra le chiavi della macchina e lo
costringe a sedersi sul sedile posteriore. Proprio accanto a Bill.
Per tutta la durata del viaggio non smise di allungare le mani su di me, mentre padre Karl mi
guardava nello specchietto retrovisore senza dire niente mi dice Bill con tono mogio. Gli anni
trascorsi non hanno ancora rimosso il senso di impotenza e di imbarazzo.
Passano alcuni mesi, Bill lascia il seminario.
Non so dirti se la mia decisione fosse una diretta conseguenza di quello che era successo con
Tully. Quello di cui sono certo  che avevo scoperto una vita clericale ben lontana da quella che avevo
immaginato.
Un abuso  un abuso. Non ci sono gradazioni di minore o maggiore gravit. Punto.
Dico a Bill che sognava di fare il missionario e la sua vera missione sembra essere diventata
quella di dare la caccia a Tully in ogni parte del mondo.
Lui si mette a ridere. Ci pensa un attimo e poi dice con tono serio: La mia missione  stata
quella di evitare che padre Jim potesse abusare di altri ragazzi. E credo di essere riuscito almeno a
togliergli il suo strumento principale. Senza il collare perde autorit e potere.
Trenta
Arrivato a questo punto del cammino, mi sono ritrovato con la testa piena di domande.
La prima, la pi immediata, la pi sofferta,  questa: chi  veramente il papa? Un santo o un
impostore?
Sar crudele, sar blasfemo, ma sono a questo bivio. E confesso di non avere certezze.
Anche perch, per carattere e per onest intellettuale, non amo procedere con una tesi
preimpostata per poi andare a interpretare, sulla base di quella, tutti i nuovi elementi che incontro per la
mia strada.
Voglio tenere la mente libera.
Voglio capire se hanno ragione le vittime, quando dipingono il papa come lideatore di un
sistema parallelo e segreto che ha coperto per anni i preti colpevoli. Se hanno ragione i rappresentanti
di molte associazioni e alti esponenti politici dei paesi pi toccati da questa piaga, quando accusano la
Santa Sede e il pontefice di aver insabbiato le inchieste sui sacerdoti pedofili infischiandosene del
dolore delle giovani vite abusate.
O se hanno ragione quegli osservatori che sottolineano con enfasi le coraggiose prese di
posizione politiche e personali del papa riguardo al tema della pedofilia nella Chiesa.
Un papa che per la prima volta nella storia pontificia incontra le vittime delle violenze, le
abbraccia, si scusa a nome dellistituzione che rappresenta, esprime dolore, vergogna, rincrescimento.
Recita? Si sdoppia? Un giorno fa luomo affranto e poi torna a essere il cinico sovrano che
piega tutto e tutti alla ragion di Stato?
Non lo so. Confesso che ho molti dubbi e poche certezze.
E, visto che ci siamo, metto in fila una dietro laltra le questioni aperte.
Le resistenze di Karol Wojtyla ad affrontare il problema. Le presunte coperture del cardinale
Angelo Sodano e di altri porporati sui casi di pedofilia denunciati in Vaticano, a partire dallo scandalo
che ha coinvolto i Legionari di Cristo. La presa di coscienza del problema da parte di Benedetto XVI e
i presunti ostacoli allazione di pulizia opposti da una parte della curia romana. I ritardi della
Conferenza Episcopale Italiana. La teoria del complotto ebraico-massonico utilizzata per cercare di
distogliere lattenzione. I tentativi di controffensiva mediatica da parte della Chiesa. Gli errori di
comunicazione.
Sar che noi italiani siamo inclini al complottismo, ma ho limpressione che dietro le quinte
dello scandalo della pedofilia, su cui la Chiesa cattolica si gioca il futuro, si stia svolgendo una partita
pi vasta e pi complessa che riguarda i rapporti di forza tra i cardinali e le diverse conferenze
episcopali, i rapporti tra la Santa Sede e gli Stati, i futuri assetti del potere ecclesiastico e le diverse idee
di Chiesa che i vari gruppi cercano di affermare.
Per fortuna conosco una persona che pu aiutarmi a mettere ordine nelle mie idee.  un amico,
un collega, un grande professionista. Si chiama Ignazio Ingrao e lavora per il mio stesso giornale,
Panorama.
 uno dei migliori vaticanisti in circolazione. Competenza, preparazione rispetto alle questioni
teologiche e politiche, onest intellettuale.
Ignazio ha lavorato al Servizio informazione religiosa, lagenzia di stampa di propriet della
Conferenza Episcopale Italiana, e ha seguito per tanti anni Giovanni Paolo II, unesperienza che lo ha
segnato nel profondo.
A suo dire, papa Wojtyla, oltre a rivoluzionare il linguaggio della Santa Sede, ha cambiato la
prospettiva da cui si guarda la Chiesa e con cui la Chiesa guarda il mondo. Mi racconta spesso delle
sensazioni vissute nei giorni della sua morte e del funerale: una mobilitazione gigantesca di persone in
una societ laica e secolarizzata come la nostra. Irripetibile.
Ma Ignazio ha seguito anche diversi processi per pedofilia, vedi don Gelmini a Terni, don
Cantini a Firenze e don Conti a Roma. Cos come la vicenda di padre Maciel, il fondatore dei Legionari
di Cristo. Ogni volta  stato come affacciarsi su un abisso. Ha raccontato gli scontri interni tra le
guardie svizzere e la gendarmeria, clima in cui  maturato lomicidio del comandante Estermann. Ha
visitato e descritto il gigantesco bunker dellarchivio segreto della Santa Sede, scavato sotto i palazzi e
i giardini vaticani per custodire le carte segrete dei pontefici di venti secoli. Poi un altro archivio,
anchesso rimasto segreto per ventanni: quello di padre Graham, il gesuita che andava a caccia di spie
in Vaticano.
Ultime note di carattere personale. Ignazio  un uomo molto sensibile al tema dei diritti umani e
dei diritti dei bambini: ha passato un anno con borsa di studio alla Corte europea dei diritti delluomo,
ha frequentato parrocchie, campi scuola, scout. Tante situazioni potenzialmente a rischio, ma non si 
mai trovato in condizione di imbarazzo o difficolt con qualche prete. Cosa che gli  successa invece da
adulto, frequentando per lavoro i sacri palazzi.
Lo incontro a Roma. Passiamo una giornata insieme nel cuore della citt, nel rione Monti.
Parliamo e passeggiamo per piccole stradine caratteristiche tra botteghe, enoteche e vecchi palazzi.
Via Urbana, via degli Zingari, largo Madonna dei Monti, la piazza, lobelisco e due grandi
strade, via Cavour che scende verso il Colosseo e via Merulana che va verso la basilica di San
Giovanni in Laterano. Sono gli antichi percorsi dei pellegrini impegnati nel giro delle sette chiese di
Roma.
Ignazio ci tiene molto a farmi vedere la basilica di Santa Maria Maggiore, che custodisce una
delle pi antiche immagini esistenti della Madonna, Maria Salus Populi Romani, Maria Salvezza del
Popolo Romano. La tradizione vuole che sia stata dipinta dallo stesso evangelista Luca.
Ma il motivo per cui mi ha portato fin qui, sul colle Esquilino,  un altro. Me lo indica:
limmensa cancellata che circonda il perimetro della basilica, latrio e la scalinata. Per secoli la chiesa 
rimasta aperta per accogliere pellegrini e viandanti provenienti da ogni parte del mondo. Oggi non  pi
cos. Di fatto  impenetrabile. Ci sono solo tre varchi che vengono aperti al mattino e chiusi al
tramonto. Senza eccezioni.
Il mio primo pensiero  che giustamente un bene unico come questo devessere protetto
dallassalto di vandali e malintenzionati.
Il mio amico sorride: la cancellata serve a tenere lontano i fedeli.
Rimango sbigottito.
Allora Ignazio mi racconta una storia.
Trentuno
 il 27 maggio 2004. Giovanni Paolo II nomina arciprete della basilica romana di Santa Maria
Maggiore il cardinale Bernard Francis Law.
Meno di diciotto mesi prima, il cardinale Law si era dovuto dimettere da arcivescovo di Boston
in seguito allo scandalo degli abusi sessuali.
Il porporato non aveva tenuto in alcun conto le denunce che aveva cominciato a ricevere dalle
vittime fin dal suo arrivo nella diocesi di Boston, nel 1984. Si era limitato a trasferire i sacerdoti
incriminati, senza aprire alcun processo a carico degli accusati e senza informare le pubbliche autorit.
Law non era un prelato qualsiasi, ma uno dei pi potenti e influenti cardinali americani, in
ottimi rapporti sia con il governo sia con lestablishment economico e finanziario statunitense.
Molto ascoltato in Vaticano, grazie alle grandi ricchezze accumulate dalla diocesi di Boston per
merito dei suoi amici, Law garantiva alla Santa Sede un cospicuo flusso di denaro.
Ma quando nel 2001 lo scandalo scoppia in tutta la sua virulenza e la stampa americana riesce a
rompere il muro di omert innalzato dalla Chiesaa, lala pi severa della Conferenza Episcopale USA
prende il sopravvento e chiede a Roma di applicare la tolleranza zero nei confronti dei religiosi
pedofili e dei vescovi che li hanno coperti.
Mentre la situazione precipita e lo scandalo si allarga, il cardinale Law tenta invano di fermare
lazione di pulizia chiesta a gran voce dallopinione pubblica americana e da un parte consistente della
Chiesa.
In un primo momento, Giovanni Paolo II e il suo segretario di Stato Angelo Sodano, prendono
tempo, di fatto non capiscono la vastit e la profondit del fenomeno. Ma, di fronte allincalzare dei
media e alla spinta della Conferenza Episcopale Americana, che vede moltiplicarsi le richieste di
risarcimento, Wojtyla vara infine le nuove norme contro la pedofilia facendo ricorso al motu proprio,
ovvero al pi solenne atto legislativo che un pontefice possa emettere, dal titolo Sacramentorum
sanctitatis tutela.
In base a queste norme, i reati di pedofilia commessi da un chierico ai danni di un minore di
diciotto anni, descritti come peccati contro il sesto comandamento del Decalogo, vengono inclusi nel
novero dei delicta graviora. La competenza a giudicarli viene riservata alla Congregazione per la
dottrina della fede, vale a dire lex SantUffizio. Inoltre, se il vescovo ordinario di una diocesi o il
superiore di una congregazione religiosa riceve notizia di un fatto di pedofilia, dopo aver svolto
unindagine preliminare deve segnalarlo alla Congregazione per la dottrina della fede, la quale gli
indicher come procedere. Resta fermo il diritto dellaccusato di impugnare la sentenza di primo grado
dinanzi alla Congregazione e richiedere un giudizio di secondo grado. La prescrizione, stabilisce
ancora Wojtyla, resta fissata a dieci anni, ma viene fatta decorrere a partire dal compimento del
diciottesimo anno di et della vittima.
Un anno dopo il varo di queste norme, nel 2002, la Santa Sede riunisce intorno a un tavolo i
cardinali americani alla presenza dellallora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede
Joseph Ratzinger e di altri capi dicastero del Vaticano. Obiettivo: dare il via alla cosiddetta tolleranza
zero per vescovi e prelati.
In questo clima, il cardinale Law  costretto suo malgrado a dare le dimissioni. Ma passano
pochi mesi e Giovanni Paolo II, a sorpresa, gli garantisce copertura giuridica e prestigio ecclesiale: lo
chiama a Roma e gli affida la cura della basilica di Santa Maria Maggiore.
Le proteste sono immediate. Vittime, attivisti delle associazioni americane contro la pedofilia,
ma anche fedeli italiani indignati per la decisione del papa, si riuniscono per giorni intorno a Santa
Maria Maggiore con striscioni e cartelli. Cori e proteste accolgono monsignor Law al suo arrivo. Anche
alcuni canonici della basilica salutano con grande freddezza il discusso cardinale.
Per Law non c stato alcun processo canonico, nessun accertamento di responsabilit da parte
dei vertici della Chiesa. Il cardinalato e linsediamento a Roma in una zona extraterritoriale come la
basilica di Santa Maria Maggiore hanno garantito a Law una totale impunit, rendendo improcedibile
ogni azione nei suoi confronti da parte delle autorit giudiziarie statunitensi.
Ecco perch intorno allantica basilica  stata costruita in tutta fretta una cancellata con tanto di
telecamere: per proteggere il cardinale e il luogo che lo ospita.
Ma le proteste non sono finite.
Con grave imbarazzo delle autorit vaticane, meno di un anno dopo, allapertura del conclave
seguito alla morte di Giovanni Paolo II, altri striscioni, altri cori di proteste e altri insulti attendono il
cardinale Law al suo ingresso nella Cappella Sistina.
I fedeli e le associazioni delle vittime alzano la voce affinch il porporato non sia chiamato a
collaborare con lo Spirito Santo per eleggere il nuovo papa. Ma il Vaticano, che non aveva n
sanzionato n giudicato il comportamento del cardinale Law, non pu e non vuole far nulla per
impedirgli di partecipare al conclave. Pur rimanendo defilato, dunque, lex arcivescovo di Boston si
ritrova a giocare un ruolo chiave nellelezione del nuovo successore di Pietro.
Ma, come si dice spesso, il Signore scrive diritto sulle righe storte. E cos i cardinali riuniti nella
Cappella Sistina eleggono Joseph Ratzinger, che da prefetto della Congregazione per la dottrina della
fede gi nutriva molti dubbi sulloperato di Law.
Non  un caso, infatti, che da subito Benedetto XVI abbia evitato il pi possibile di mettere
piede nella basilica di Santa Maria Maggiore in presenza del cardinale Law.
Ratzinger ha abbandonato persino la tradizionale visita alla cappella Borghese, dove 
conservata licona di Maria Salus Populi Romani, che il pontefice compiva ogni anno in occasione
della processione del Corpus Domini.
Nel novembre 2011, il papa tedesco ha approfittato del compimento degli ottantanni da parte
del cardinale Law per sostituirlo. Al suo posto ha nominato larcivescovo e vice camerlengo Santos
Abril y Castell.
a. N.d.R.: Si tratta delle vicende narrate nel film Il caso Spotlight, vincitore nel 2016 di due
Oscar, come miglior film e miglior sceneggiatura originale.
Trentadue
La vicenda dellarcivescovo di Boston, mi racconta Ignazio Ingrao,  emblematica dei problemi
che incontra la Chiesa nellaffrontare il dramma della pedofilia.
Alla base di questa difficolt c un problema filosofico pi generale: il complesso e a tratti
irrisolto confronto della Chiesa cattolica con la modernit e con i princpi regolatori dello stato di
diritto, lincapacit della comunit ecclesiale e dei suoi vertici di risolvere la questione del rapporto tra
peccato e reato. Non tutto ci che  reato  peccato e viceversa, afferma la Chiesa, ribadendo
lirriducibilit del messaggio evangelico alle leggi della societ moderna.
Da ci deriva la difesa fino allo stremo, da parte della gerarchia, dellautonomia del proprio
ordinamento rispetto a quello civile. La conseguenza  che lautorit ecclesiastica non avverte il dovere
di denunciare allautorit giudiziaria civile i casi di pedofilia dei preti di cui viene a conoscenza.
Lesito  paradossale: di fronte allautorit civile, i vertici della Chiesa diventano correi dei
preti orchi, pur essendo consapevoli della gravit del loro operato.
Ma la vicenda del cardinale Law  importante anche per un altro aspetto: perch mette in
evidenza i diversi atteggiamenti di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI rispetto allo scandalo della
pedofilia.
Anche in questo caso, con un esito paradossale: al beato Wojtyla non viene addebitata, almeno
da parte della maggioranza dellopinione pubblica, alcuna responsabilit rispetto al dilagare della
pedofilia nella Chiesa e allinerzia delle gerarchie.
Al contrario, Ratzinger viene innalzato a capro espiatorio di fronte al mondo, sebbene i
comportamenti e gli atti da lui compiuti, sia come prefetto della Congregazione per la dottrina della
fede sia come pontefice, mostrino un impegno e una decisione nel combattere la piaga della pedofilia
nella Chiesa decisamente superiori a quelli messi in campo da Giovanni Paolo II.
Ingrao torna al rapporto tra peccato e reato. Dice che la chiave di tutto sta l, in quella che 
unaltra declinazione, pi drammatica e radicale, del famoso detto evangelico: Date a Cesare quel che
 di Cesare e a Dio quel che  di Dio.
Ed  sotto questa luce che va rivista la legislazione dei pontefici relativa al problema della
pedofilia.
La prima norma risale al 1922, cinque anni dopo la promulgazione del Codice di diritto
canonico per mano di Benedetto XV. Si tratta di unistruzione dellallora SantUffizio intitolata Crimen
sollicitationis e dedicata a un solo aspetto del problema, ovvero il caso del sacerdote che, abusando del
sacramento della confessione, induce il penitente a peccare contro il sesto comandamento: Non
commettere adulterio. Secondo la tradizione della Chiesa, vanno inclusi in questa voce tutti i peccati
contro la castit, cio tradimento coniugale, masturbazione, fornicazione, pornografia, prostituzione,
stupro e atti omosessuali.
Per il magistero della Chiesa, il sacerdote che, approfittando della confessione, induce il
penitente, minorenne o maggiorenne, a peccare contro il sesto comandamento compie un atto
gravissimo e sanzionato.
Agli occhi del giurista come del semplice cittadino, questa norma appare paradossale: al centro
delle preoccupazioni della Chiesa non ci sono le vittime dellatto sessuale compiuto dal sacerdote
abusando del suo ruolo e della sua autorit. Anzi, la legge canonica non prevede alcuna aggravante per
le vittime minorenni. Ci che interessa alla Chiesa  la violazione della sacralit della confessione.
Tutto ci che avviene al di fuori di quel sacramento, anche se ugualmente grave e peccaminoso,
non ha rilevanza per la Crimen sollicitationis.
Non solo. La paradossalit della norma emerge anche rispetto alla procedura da seguire in
questi casi.
Sembra di stare in un mondo capovolto: listruzione del SantUffizio raccomanda la massima
segretezza possibile per non compromettere la dignit e la fama del sacerdote nel caso in cui laccusa si
rivelasse falsa. E poich quanto accade in confessione  protetto dal sigillo sacramentale, di fronte a
una denuncia di questo tipo il vescovo, secondo quanto prescrive la norma,  chiamato a indagare non
tanto sulla condotta del chierico quanto soprattutto sullattendibilit dellaccusatore.
Ecco il mondo capovolto:  chi accusa a essere messo sotto processo, non laccusato.
Ed  questo latteggiamento prevalente della Chiesa per circa novantanni, fino alle norme
varate nel 2010 da Benedetto XVI.
Listruzione del 1922 includeva una breve sezione dedicata a un altro delitto canonico: il crimen
pessimum, che riguarda la condotta omosessuale da parte di un chierico. Questa ulteriore sezione
stabiliva che le procedure previste per il crimen sollicitationis venissero applicate anche in questo caso
e in quello di abuso sessuale sui bambini. Dunque massima segretezza e indagine sulla vita
dellaccusatore per verificarne lattendibilit.
Si arriva cos al 1962. Giovanni XXIII autorizza una riedizione dellistruzione del 1922. Il
documento sarebbe dovuto essere distribuito ai vescovi radunati per il Concilio Vaticano II
(1962-1965), ma alla fine ne risultano consegnate soltanto poche copie, a riprova della sottovalutazione
del problema da parte dei vertici della Chiesa.
Con il Concilio Vaticano II si afferma un approccio pi pastorale che normativo rispetto a tutti i
problemi, incluso quello della pedofilia.
Da un lato si tende a riservare ai vescovi la giurisdizione su questi casi, in nome della
decentralizzazione delle competenze. Dallaltro si privilegia lapproccio terapeutico rispetto a quello
punitivo.
I vescovi tendono a considerare anacronistico il processo canonico, persino in riferimento ai
casi di pedofilia, e puntano a "curare" pi che a sanzionare i sacerdoti colpevoli.
Ecco la radice culturale e giuridica del dilagare della tragedia della pedofilia nella Chiesa.
Nella presunzione di sapere come trattare in casa le vicende concernenti abusi sessuali compiuti
dai sacerdoti, i vescovi si limitano a parlare con i preti accusati, a trasferirli da una parrocchia allaltra,
a sottoporli solo a brevi periodi di terapia psicologica, spesso accettata controvoglia dagli stessi.
I vertici della Chiesa sembrano ignorare uno degli elementi pi pericolosi della pedofilia: la
serialit. Un solo sacerdote pedofilo pu arrivare a violentare centinaia di bambini e bambine nel corso
della sua vita.
Nel frattempo, anche la crisi delle vocazioni e lallentarsi delle procedure di selezione degli
aspiranti sacerdoti fa s che soggetti con problemi psicologici riescano e celare la loro vera natura
mentre si fanno strada nei seminari fino allordinazione.
In ogni caso, la Chiesa continua a difendere le proprie prerogative e a riaffermare lautonomia
del proprio ordinamento rispetto a quello civile. Nessun obbligo di denuncia  infatti imposto alle
autorit ecclesialia.
a. N.d.R.: Nel 2016 la Pontificia Commissione contro gli abusi istituita da papa Francesco ha
attaccato le linee guida delle conferenze episcopali nazionali proprio laddove non prevedono lobbligo
di denuncia alle autorit civili. Si rimanda su questi punti al capitolo introduttivo.
Trentatr
Quanto sia diffusa e radicata la convinzione delle gerarchie ecclesiastiche di dover mettere il
buon nome della Chiesa e la sua autonomia prima di ogni altra cosa, emerge con grande evidenza da
una sconcertante lettera dell8 settembre 2001 inviata dal cardinale colombiano Dario Castrilln
Hoyos, allora prefetto della Congregazione per il clero, al vescovo francese Pierre Pican.
Papa Giovanni Paolo II ha gi promulgato le nuove norme contro i delicta graviora, inclusa la
pedofilia. Eppure il cardinale Castrilln Hoyos, che in quel momento  la massima autorit in tema di
vigilanza sui comportamenti del clero, scrive una lettera di solidariet a monsignor Pican, condannato a
tre mesi di carcere con la condizionale per non aver denunciato alle autorit civili un sacerdote
pedofilo, Ren Bissey. Padre Bissey si era macchiato di numerosi reati di molestia a danni di bambini
ed era stato condannato per abusi nel 2000. Pican si era difeso affermando che, oltre al segreto
confessionale, il vescovo ha anche un segreto professionale che gli impedisce di denunciare anche
ci che apprende al di fuori del sigillo della confessione: farlo non violerebbe alcun segreto
confessionale ma farebbe venir meno la fiducia dei sacerdoti della diocesi nei suoi confronti.
Naturalmente il tribunale penale francese ha riconosciuto Pican colpevole con laggravante che
il suo comportamento ha permesso al sacerdote pedofilo di continuare ad abusare di altri bambini.
Eppure il prefetto della Congregazione per il clero difende e incoraggia il vescovo Pican: Ha
agito bene, mi rallegro di avere un confratello nellepiscopato che, agli occhi della storia e di tutti gli
altri vescovi del mondo, avr preferito la prigione piuttosto che denunciare un prete della sua diocesi.
[...] Questa Congregazione, per incoraggiare i fratelli nellepiscopato in una materia cos delicata,
trasmetter copia di questa missiva a tutti i fratelli vescovi.
Il cardinale responsabile del clero di tutto il mondo, insomma, quando ormai lo scandalo della
pedofilia era gi scoppiato, predicava il principio dellomert.
Quando nel 2010 questa lettera viene resa nota, lallora direttore della Sala Stampa Vaticana,
Federico Lombardi, stigmatizza il comportamento del cardinale Castrilln Hoyos. Ma questultimo, in
unintervista alla CNN, continua a difendere il proprio operato, svelando le vere opinioni sulla pedofilia
tuttora diffuse tra molti vescovi e alti prelati, almeno quelli pi legati al passato.
Spiega il porporato colombiano allemittente statunitense: Come prefetto della Congregazione
per il clero ho avuto incontri con scienziati che spiegavano che non esiste la pedofilia come malattia,
ma persone che commettono atti di pedofilia. Cos, quando una persona commette un errore, che molte
volte  un errore minimo, e questa persona viene accusata e confessa il suo delitto, il vescovo la
punisce secondo quanto pu fare per il diritto: la sospende o la manda in unaltra parrocchia. Questo 
punirla, non  lasciarla impunita, non  copertura. Questo significa rispettare la legge, come fa la
societ civile, come accade a medici e avvocati, che non perdono per sempre il diritto di esercitare.
Si commenta da solo.
Ignazio mi assicura che, per fortuna, posizioni come quella del cardinale Castrilln Hoyos sono
sempre pi minoritarie allinterno della Chiesa.
Ma torniamo alle norme.
Il nuovo Codice di diritto canonico promulgato da Giovanni Paolo II nel 1983 supera
listruzione Crimen sollicitationis: Il chierico che abbia commesso altri delitti contro il sesto precetto
del Decalogo, se invero il delitto sia stato compiuto con violenza, o minacce, o pubblicamente, o con
un minore al di sotto dei sedici anni, sia punito con giuste pene, non esclusa la dimissione dallo stato
clericale, se il caso lo comporti.
Secondo il Codice, i processi vengono celebrati nelle diocesi. Gli appelli alle sentenze giudiziali
possono essere presentati al Tribunale della Rota Romana, mentre i ricorsi amministrativi contro i
decreti penali vengono proposti alla Congregazione per il clero.
Nel 1994, la Santa Sede concede un indulto ai vescovi degli Stati Uniti ed eleva a diciotto anni
il limite di et per definire il delitto canonico di abuso sessuale di un minore. Inoltre, il tempo per la
prescrizione viene esteso a dieci anni e calcolato a partire dal compimento della maggiore et della
vittima. Lo stesso indulto viene concesso alla chiesa irlandese due anni dopo.
Sempre Wojtyla, nel 2001, su forte pressione della Conferenza Episcopale Americana
appoggiata dal cardinale Joseph Ratzinger, vara il gi descritto Sacramentorum sanctitatis tutela.
Queste norme rappresentano un salto di qualit nella lotta contro la pedofilia, perch
sottraggono la competenza esclusiva alle diocesi per passarla alla Congregazione per la dottrina della
fede.
La vicenda statunitense insegna che, se il livello di giudizio resta confinato allambito
territoriale,  molto pi difficile spezzare il vincolo di solidariet tra vescovi e sacerdoti accusati di
pedofilia. Si rischia insomma di ricorrere a compromessi, soluzioni a met, di farsi influenzare da
pressioni e condizionamenti esterni.
Lesperienza dimostra come spesso le comunit ecclesiali locali si spacchino sulla valutazione
delle vicende che coinvolgono i sacerdoti. La doppia personalit tipica del pedofilo fa s che per molti
fedeli questi preti restino delle bravissime e insospettabili persone, mentre nello stesso tempo alcuni
altri ne sperimentano labisso di depravazione e violenza.
La Congregazione avoca dunque a s la competenza e nel 2009 istituisce un apposito ufficio
chiamato a occuparsi dei casi, composto da sette ecclesiastici e da un penalista laico, e presieduto da
padre Pedro Miguel Funes Daz.
A questo punto chiedo a Ignazio un aiuto per districarmi nella giungla dei dati. Come ho gi
scritto in precedenza, nellultimo decennio alla Congregazione per la dottrina della fede sono arrivate
oltre quattromila denunce di abusi commessi da sacerdoti negli ultimi cinquantanni. Ma i processi
effettivamente aperti davanti alla Congregazione sono poche decine.
Perch questa discrepanza?
Il mio interlocutore mi riporta le parole di monsignor Scicluna. Il quale sostiene che il processo
vero e proprio di solito si tiene nelle diocesi di provenienza, sempre sotto la supervisione della
Congregazione. Tutto ci per affrettare i tempi.
Tuttavia, nel 60 per cento dei casi, in considerazione dellet spesso avanzata degli accusati,
non c stato un vero processo ma lemanazione di provvedimenti amministrativi e disciplinari, come il
divieto di celebrare messa con i fedeli e di confessare o lobbligo a condurre una vita ritirata e di
preghiera.  per esempio il caso del fondatore dei Legionari di Cristo, padre Marcial Maciel Degollado.
Soltanto nel 10 per cento dei casi, quelli gravi e con prove schiaccianti, il Santo Padre si 
assunto la dolorosa responsabilit di autorizzare un decreto di dimissione dallo stato clericale. Un
provvedimento gravissimo, preso per via amministrativa, ma inevitabile.
In un altro 10 per cento dei casi, infine, sono stati gli stessi chierici accusati a chiedere la
dispensa dagli obblighi del sacerdozio. Che  stata subito accettata. Sono questi i casi dei sacerdoti
trovati in possesso di materiale pedopornografico e condannati dallautorit civile.
Dal punto di vista della provenienza geografica, negli anni 2003-2004 l80 per cento delle
segnalazioni arrivate in Vaticano proveniva dagli Stati Uniti. Dal 2007 il numero dei casi segnalati 
sceso a una media di circa 250 lanno, dei quali solo il 25 per cento dagli USA. Si tenga presente che il
numero complessivo di sacerdoti nel mondo  di 410.000.
Sembrerebbe un fenomeno marginale, ma bisogna tenere nella giusta considerazione un paio di
aspetti: un singolo sacerdote pedofilo, proprio per la serialit che caratterizza i suoi comportamenti, pu
abusare di centinaia e centinaia di bambini nel corso di una vita. Inoltre sono tantissimi, forse la
maggioranza, i casi di pedofilia tra i sacerdoti che restano nascosti nelle diocesi o addirittura non
vengono denunciati dalle vittime.
Ignazio Ingrao mi fa notare come i dati forniti da Scicluna siano stati resi noti a dieci anni di
distanza dallinizio degli scandali, cio solo quando Benedetto XVI  stato toccato dalle accuse di non
aver fatto nulla contro la pedofilia. La stessa Chiesa italiana, nonostante si contino almeno 80 casi e
300 vittime, fino a oggi non ha mai fornito cifre ufficiali sul fenomeno.
 stata anche la legislazione statunitense a indurre i vertici della Santa Sede a modificare le
norme e a varare la "tolleranza zero". Negli USA e negli altri paesi con un ordinamento giuridico
basato sul sistema del Common Law, come la Gran Bretagna, i vescovi e gli ordinari diocesani
rispondono in sede civile delle azioni compiute dai sacerdoti sotto la loro giurisdizione. Per questo
motivo le diocesi americane sono finite in bancarotta dopo aver pagato risarcimenti miliardari.
In Europa, e in Italia in particolare, la responsabilit penale  personale e il vescovo o il
superiore di una congregazione religiosa non risponde, neppure dal punto di vista risarcitorio, dei
crimini commessi dai suoi sacerdoti e religiosi. Forti di questo aspetto, per molti anni le conferenze
episcopali europee, a cominciare da quella italiana, hanno guardato con distacco agli scandali
statunitensi, australiani e irlandesi, affermando di essere indenni dal fenomeno. Salvo poi scoprire, con
colpevole ritardo, che la pedofilia  una piaga che coinvolge tutti. Nessuna Chiesa di nessun continente
pu vantare alcuna pretesa di superiorit.
Trentaquattro
Ed eccoci alla questione che mi sta pi a cuore: il papa emerito Benedetto XVI.
Prima ancora di salire al soglio pontificio, il cardinale Joseph Ratzinger ha ben presente la
drammaticit del problema della pedofilia nella Chiesa, cos come delle altre forme di degrado morale
che si annidano nel corpo ecclesiale.
Il 25 marzo 2005, Venerd Santo, pochi giorni prima della morte di Karol Wojtyla, il cardinale
Ratzinger firma le meditazioni per la Via Crucis che si svolge al Colosseo senza la presenza di
Giovanni Paolo II. Il pontefice, giunto alla fine del cammino, segue il rito in televisione dalla sua
cappella privata.
Nella meditazione per la nona stazione (Ges cade per la terza volta), lallora prefetto della
Congregazione per la dottrina della fede lancia una denuncia che lascia attoniti vescovi e porporati:
Quante volte si abusa del santo sacramento, della sua presenza, in quale vuoto e cattiveria del
cuore spesso egli entra! Quante volte celebriamo soltanto noi stessi senza neanche renderci conto di lui!
Quante volte la sua Parola viene distorta e abusata! Quanta poca fede c in tante teorie, quante parole
vuote! Quanta sporcizia c nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero
appartenere completamente a lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza! Quanto poco rispettiamo il
sacramento della riconciliazione, nel quale egli ci aspetta, per rialzarci dalle nostre cadute! Tutto ci 
presente nella sua passione. Il tradimento dei discepoli, la ricezione indegna del suo Corpo e del suo
Sangue  certamente il pi grande dolore del Redentore, quello che gli trafigge il cuore.
La denuncia di Ratzinger non poteva essere pi chiara ed esplicita. Suona come un severo
richiamo a compiere un esame di coscienza proprio in occasione della fine del lungo pontificato di
Wojtyla.
 evidente che il cardinale Ratzinger ha ben presenti i casi di pedofilia giunti al suo dicastero.
Tanto che, nella preghiera che segue questa meditazione, afferma:
Signore, spesso la tua Chiesa ci sembra una barca che sta per affondare, una barca che fa
acqua da tutte le parti. E anche nel tuo campo di grano vediamo pi zizzania che grano. La veste e il
volto cos sporchi della tua Chiesa ci sgomentano. Ma siamo noi stessi a sporcarli! Siamo noi stessi a
tradirti ogni volta, dopo tutte le nostre grandi parole, i nostri grandi gesti. Abbi piet della tua Chiesa:
anche allinterno di essa, Adamo cade sempre di nuovo. Con la nostra caduta ti trasciniamo a terra, e
Satana se la ride, perch spera che non riuscirai pi a rialzarti da quella caduta. Spera che tu, essendo
stato trascinato nella caduta della tua Chiesa, rimarrai per terra sconfitto. Tu, per, ti rialzerai.
Sono parole molto forti, soprattutto se si pensa che vengono pronunciate in mondovisione nelle
ultime ore di vita di Giovanni Paolo II.
Eletto al vertice della Chiesa universale, Benedetto XVI si rende conto che lo scandalo della
pedofilia tra i sacerdoti  ancora pi vasto di quello che poteva immaginare. E minaccia di travolgere
anche lui. Perci mette subito in campo una strategia che si sviluppa lungo quattro direttrici.
Anzitutto, lincontro personale con le vittime dei preti pedofili, fino a quel momento negato dai
vertici del Vaticano.
Ratzinger in persona chiede di poter parlare con coloro che sono stati abusati, di poter esprimere
loro la vergogna e il dolore della Chiesa per quanto  accaduto, uniti allaffetto e alla solidariet del
papa per le loro sofferenze.
Gli incontri si tengono negli Stati Uniti, in Australia, a Malta, nel Regno Unito e, con una
rappresentanza di vittime canadesi, anche a Roma.
Lontano dalle telecamere, Ratzinger incontra uomini e donne che hanno subito molestie e
violenze di sacerdoti e religiose, alcune durate diversi anni. Sono momenti di grande commozione e
anche di grande impatto comunicativo.
Nel viaggio in Portogallo, addirittura, Benedetto XVI offre una nuova e inattesa interpretazione
del terzo segreto di Fatima svelato nel 2000 per volont di Giovanni Paolo II.
Questo  il contenuto della terza parte del segreto di Fatima, rivelato il 13 luglio 1917 dalla
Madonna a suor Lucia, allora solo una bambina:
Dopo le due parti che gi ho esposto abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco
pi in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che
sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra
Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: lAngelo indicando la terra con la mano destra,
con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che  Dio:
"Qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti" un
Vescovo vestito di Bianco "abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre". Vari altri
Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale cera una grande
Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi,
attravers una grande citt mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di
pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte,
prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli
spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i
Vescovi Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e
posizioni. Sotto i due bracci della Croce cerano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo
nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si
avvicinavano a Dio.
Il testo di questa profezia rivelata dalla Vergine alla pastorella portoghese  sempre stato messo
in relazione allattentato subito da Wojtyla nel 1981 per mano di Ali Agca, e di questo era convinto lo
stesso Giovanni Paolo II.
Ma sullaereo che lo portava in Portogallo l11 maggio 2010, parlando con i giornalisti (tra cui
cera anche Ignazio Ingrao), Ratzinger ha offerto unaltra chiave di lettura di questo segreto, proprio in
relazione al dramma della pedofilia che affligge la Chiesa:
Quanto alle novit che possiamo oggi scoprire in questo messaggio, vi  anche il fatto che non
solo da fuori vengono attacchi al papa e alla Chiesa, ma le sofferenze vengono proprio dallinterno
della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Anche questo si  sempre saputo, ma oggi lo vediamo
in modo realmente terrificante: che la pi grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori,
ma nasce dal peccato nella Chiesa e che la Chiesa quindi ha profondo bisogno di ri-imparare la
penitenza, di accettare la purificazione, di imparare da una parte il perdono, ma anche la necessit della
giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia. Con una parola, dobbiamo ri-imparare proprio questo
essenziale: la conversione, la preghiera, la penitenza e le virt teologali. Cos rispondiamo, siamo
realisti nellattenderci che sempre il male attacca, attacca dallinterno e dallesterno, ma che sempre
anche le forze del bene sono presenti.
 una straordinaria e drammatica ammissione del peccato dentro la Chiesa. Il riferimento 
prima di tutto alla pedofilia. Ma, indirettamente,  anche una risposta a quanti sostengono  e tra questi
persino il predicatore della casa pontificia, padre Raniero Cantalamessa  che lo scandalo della
pedofilia sia anche il frutto di un "complotto mediatico" ordito dai mezzi di comunicazione laicisti o
peggio, come ha preteso addirittura di sostenere qualcuno, commissionato da gruppi di potere
"ebraico-massonico".
Non c nessun complotto "ebraico-massonico" per screditare la Chiesa, sembra dire Ratzinger.
Ci sono solo le mancanze e i peccati di alcuni uomini di Chiesa che fanno soffrire il papa e tutta la
comunit ecclesiale e che vanno estirpati con coraggio in un cammino di purificazione che deve
coinvolgere tutti: vescovi, laici e sacerdoti.
Proprio la tesi del complotto era riemersa con forza nelle settimane precedenti il viaggio del
papa in Portogallo, a seguito di un articolo del New York Times, arricchito da numerosi documenti
originali pubblicati sul sito internet del quotidiano. Nellarticolo si accusavano Ratzinger e il suo
segretario di Stato, Tarcisio Bertone, di aver ritardato lintervento della Chiesa per fermare e sanzionare
un religioso pedofilo accusato di aver abusato di molti bambini: padre Lawrence Murphy. Allepoca
dei fatti, Ratzinger era prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e Bertone era il suo
segretario.
Dopo il New York Times  la volta dellAssociated Press, che denuncia un altro caso di
insabbiamento da parte di Ratzinger.
La reazione del Vaticano non si fa attendere. Il 26 marzo 2010, in un corsivo non firmato dal
titolo A proposito di un articolo del New York Times. Nessun insabbiamento, LOsservatore Romano
diretto da Gian Maria Vian scrive: La tendenza prevalente nei media  di trascurare i fatti e di forzare
le interpretazioni al fine di diffondere unimmagine della Chiesa cattolica quasi fosse lunica
responsabile degli abusi sessuali, immagine che non corrisponde alla realt. E che  invece funzionale
allevidente e ignobile intento di arrivare a colpire, a ogni costo, Benedetto XVI e i suoi pi stretti
collaboratori.
Una tesi, questa del complotto mediatico, molto popolare nei sacri palazzi. Ma che, dopo soli
due mesi, Benedetto XVI spazza via nella sua conferenza stampa con i giornalisti in viaggio verso
Fatima: prima di denunciare presunti complotti, afferma in sostanza il papa, facciamoci un esame di
coscienza, domandiamoci se siamo stati troppo superficiali o troppo preoccupati solo del buon nome
della Chiesa nellaffrontare alcune situazioni, e cerchiamo di cambiare rotta. Vediamo quanta sporcizia
c nella Chiesa e facciamo pulizia. Prima di tutto culturale.
Benedetto XVI ribadisce il concetto nel corso del simposio internazionale alla Pontificia
universit Gregoriana, a Roma, tenutosi nel febbraio 2012 con il significativo titolo Verso la
guarigione e il rinnovamento. Nel suo messaggio inviato ai vescovi di tutto il mondo, il papa ha
auspicato che la cura e la guarigione delle vittime degli abusi compiuti da religiosi su minori sia una
preoccupazione prioritaria per la comunit cristiana e vada di pari passo con un profondo
rinnovamento della Chiesa a tutti i livelli per costruire una cultura vigorosa di effettiva salvaguardia e
supporto alle vittime. Ogni atto di carit verso anche il pi piccolo dei nostri fratelli  un atto di carit
verso Nostro Signore ha ricordato a tutti i porporati.
Trentacinque
Per fortuna non avevo certezze sul papa tedesco, altrimenti mi sentirei tremare la terra sotto i
piedi.
Altro momento importante  la lettera di Benedetto XVI ai cattolici dellIrlanda, datata 19
marzo 2010.
Una novit nel panorama dei documenti pontifici. Per la prima volta un papa affronta in
maniera esplicita il problema della pedofilia con uno scritto indirizzato a tutti i fedeli di un paese
travolto dagli scandali sessuali dei suoi sacerdoti.
Ratzinger, con il suo stile diretto, si rivolge alle vittime degli abusi e alle loro famiglie:
Avete sofferto tremendamente e io ne sono veramente dispiaciuto. So che nulla pu cancellare
il male che avete sopportato.  stata tradita la vostra fiducia, e la vostra dignit  stata violata. Molti di
voi avete sperimentato che, quando eravate sufficientemente coraggiosi per parlare di quanto vi era
accaduto, nessuno vi ascoltava. Quelli di voi che avete subito abusi nei convitti dovete aver percepito
che non vi era modo di fuggire dalle vostre sofferenze.  comprensibile che voi troviate difficile
perdonare o essere riconciliati con la Chiesa. A suo nome esprimo apertamente la vergogna e il rimorso
che tutti proviamo. Allo stesso tempo vi chiedo di non perdere la speranza.  nella comunione della
Chiesa che incontriamo la persona di Ges Cristo, egli stesso vittima di ingiustizia e di peccato. Come
voi, egli porta ancora le ferite del suo ingiusto patire. Egli comprende la profondit della vostra pena e
il persistere del suo effetto nelle vostre vite e nei vostri rapporti con altri, compresi i vostri rapporti con
la Chiesa. So che alcuni di voi trovano difficile anche entrare in una chiesa dopo quanto  avvenuto.
Tuttavia, le stesse ferite di Cristo, trasformate dalle sue sofferenze redentrici, sono gli strumenti grazie
ai quali il potere del male  infranto e noi rinasciamo alla vita e alla speranza. Credo fermamente nel
potere risanatore del suo amore sacrificale, anche nelle situazioni pi buie e senza speranza, che porta
la liberazione e la promessa di un nuovo inizio.
Rivolgendomi a voi come pastore, preoccupato per il bene di tutti i figli di Dio, vi chiedo con
umilt di riflettere su quanto vi ho detto. Prego che, avvicinandovi a Cristo e partecipando alla vita
della sua Chiesa  una Chiesa purificata dalla penitenza e rinnovata nella carit pastorale  possiate
arrivare a riscoprire linfinito amore di Cristo per ciascuno di voi. Sono fiducioso che in questo modo
sarete capaci di trovare riconciliazione, profonda guarigione interiore e pace.
Il vaticanista Ingrao non ha dubbi: quelle di Benedetto XVI non sono parole di "circostanza".
Sono affermazioni sincere, forti, che colpiscono molti inquilini dei sacri palazzi, soprattutto i cosiddetti
fautori della "linea morbida", coloro che hanno preteso di ignorare lo scandalo della pedofilia invece di
affrontarlo con determinazione.
Papa Ratzinger si rivolge anche ai sacerdoti e ai religiosi che hanno abusato dei ragazzi:
Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete
rispondere di ci davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti. Avete
perso la stima della gente dellIrlanda e rovesciato vergogna e disonore sui vostri confratelli. Quelli di
voi che siete sacerdoti avete violato la santit del sacramento dellOrdine Sacro, in cui Cristo si rende
presente in noi e nelle nostre azioni. Insieme al danno immenso causato alle vittime, un grande danno 
stato perpetrato alla Chiesa e alla pubblica percezione del sacerdozio e della vita religiosa.
Vi esorto ad esaminare la vostra coscienza, ad assumervi la responsabilit dei peccati che avete
commesso e ad esprimere con umilt il vostro rincrescimento. Il pentimento sincero apre la porta al
perdono di Dio e alla grazia del vero emendamento. Offrendo preghiere e penitenze per coloro che
avete offeso, dovete cercare di fare personalmente ammenda per le vostre azioni. Il sacrificio redentore
di Cristo ha il potere di perdonare persino il pi grave dei peccati e di trarre il bene anche dal pi
terribile dei mali. Allo stesso tempo, la giustizia di Dio esige che rendiamo conto delle nostre azioni
senza nascondere nulla. Riconoscete apertamente la vostra colpa, sottomettetevi alle esigenze della
giustizia, ma non disperate della misericordia di Dio.
Vergogna e disonore.
Per la prima volta un papa chiama per nome lo scandalo della pedofilia.
Benedetto XVI non dimentica di mettere sul banco degli imputati anche i vescovi, in quella
parte della lettera che pi  stata oggetto di attriti e discussioni. Nonostante le resistenze di alcuni
prelati, Ratzinger non fa sconti:
Non si pu negare che alcuni di voi e dei vostri predecessori avete mancato, a volte
gravemente, nellapplicare le norme del diritto canonico codificate da lungo tempo circa i crimini di
abusi di ragazzi. Seri errori furono commessi nel trattare le accuse. Capisco quanto era difficile
afferrare lestensione e la complessit del problema, ottenere informazioni affidabili e prendere
decisioni giuste alla luce di consigli divergenti di esperti. Ciononostante, si deve ammettere che furono
commessi gravi errori di giudizio e che si sono verificate mancanze di governo. Tutto questo ha
seriamente minato la vostra credibilit ed efficacia. Apprezzo gli sforzi che avete fatto per porre
rimedio agli errori del passato e per assicurare che non si ripetano. Oltre a mettere pienamente in atto le
norme del diritto canonico nellaffrontare i casi di abuso dei ragazzi, continuate a cooperare con le
autorit civili nellambito di loro competenza. Chiaramente, i superiori religiosi devono fare altrettanto.
Anchessi hanno partecipato a recenti incontri qui a Roma intesi a stabilire un approccio chiaro e
coerente a queste questioni.  doveroso che le norme della Chiesa in Irlanda per la tutela dei ragazzi
siano costantemente riviste e aggiornate e che siano applicate in modo pieno ed imparziale in
conformit con il diritto canonico.
Soltanto unazione decisa portata avanti con piena onest e trasparenza potr ripristinare il
rispetto e il benvolere degli Irlandesi verso la Chiesa alla quale abbiamo consacrato la nostra vita. Ci
deve scaturire, prima di tutto, dal vostro esame di voi stessi, dalla purificazione interiore e dal
rinnovamento spirituale. La gente dellIrlanda giustamente si attende che siate uomini di Dio, che siate
santi, che viviate con semplicit, che ricerchiate ogni giorno la conversione personale. Per loro,
secondo lespressione di santAgostino, siete vescovi; eppure con loro siete chiamati ad essere seguaci
di Cristo. Vi esorto dunque a rinnovare il vostro senso di responsabilit davanti a Dio, a crescere in
solidariet con la vostra gente e ad approfondire la vostra sollecitudine pastorale per tutti i membri del
vostro gregge. In particolare, siate sensibili alla vita spirituale e morale di ciascuno dei vostri sacerdoti.
Siate un esempio con le vostre stesse vite, siate loro vicini, prestate ascolto alle loro preoccupazioni,
offrite loro incoraggiamento in questo tempo di difficolt e alimentate la fiamma del loro amore per
Cristo e il loro impegno nel servizio dei loro fratelli e sorelle.
Il papa utilizza il drammatico caso irlandese per lanciare un messaggio a tutta la Chiesa e al
mondo sul problema della pedofilia.
La lettera ai cattolici irlandesi ha una portata universale. Eppure non riesce a mettere a tacere
scontri e discussioni in seno ai vertici della curia romana sul problema della pedofilia.
Il 4 aprile 2010, domenica di Pasqua, il decano del collegio cardinalizio, Angelo Sodano,
rivolge un indirizzo di saluto al papa che  un modo per esprimergli sostegno e solidariet nei giorni in
cui lattacco al pontefice per gli scandali sulla pedofilia si fa sentire pi forte:  con lei il popolo di
Dio, che non si lascia impressionare dal chiacchiericcio del momento, dalle prove che talora vengono a
colpire la comunit dei credenti, scandisce il cardinale Sodano.
Il termine "chiacchiericcio", con riferimento alle polemiche sullo scandalo della pedofilia,  una
citazione dellomelia che la settimana precedente, per la domenica delle palme, Benedetto XVI aveva
letto.
Eccone un passaggio: Luomo pu scegliere una via comoda e scansare ogni fatica. Pu anche
scendere verso il basso, il volgare. Pu sprofondare nella palude della menzogna e della disonest.
Ges cammina avanti a noi, e va verso lalto. Egli ci conduce verso ci che  grande, puro, ci conduce
verso laria salubre delle altezze, verso la vita secondo verit, verso il coraggio che non si lascia
intimidire dal chiacchiericcio delle opinioni dominanti, verso la pazienza che sopporta e sostiene
laltro.
Nel contesto del messaggio di solidariet di Sodano, il termine chiacchiericcio viene
interpretato da molti come il tentativo del decano del collegio cardinalizio di sminuire la portata degli
scandali. Tanto pi che lo stesso Sodano  accusato di aver insabbiato le accuse contro il fondatore dei
Legionari di Cristo, padre Marcial Maciel Degollado.
Di questa opinione  larcivescovo di Vienna, cardinale Christoph Schoenborn, che attacca
Sodano per le sue parole ma subito dopo  costretto a scusarsi pubblicamente.
Lo scontro fra Sodano e Schoenborn, le accuse reciproche fra cardinali sugli scandali della
pedofilia, sempre nello stile paludato della curia, cos come le diverse valutazioni sulloperato di
Giovanni Paolo II per contrastare questo fenomeno e gli scontri sullopportunit della sua
beatificazione, rivelano che dietro il dramma degli abusi sessuali dei preti in realt si consuma una pi
vasta e complessa partita che punta al controllo dei vertici della Chiesa.
Con lobiettivo di fare chiarezza e offrire un indirizzo preciso alla Chiesa su questi temi,
Benedetto XVI autorizza la Congregazione per la dottrina della fede a pubblicare le nuove Normae de
gravioribus delictis, che vengono rese note il 15 luglio 2010.
Rispetto al 2001, le nuove regole allungano da dieci a ventanni i termini della prescrizione per
i delitti di pedofilia compiuti da religiosi e sacerdoti, termine che decorre dal compimento del
diciottesimo anno di et della vittima.
In secondo luogo, equiparano le persone con problemi mentali ai minori e dunque prevedono
sanzioni della medesima gravit per i chierici che abusano dei bambini e dei disabili psichici.
Quindi introducono una nuova fattispecie nel novero dei delitti pi gravi accanto alla
pedofilia, vale a dire la detenzione di materiale pedopornografico. Inoltre, per rendere pi spediti i
processi, si prevede la possibilit di non seguire la via processuale giudiziale ma di procedere per
decreto extragiudiziale. Addirittura  consentito di presentare al Santo Padre i casi pi gravi in vista
della dimissione dallo stato clericale, ovvero la pena pi alta contemplata dallordinamento canonico
per il religioso e il sacerdote colpevole di pedofilia.
Tuttavia queste norme conservano degli elementi che sono da anni motivo di discussione e di
critica nei confronti della Chiesa. Anzitutto ribadiscono la segretezza sui processi per casi di pedofilia.
Poi non prevedono alcun obbligo di collaborazione con le autorit civili. Si ribadisce cos lassoluta
autonomia dellordinamento canonico rispetto a quello civile, non si prevede alcun dovere di denuncia
a carico dei vescovi che vengono a sapere di casi di pedofilia compiuti dai propri sacerdoti, e
semplicemente si rinvia a quanto previsto dagli ordinamenti di ciascuno Stato.
Ha destato un certo scalpore nellopinione pubblica il fatto che, nellelenco dei delicta graviora
incluso in queste nuove norme, accanto alla pedofilia dei preti si trovi lordinazione delle donne, la
concelebrazione eucaristica tra cattolici e protestanti, la violazione del segreto della confessione e cos
via.
Chiaramente, alla sensibilit ordinaria delle persone, anche alla luce delle dichiarazioni
universali sui diritti delluomo e sui diritti del bambino che sono il punto di riferimento della nostra
civilt a partire dal ventesimo secolo, risulta incomprensibile che per la Chiesa lordinazione di una
donna sacerdote possa essere considerata grave quanto la violenza sessuale su un bambino. Anzi, per il
Codice di diritto canonico abusare di un bimbo  meno grave che abortire, perch il primo delitto 
punito con la dimissione dallo stato clericale, mentre il secondo con la pena ben pi grave della
scomunica latae sententiae, cio automatica.
Il sacerdote che violenta un bambino, insomma, rischia di non poter pi esercitare il proprio
ministero sacerdotale ma continua ad appartenere alla comunit ecclesiale, mentre la donna che
abortisce viene automaticamente esclusa dalla Chiesa.
Una disparit di trattamento che, agli occhi delluomo contemporaneo, appare inaccettabile e
che pu essere compresa solo se ci si mette nella prospettiva dellordinamento canonico e della teologia
morale, secondo cui la vita umana dal concepimento alla morte naturale  il bene supremo.
Il percorso in compagnia del mio collega vaticanista arriva allultima tappa.
Il 3 maggio 2011, Benedetto XVI ha autorizzato la pubblicazione, da parte della Congregazione
per la dottrina della fede, di una lettera circolare indirizzata alle conferenze episcopali nazionali
affinch predispongano entro il maggio 2012 le linee guida sul trattamento dei casi di pedofilia dei
sacerdoti. Le chiese nazionali devono cio impegnarsi a calare nel contesto locale la normativa contro
gli abusi dettata dal Vaticano, impegnandosi a farla rispettare correttamente da parte di tutti i vescovi.
Nella lettera si torna sul tema della denuncia dei casi di pedofilia alle autorit civili.
Secondo la Congregazione per la dottrina della fede, le conferenze episcopali devono tener
conto della legislazione del paese, in particolare per quanto attiene alleventuale obbligo di avvisare le
autorit civili.
Si tratta di unaffermazione generica che non soddisfa quanti sostengono che i vescovi e i
superiori religiosi debbano avere lobbligo di denunciare i sacerdoti pedofili, per evitare che possano
compiere altri reati.
Ma alcune conferenze episcopali, inclusa quella italiana, obiettano che devono essere le stesse
vittime a decidere se denunciare o meno il responsabile della violenza affinch sia consegnato alla
giustizia pubblica.
Si confrontano su questo punto diverse culture giuridiche, fermo restando che la pericolosit e il
carattere tipicamente seriale della pedofilia imporrebbero di prevedere una denuncia obbligatoria per il
chierico accusato di abusi. Se, in base allordinamento canonico, ci si limita a dimettere dallo stato
clericale il sacerdote pedofilo, questo potr comunque continuare a compiere i suoi crimini.
Intanto, sostiene il mio esperto collega Ingrao, la Chiesa mondiale si  incamminata sulla strada
giusta per combattere la pedofilia.
Io non sono cos fiducioso.
Ci sono ancora parecchie resistenze, anche di ordine culturale, ostacoli, lotte interne, interessi
personali.
Senza dimenticare che il problema non  solo sanzionare i delitti commessi, ma anche
prevenirli.
Trentasei
La lettera di Benedetto XVI ai cattolici irlandesi era dovuta. La situazione a Dublino e dintorni
risultava talmente compromessa che il capo della Chiesa di Roma doveva in qualche modo metterci
una pezza. Ci voleva una presa di posizione pubblica, schietta, diretta. Il papa lo ha fatto. Anche se non
 detto che sia servita a qualcosa.
Lescalation delle rivelazioni, degli orrori, e delle polemiche non si  mai arrestata. Si  arrivati
addirittura allo scontro diplomatico tra il governo irlandese e la Santa Sede.
Il 21 luglio 2011, il primo ministro irlandese Enda Kenny pronuncia parole di fuoco contro il
Vaticano: Per nostra fortuna questa non  Roma, questa  la Repubblica dIrlanda, una Repubblica di
leggi, di diritti e di responsabilit, dove la delinquenza e larroganza di un certo tipo di moralit non
saranno mai pi tollerate o ignorate.
Davanti al Dail Eireann, la camera bassa del Parlamento, il premier fa un discorso storico.
Accusa il Vaticano di disfunzione ed elitarismo per aver incoraggiato i vescovi a non denunciare gli
abusi alle autorit civili. Gli imputa il tentativo di bloccare linchiesta in uno Stato sovrano. Le violenze
sessuali e le torture sono state sminuite per proteggere la reputazione e il potere dellistituzione
ecclesiastica. Ma la protezione dei bambini viene prima di tutto e gli standard di condotta della Chiesa
non possono essere applicati in una societ civile e democratica come lIrlanda.
Charlie Flanagan, presidente del partito governativo Fine Gael, chiede a sua volta lespulsione
del nunzio papale: Se un qualunque governo avesse cospirato con i cittadini irlandesi per commettere
dei crimini come ha fatto la Chiesa, il suo ambasciatore sarebbe stato immediatamente espulso.
La Chiesa nega le accuse con una lettera ufficiale:
La Santa Sede desidera sottolineare che in nessun modo essa ha ostacolato o tentato
dinterferire in alcuna delle indagini sui casi di abuso sessuale sui minori. Inoltre, in nessun momento,
la Santa Sede ha cercato dinterferire nel diritto irlandese o di intralciare le autorit civili nellesercizio
delle loro funzioni.
Ma subito dopo la Segreteria di Stato vaticana richiama a Roma per consultazione il nunzio
apostolico in Irlanda, monsignor Giuseppe Lenza. Un provvedimento che sancisce di fatto la crisi
diplomatica.
Alla base della disputa vi  la pubblicazione di un dossier di oltre quattrocento pagine, il
cosiddetto Rapporto Cloyne, ordinato dal governo nel 2009 e ultimato nel luglio 2011.
Nel documento si fa luce sugli abusi compiuti da diciannove preti della diocesi di Cloyne,
contea di Cork, nei confronti di quaranta minori. Vengono raccontate nei dettagli storie di orrore in cui
le vittime sono state abusate pi volte e hanno continuato a vivere nello stesso luogo dove il loro
violentatore celebrava messa. Addirittura, in un caso il sacerdote ha celebrato il matrimonio della sua
vittima.
Dal rapporto emerge che, tra il 1996 e il 2005, i rappresentanti della diocesi e lo stesso potente e
famoso arcivescovo John Magee avrebbero omesso di segnalare pi di quindici casi di cui avevano
ricevuto denuncia. Magee avrebbe mentito ai rappresentanti del governo irlandese, dicendo che la sua
diocesi riportava tutte le denunce di abuso.
John Magee, settantasei anni, non  un vescovo qualsiasi, ma  stato il segretario personale di
ben tre pontefici: Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II. Motivo per cui laccusa che gli viene
rivolta, ovvero quella di aver nascosto, insabbiato e di fatto non bloccato gli abusi, tocca la Chiesa
cattolica nel suo cuore pulsante: il Vaticano.
Le autorit irlandesi hanno verificato inoltre che il suo comportamento era coerente con gli
ordini della Santa Sede, che nel 1997 aveva inviato un documento ai vescovi dellisola in cui ricordava
loro di non denunciare i casi di pedofilia alla polizia e di gestirli internamente.
Benedetto XVI pretende e ottiene le dimissioni di monsignor Magee.
Il Rapporto Cloyne  solo lultima di una serie di inchieste che hanno alzato il velo su centinaia
di casi di abusi a opera di preti in un paese che  considerato il pi cattolico dEuropa. Basti pensare
che in Irlanda la contraccezione  rimasta illegale fino al 1980 e che fino al 1985 i preservativi si
potevano comprare solo dietro prescrizione medica. Laborto  ancora fuorilegge e proibito dalla
costituzione, a meno che la vita della donna non sia in grave pericolo.
I primi sentori del fenomeno si avvertono nel 1986, quando le diocesi irlandesi cominciano ad
assicurarsi contro eventuali accuse di abuso nei confronti di minori. Intanto il governo, per la prima
volta, pubblica una guida su come comportarsi in caso di violenza.
Quattro anni dopo, la Chiesa cattolica irlandese istituisce una commissione interna, guidata dal
vescovo Laurence Forristal, per offrire consulenza legale ai preti in casi di denunce per abusi su minori.
Tutto ci senza che alcun caso sia stato ancora reso pubblico.
Lo scandalo scoppia nel 1994.
Frate Brendan Smyth viene condannato a quattro anni di prigione per abusi su minori
nellIrlanda del Nord.
La conferenza nazionale dei vescovi rifiuta ogni commento sulla notizia della rimozione di due
preti, nella contea di Kerry, in seguito ad accuse di violenze sessuali.
Lanno successivo, una vittima esce allo scoperto e racconta in pubblico la sua vicenda. Si
chiama Andrew Madden. I giornali scrivono che aveva ricevuto un compenso dalla Chiesa per starsene
buono. Larcivescovo Desmond Connell risponde: larcidiocesi non ha mai pagato alcuna vittima, il
denaro ricevuto da Madden era un prestito da parte di un sacerdote. Sacerdote in seguito incriminato
per abusi nei confronti di otto bambini e condannato a soli due anni di carcere.
Le accuse nei confronti di esponenti della Chiesa cattolica si susseguono: un prete viene
condannato a dodici mesi di carcere a Dublino, un altro a Belfast finisce dietro le sbarre per sette anni.
Nel 1996 i vescovi pubblicano il cosiddetto libro verde, The Framework Document, che
introduce nuove linee guida per i casi di abuso sessuale. Lanno successivo, un prete di Dublino viene
condannato a diciotto mesi per aver abusato di una bambina negli anni Settanta. A seguire, altri tre
sacerdoti vengono giudicati colpevoli dai tribunali con pene che vanno da due a sette anni di carcere.
Nel 1999, padre Sean Fortune si suicida la sera prima del processo. Intanto papa Giovanni
Paolo II nega che il fenomeno degli abusi sessuali su minori possa essere in qualche modo ricondotto al
vincolo del celibato.
Tre anni dopo, la BBC trasmette un programma di denuncia sugli abusi di alcuni bambini nella
diocesi di Ferns a opera di padre Fortune. Il titolo della trasmissione  Suing the Pope, "Denunciando il
papa".
Il governo irlandese apre uninchiesta. Si scopre che la curia era stata messa al corrente della
condotta del prete molestatore gi negli anni Ottanta, ma aveva ignorato le denunce.
Il vescovo Brendan Comiskey chiede scusa alle vittime, ammette in pubblico di non aver fatto
abbastanza per proteggerle e si dimette.
Qualche mese pi tardi, unaltra rete televisiva manda in onda una trasmissione intitolata
Cardinals Secrets, "I segreti dei cardinali", che denuncia le azioni di copertura messe in atto
nellarcidiocesi di Dublino.
Il governo irlandese apre unaltra inchiesta.
Nel 2003 Mervyn Rundle ottiene a titolo di risarcimento la cifra record di trecentomila sterline
per la gravit degli abusi subiti quando aveva dieci anni per mano di un frate: Thomas Naughton. Altre
due vittime dello stesso prelato si sono suicidate.
Nel 2005 viene pubblicato il rapporto governativo sui fatti di Ferns: emergono dettagli su abusi
e azioni di copertura da parte dei rappresentanti della Chiesa.
Nel frattempo, Francis Murphy, giudice della corte suprema, viene scelto per dirigere la
commissione di indagine sullarcidiocesi di Dublino.
Il cardinale Desmond Connell cerca di impedire alla commissione laccesso agli oltre
cinquemila documenti di cui sostiene la natura confidenziale, ma alla fine  costretto a cedere e perfino
a dimettersi per lasciare il posto a Diarmuid Martin.
Il National Board for Safeguarding Children, lorganizzazione della Chiesa per la salvaguardia
dei bambini, rivela in un rapporto che le azioni di protezione dei minori nellarcidiocesi sono
inadeguate e in alcuni casi pericolose.
Trentasette
Oltre al rapporto Cloyne, bisogna leggere i resoconti delle due maggiori indagini governative
per capire cosa  successo nelle chiese irlandesi.
Il primo  il Ryan Report della Child Abuse Commission. Oltre 2.500 pagine in cui si parla di
bambini picchiati, violentati e umiliati da centinaia di preti e suore nel corso dei decenni. Non solo
dentro scuole e orfanotrofi, ma anche in riformatori, ospedali e case dospitalit: in tutti i luoghi gestiti
dal clero cattolico dove i pi piccoli trovavano rifugio al di fuori dalla famiglia.
Oltre cinquecento testimoni, oggi di et compresa tra i cinquanta e gli ottantanni, raccontano
abusi psicologici, emotivi e sessuali ripetuti nel corso di lunghi periodi di tempo da parte dei religiosi,
dello staff e anche degli studenti pi grandi.
Per molte vittime, le conseguenze delle violenze sono state la povert, lalcolismo, le malattie
mentali, laggressivit, lisolamento e lautolesionismo.
Il rapporto dimostra come per i rappresentanti della Chiesa la priorit fosse la reputazione delle
istituzioni.
I dirigenti non hanno fatto alcun tentativo di ascoltare i bambini e non hanno mai dimostrato di
credere alle loro lamentele, vittimizzandoli ulteriormente.
Nel 1940, per esempio, erano stati scoperti casi di abuso, ma la punizione per i colpevoli era
stata il semplice allontanamento dalla scuola. In un altro caso i dirigenti fecero di tutto perch la storia
non fosse divulgata tra lo staff dellistituzione religiosa.
Il rapporto conclude dicendo che le congregazioni religiose si sono dimostrate impreparate ad
assumersi la responsabilit delle azioni nefaste compiute dai loro rappresentanti, preferendo di gran
lunga la fedelt e il silenzio al benessere dei bambini coinvolti.
Tra i responsabili si citano larcivescovo Dermot Ryan, in carica dal 1972 al 1984, che si 
rifiutato di avviare qualunque indagine contro i preti accusati, e larcivescovo Kevin McNamara, che ha
permesso a un prete sospettato di abusi ripetuti su pi ragazzi di continuare ad agire indisturbato.
McNamara fu anche il primo a stipulare le polizze di assicurazione per proteggersi dalle denunce delle
vittime. Inoltre si fanno i nomi del cardinale Desmond Connell e dei vescovi Dermot OMahony, James
Kavanagh e Donal Murray.
Laltro importante documento  il rapporto della Commissione Murphy, istituita nel 2006 per
gli abusi nellarcidiocesi di Dublino. Contiene risultati e dettagli che preferisco non raccontare. Al loro
posto, un rigo bianco di silenzio.
Uno dei casi che colpisce di pi  quello di padre Noel Reynolds, che in trentanni di carriera
pare abbia molestato oltre cento bambini, in qualche caso con pratiche che...
Altro rigo bianco.
Sconcerta anche il comportamento della Chiesa: la prima preoccupazione  quella di mantenere
intatta la reputazione e preservare le sue propriet. Una Chiesa che parla di errori confinati alla sfera
morale. Non di crimini commessi dai sacerdoti.
Ecco dunque il quadro dellIrlanda, in passato un paese rurale e povero dove entrare a far parte
del clero significava poter studiare, viaggiare, avere un posto dove dormire, acquisire il rispetto della
gente e garantirsi una pensione: un sogno che si contrapponeva alla realt del duro lavoro nei campi
dieci ore al giorno per sfamare una famiglia spesso numerosa.
Ecco perch lIrlanda  stata per anni una fonte inesauribile di sacerdoti. Ma ora la situazione 
cambiata. Si contano ancora 1.362 parrocchie, ma il numero dei preti  in costante diminuzione.
Alcune ricerche parlano di un calo del 40 per cento in dieci anni, che ha portato il numero dei
sacerdoti da 2.800 a 1.700. Le proiezioni per il futuro indicano una prospettiva disastrosa, prossima al
collasso, che per il momento viene parzialmente arginata dalla continua immissione di religiosi
immigrati.
Ma oltre alla quantit, il problema sta anche nella qualit. Il clero irlandese  alle prese con un
progressivo invecchiamento: la met dei preti ha pi di cinquantacinque anni.
Inoltre, con i fedeli cattolici delle vecchie generazioni muoiono anche i maggiori finanziatori
delle parrocchie, dato che i giovani sono sempre pi restii a contribuire al mantenimento dei sacerdoti e
delle loro attivit.
Gi, le nuove generazioni.
Verso la fine del 2009 Grainne OSullivan, designer di trentadue anni, ha creato insieme a un
suo amico programmatore, Cormac Flynn, e a un dipendente della pubblica amministrazione di Cork,
Paul Dunbar, un sito internet, CountMeOut.ie, per aiutare gli irlandesi che volevano rinnegare
ufficialmente la Chiesa cattolica.
Tempo qualche mese, il sito  diventato un punto di riferimento. Il modulo per labbandono del
cattolicesimo, la Defectio ab ecclesia catholica actu formali,  stato scaricato da oltre dodicimila
persone.
Il numero degli abusi fa impressione non solo in termini assoluti, ma anche in rapporto al
numero di abitanti: lIrlanda  seconda solo agli Stati Uniti, anche se la sua popolazione  cento volte
pi piccola di quella americana.
A differenza degli USA, per, sono i contribuenti irlandesi a pagare buona parte degli
indennizzi alle vittime, dato che il governo ha concesso alla Chiesa la possibilit di versare solo il 50
per cento del risarcimento.
Ma lIrlanda  anche il primo paese in cui il governo si  schierato con forza contro la Chiesa,
con listituzione di tre commissioni, tutte finanziate dallo Stato e presiedute da giudici ordinari.
Trentotto
John Kelly  il coordinatore di unorganizzazione irlandese di sostegno alle vittime di abuso:
Survivors of Child Abuse, SOCA.
John stesso  una vittima.
Dopo un po di tentativi, riesco a parlargli al telefono.
Ho visto la sua foto su alcuni articoli e so che  un omone alto e grosso. La voce  come me
laspettavo. Scambiamo due parole di presentazione, poi John parte in quarta, con grande impeto. Ha
vissuto in una industrial school, le scuole dove venivano portati i ragazzi poveri e abbandonati di cui
parla il Ryan Report. Questa  la sua storia.
John ha quasi tredici anni, i genitori si separano. Viene portato a Daingean perch beccato a
rubare della cioccolata. Ci rimane due anni, periodo durante il quale vede la madre solo una volta.
Daingean si trova nel mezzo del paese e, per chi ha pochi soldi, non  facile da raggiungere.
Quando incontra la madre, John la implora di portarlo via. Ma la donna non  in grado di
mantenerlo e lo lascia l, dove viene violentato e torturato con regolarit.
Non ha un nome:  solo il numero 253.
Daingean e le altre industrial schools sono finanziate dal governo, ma leducazione scolastica 
una componente residuale nei programmi dellistituto. John e gli altri studenti sono impiegati
soprattutto nel lavoro dei campi.
Se si strappano i vestiti, prendono ago e filo e rammendano sopra degli stracci. Si lavano con
lacqua fredda, il cibo  scarso.
Con il loro lavoro producono crocifissi e oggetti sacri che spesso finiscono per essere usati nelle
torture e nelle violenze.
John ricorda come un incubo le ore prima di andare a letto. Lattesa e la paura di finire nel
gruppo dei prescelti per quella sera, che viene condotto nei sotterranei per partecipare a incontri brutali.
Sarebbe stato meglio saperlo prima, che sarebbe toccato a me, piuttosto che aspettare per
quegli interminabili minuti che sembravano ore.
Gulag per bambini.
Allet di quindici anni, John riesce a trovare il coraggio e la forza di fuggire da Daingean.
Lascia lIrlanda e si rifugia in Inghilterra.
Quella esperienza ha segnato la sua adolescenza e tutta la sua vita. Con una sensazione di
impotenza sistemica e istituzionalizzata.
Ma riesce a vedere il bicchiere mezzo pieno e a sentirsi fortunato rispetto ad altri compagni di
sventura che sono rimasti dentro per molto pi tempo o che sono entrati in quei posti fin dalla pi
tenera et.
John non ha messo piede in Irlanda per trentanni, e come lui tante altre vittime sono scappate
allestero senza guardarsi indietro.
Nel 1999  davanti alla televisione quando viene trasmesso States of Fear, un documentario
sulle violenze ai bambini nelle scuole cattoliche e nei riformatori irlandesi tra il 1930 e il 1970. A quel
punto decide che  arrivata lora di guardare in faccia il passato e, se possibile, di aiutare le altre
vittime.
Quando nel 2003 ha inizio lindagine governativa sugli abusi, sono in tanti a vedere finalmente
uno spiraglio di luce, una speranza di giustizia. Ma la pubblicazione del Ryan Report, nel 2009, non
riesce a cicatrizzare tutte le ferite aperte. Molti aguzzini non vengono neppure nominati se non con
pseudonimi, altri non sono stati chiamati a rispondere delle loro azioni.
John vive oggi a poca distanza da uno dei suoi violentatori di allora, che  ancora sacerdote. Ma
non ha mai pensato di farsi giustizia da solo. Vuole vederlo in carcere, lui e tutti gli altri colpevoli. Non
cerca vendetta, ma sensibilizzazione dellopinione pubblica.
Tra le decine di articoli apparsi sui giornali al momento della pubblicazione del Ryan Report,
spicca una foto di John mentre protesta. Per lui quel documento non  unarma legale. Se mai le vittime
decidessero di portare in tribunale la Chiesa come avviene negli Stati Uniti, dovrebbero trovare un
avvocato e un investigatore con ben altre prove delle violenze.
John dice che molti hanno accettato di tacere in cambio di un po di denaro.
Lui no, lui vuole giustizia. E ammette che le storie apparse sui giornali e in televisione, unite ai
rapporti delle varie commissioni di inchiesta, hanno raggiunto un grande obiettivo: ora la gente conosce
la verit. Le vittime non si vergognano pi del loro passato e gli irlandesi non si fidano pi della Chiesa
cattolica, ma danno retta a quello che dicono i loro figli. Finalmente i bambini irlandesi sono protetti.
Dopo la conversazione con John Kelly, cerco di mettermi in contatto con Maeve Lewis, dal
2008 direttrice di un importante istituto di consulenza e trattamento per le vittime di abusi.
Il centro  stato fondato nel 2002 dal terapista Colm OGorman, egli stesso vittima di abuso da
parte di un prete. OGorman  anche uno dei protagonisti del documentario Suing the Pope che port
alle dimissioni di monsignor Brendan Comiskey e allistituzione di una commissione dinchiesta
governativa.
Maeve  una psicologa che lavora da anni con le vittime di abuso sessuale.  una delle poche
rappresentanti di queste organizzazioni a non aver subito violenze.
La sua associazione si chiama One in Four, "Uno ogni quattro": secondo le statistiche ufficiali,
in Irlanda un minore su quattro, il 27 per cento,  stato vittima di abusi.
Il dato non lascia certo indifferenti. E quando Maeve mi risponde al telefono con tono cordiale e
professionale, le chiedo subito se queste cifre sono veritiere. Lei dice che si riferiscono al 2002 e che
oggi non ci sono abbastanza soldi in Irlanda per finanziare un altro progetto di ricerca. Ma a suo parere
la situazione attuale non  cambiata di molto, non solo in Irlanda, ma anche negli Stati Uniti, in
Inghilterra e in Australia.
Io confesso incredulit e perplessit. Mi risulta difficile pensare che ogni quattro persone che
conosco e incontro sulla mia strada, ce ne sia una che nasconde un simile segreto.
Maeve insiste: ci troviamo al cospetto di una delle realt pi inesplorate del mondo. Una realt
di cui si vedono solo gli effetti di superficie: alcolisti, tossicodipendenti, violenti, persone incapaci di
relazionarsi. Gente spesso alle prese con un trauma invisibile a occhio nudo, che pu rimanere nascosto
per molto tempo. Persone magari anche realizzate professionalmente, sposate, con una vita familiare
felice, ma che si portano dentro un fardello che non riescono a condividere con nessuno. Spesso sono
insicure, si autolimitano e non raggiungono mai il loro vero potenziale.
Secondo One in Four, il 70 per cento dei casi di abuso  di tipo familiare, il 30 per cento
avviene dentro la Chiesa.
Dopo la pubblicazione dei Rapporti Murphy e Ryan, anche lassociazione di Maeve ha visto
impennarsi il numero delle persone che bussano per chiedere aiuto.
Secondo lei, lIrlanda di oggi non  pi quella di dieci anni fa. C stato un grosso cambiamento
sociale: ora  chiaro a tutti che un bambino che subisce molestie non  mai colpevole.
Nel 2008 le vittime che hanno cercato supporto nel loro centro di Dublino sono state 426.
Lanno precedente, quello delle due pubblicazioni, il numero  arrivato a 1.140. Nel 2010  sceso
ancora a 749.
Chiedo a Maeve qual  la differenza tra un abuso commesso in famiglia e quello subito per
mano di un uomo di chiesa.
I bambini cresciuti in istituzioni religiose, se vittime di abusi, hanno sperimentato carenze
estreme a tutti i livelli: umiliazione quotidiana, disumanizzazione, violenza fisica, psicologica e
sessuale. Per Maeve la loro esperienza pu essere paragonata a quella dei sopravvissuti allOlocausto.
Sono casi molto gravi e richiedono anni di terapia specializzata.
Se invece labuso da parte di un religioso avviene su bambini che vivono con la loro famiglia, le
esperienze e le necessit dal punto di vista del supporto psicologico non sono molto diverse da quelle
dei minori che subiscono questo tipo di violenza in famiglia: alla base c la rottura di un rapporto di
fiducia importante per lindividuo.
Maeve mi spiega che a volte alla sua porta arrivano persone che non sono pronte per la terapia:
spesso hanno un problema di tossicodipendenza o di alcolismo, che va trattato prima di iniziare le
sessioni di terapia sullabuso. Altrimenti non si fa nessun passo avanti.
One in Four offre terapia anche per i colpevoli di abuso sessuale.
La maggior parte sono membri della famiglia delle vittime. Alcuni arrivano volontariamente,
altri costretti dai giudici, dalla polizia o dagli assistenti sociali. Adesso sono in ventisei, prendono parte
a una decina di incontri individuali e poi passano a gruppi di terapia con altre otto persone per circa
diciotto mesi.
Dopo avere letto numerose testimonianze di preti colpevoli di abuso che dicevano di essere stati
abusati a loro volta durante linfanzia, chiedo a Maeve se questa  una causa determinante nella
condotta di un pedofilo. Se in qualche modo si debba pensare a un rapporto di causa ed effetto.
Lei dice che solo il 30 per cento dei violentatori  stato a sua volta vittima di abuso. In ogni
caso, le esperienze traumatiche subite durante linfanzia non possono mai diventare una giustificazione
per violentare altri bambini.
Una persona che arriva a One in Four, deve fare subito una cosa fondamentale: ammettere di
avere causato trauma e dolore a un bambino. Questo perch la maggior parte dei colpevoli tende a
minimizzare ci che  successo. Dicono che in fondo hanno trattato i bambini con amore.
Solo dopo aver ammesso in gruppo le proprie colpe si pu pensare a un reale percorso di
terapia.
Trentanove
LIrlanda  una ferita aperta. Il Belgio  unaltra ferita aperta.
Aprile 2010. Monsignor Roger Vangheluwe, vescovo di Bruges, confessa di aver abusato
sessualmente di un minore. Le sue parole: Quando ero ancora un semplice sacerdote e per un certo
tempo allinizio del mio episcopato ho abusato di un giovane dellambiente a me vicino. La vittima ne
 ancora segnata.
La vittima  il nipote. Le violenze sono iniziate quando il bambino aveva cinque anni e sono
proseguite fino alla maggiore et. Tredici anni.
Scoppiano le polemiche. Il monsignore  costretto a rassegnare le dimissioni e a lasciare la
diocesi. La Congregazione per la dottrina della fede gli impone lesilio in una comunit per un periodo
di trattamento spirituale e psicologico.
Il Belgio prende una sberla in faccia e si sveglia.
La stampa inizia a martellare con inchieste, interviste e approfondimenti.
Il fondatore del gruppo di lavoro sui diritti delluomo nella Chiesa, Rik Devill, parla di circa
cinquecento casi nascosti.
Sotto accusa finisce anche il potente cardinale Godfried Danneels, presidente della Conferenza
Episcopale Belga dal 1979 al 2009. Come  possibile che non si sia accorto di nulla? Che fine hanno
fatto le centinaia di denunce indirizzate ai vari vescovi da parte delle associazioni che tutelano le
vittime? Il porporato respinge ogni accusa e manifesta orrore per tutto ci che hanno subito tante
giovani vite a opera dei servitori di Dio.
La Chiesa cattolica reagisce con listituzione di una commissione sotto la guida di Peter
Adriaenssens, psichiatra infantile molto noto in Belgio. In poco tempo, il gruppo di lavoro raccoglie
centinaia e centinaia di denunce e testimonianze.
Ma, mentre gli esperti sono in piena attivit, una mattina di giugno del 2010 la polizia fa
scattare una raffica di perquisizioni. Un gruppo di investigatori, su richiesta della procura di Bruxelles,
fa irruzione allinterno dellarcivescovado di Mechelen, il cuore della Chiesa belga, a circa venticinque
chilometri di distanza dalla capitale, proprio mentre  in corso la riunione della Conferenza Episcopale.
Gli agenti entrano addirittura nellabitazione del cardinale Danneels, ex primate del Belgio, e
gli sequestrano il computera. Vengono confiscati anche i quattrocentosettantacinque dossier nel
frattempo raccolti dalla commissione guidata da Adriaenssens, che reagisce con veemenza a quello che
considera un sopruso.
I poliziotti si spingono fin dentro la cripta della cattedrale e portano via persino delle
comunicazioni interne tra la conferenza dei vescovi e la Santa Sede. A nulla valgono le proteste sulla
natura diplomatica di atti come questi.
Nei giorni successivi si diffonde una notizia di stampa secondo cui nel corso delle perquisizioni
sarebbe stato sequestrato materiale relativo al pedofilo Marc Dutroux, il mostro di Marcinelle. In
particolare, sarebbero state trovate alcune foto dellesumazione dei corpi delle sue giovani vittime.
Apriti cielo. A nulla valgono gli accorati appelli alla prudenza. Davanti allopinione pubblica si
materializza un incubo mai del tutto rimosso, e da pi parti si parla di dossier Dutroux in
arcivescovado.
Riassumo in breve il caso Dutroux.
Il 24 giugno 1995, Melissa e Julie, due bambine di otto anni, spariscono da Grce Hollogne,
nella provincia di Liegi. La polizia pensa a una fuga e non fa molto per ritrovarle. Due mesi dopo altre
due adolescenti, An e Eefje, svaniscono nel nulla. Il 28 maggio 1996 tocca a Sabine, dodici anni. Le
ricerche sono vane. Il 9 agosto  la volta di Laetitia, quattordici anni.
A questo punto gli investigatori cominciano a cercare un legame tra tutti questi casi. Gli indizi
portano a Marc Dutroux, un piccolo trafficante gi condannato per stupro ai danni di un minore.
Dutroux viene arrestato. Due giorni dopo confessa.
Sabine e Laetitia vengono ritrovate vive dentro una stanza nascosta nella cantina della sua casa.
Le ragazze raccontano la reclusione, le violenze sessuali, fisiche e psicologiche. Tutto il Belgio 
sgomento.
Ma gli orrori non sono finiti. I corpi di Julie e Melissa, morte di fame durante la prigionia, erano
stati sepolti in giardino. Quelli di An e Eefje erano interrati in unaltra casa. Il paese  sotto shock.
Lo scandalo tocca le alte sfere della giustizia, che non ha saputo proteggere le vittime da un
pregiudicato recidivo. Si insinua che Dutroux faccia parte di un giro di prostituzione minorile gestito da
uomini potenti, ma non ci sono prove.
Il processo viene seguito in diretta televisiva.  un affare di stato. Circa mezzo milione di
persone partecipa a una "Marcia bianca" a Bruxelles alla cui testa camminano le due giovani
sopravvissute.
Dutroux tenta una fuga rocambolesca dalla prigione, ma viene riacciuffato e condannato
allergastolo.
a. In seguito, il cardinale Danneels non  stato coinvolto in nessuna inchiesta giudiziaria.
Quaranta
Il rapporto della commissione belga di inchiesta diretta da Peter Adriaenssens viene reso
pubblico nellautunno del 2010.
Si parla di tredici suicidi tra le vittime di abuso. Gli altri abusati vengono classificati come
sopravvissuti.
I casi abbracciano tutte le congregazioni religiose del Belgio. Le denunce sono quasi
cinquecento, un centinaio vengono pubblicate in forma anonima. Si tratta di abusi consumati nel
periodo che va dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta. Due terzi delle testimonianze sono di uomini, il
resto di donne. Tutti oggi hanno unet compresa tra i cinquanta e i settantanni.
Allepoca in cui sono iniziate le violenze, avevano in media dodici anni.
Vado a leggere alcune testimonianze.
Sono stato violentato dal mio viceparroco quando avevo sette anni. Gli abusi sono proseguiti
fino a quando ho compiuto dodici anni. In seguito sono poi diventato io stesso pedofilo e sono finito in
carcere.
Il racconto di una donna abusata quando aveva diciassette anni:
Vi scrivo questa lettera dopo una lunga riflessione. In seguito alle dimissioni del vescovo di
Bruges, vivo di nuovo nellangoscia e nella paura. Anche se sono lontana. Ho scelto di vivere lontano
dal mio paese, sperando che il passato non mi raggiunga. Anche se ho acquisito la forza di guardare
avanti, non c un giorno in cui non pensi a quei lunghi anni di sofferenza.
Non ero una bambina, avevo diciassette anni quando  iniziata.
Sono tre settimane che rifletto sulla questione: ho il diritto di lamentarmi?
Il sentimento di colpa mi soffoca. Ci sono dei giorni in cui ringrazio Dio di avere loccasione di
parlare. Quattro anni di psicoterapia mi hanno insegnato che le parole uccidono. Ho avuto delle enormi
depressioni, di cui una  arrivata fino al tentativo di suicidio.
Ero unadolescente taciturna, chiusa, che non guardava i ragazzi. Quando gli ho parlato del mio
desiderio di diventare suora, lui  diventato il mio confidente. Gli ho dato fiducia e non mi sono accorta
di niente. Mi ha detto che dovevo imparare la tenerezza umana, che era preferibile impararla con
dolcezza da lui.
Alcune volte mi lasciavo andare, altre no. Allora si arrabbiava, beveva o mi diceva che poteva
andare a puttane nei quartieri, che poteva mostrarmi i ticket dei parcheggi per provarmi che ci era gi
andato.
Quando la sera non passavo a trovarlo, telefonava ai miei genitori e si inventava un pretesto
perch andassi da lui. Era un grande amico di famiglia.
Allinizio erano carezze, poi  passato allatto sessuale.
Quella sera sono rientrata a casa, tutti dormivano tranne mia sorella. Sono andata a dormire
vestita. Lei mi ha chiesto cosa mi era successo. Niente. Il giorno dopo, partivamo per il campo estivo.
Quando sono salita in treno e mi sono seduta sul sedile, lho intravisto dal finestrino.  stato in quel
momento che ho realizzato cosera successo il giorno prima. Per i dieci giorni successivi non ha mai
smesso di fotografarmi, era orribile. Io mi chiudevo, gli altri mi criticavano, ero la guastafeste.
Nel luglio 1983 sono partita con il pellegrinaggio diocesano, facevo parte di un gruppo di
giovani, alloggiavamo in un albergo. Mi sono aperta con un prete che mi ha consigliato di parlare al
vescovo. Il giorno dopo sono andata a trovarlo, gli ho chiesto di parlargli in confessione e gli detto: ho
un problema con uno dei vostri preti. Lui mi ha risposto: smetta di guardarlo, la lascer tranquilla. E mi
ha fatto segno di allontanarmi. Piango ancora oggi per questo.
Qualche tempo dopo ho conosciuto un ragazzo e ho iniziato a frequentarlo. Lui era geloso. Ci
seguiva ovunque. Un giorno lho trovato nella mia camera. Non so come abbia fatto, ma aveva una
chiave della mia camera.
Dopo che se ne andava, la sera dormivo per terra, nel mio sacco a pelo, era il mio rifugio.
Ancora oggi se mio marito parte per un viaggio, io mi infilo nel sacco a pelo.
Sono passati anni. Nel 1994 ho cominciato una psicoterapia intensiva, ho rivissuto dei momenti
di angoscia terribile.
Oggi sono felice, ma la ferita resta. Non riesco a vivere una relazione serena, ho sempre
limpressione che si abusi di me.
I fatti sono prescritti, lui ha scelto di vivere in unabbazia. Io non chiedo nulla. Voglio solo che
sappiate.
Ingenuit, senso di colpa, vergogna: sono i sentimenti che si ritrovano in quasi tutte le
testimonianze.
Una delle vittime, Jol Devillet, ha raccontato la sua storia in un libro: Viol par un prtre,
"Violentato da un sacerdote".
Jol nasce in una famiglia disagiata. Labate, il parroco e le suore lo aiutano a fare i compiti, gli
danno da mangiare, lo ricoprono di affetto e attenzioni. Lui diventa chierichetto e sogna di diventare
prete.
A un certo punto arriva un nuovo sacerdote.
Mi invitava a passare da lui la sera dopo la messa. Ai muri della sua stanza al primo piano
cerano tante cornici con foto di bambini. Lui tirava gi le serrande, accendeva la televisione e mi
faceva sedere sulle sue ginocchia.
A casa non ricordo di essere mai stato tra le braccia dei miei genitori. Non cera labitudine di
abbracciarsi, tranne ai compleanni o a Natale. Mai in altri momenti.
Quando il vicario mi invitava sulle sue ginocchia, ero tutto contento di ricevere dellaffetto
fisico, del contatto e del calore umano. Pensavo allaffetto che mia madre dava al mio fratellino, nato
poco prima.
Il vicario stava seduto sulla sua poltrona, io andavo a stringermi contro di lui come un bambino
piccolo. Lui nel frattempo guardava vari programmi televisivi e si occupava di me. Sulle sue ginocchia
mi sentivo bene, mi sentivo amato, chiudevo gli occhi e speravo che questo momento non finisse mai.
Lui mi accarezzava la parte alta del corpo, poi le sue carezze si facevano strane. Io gli bloccavo
la mano. Lui mi diceva di lasciarlo fare. Il suo tono non era aggressivo, ma carico di insistenza
autoritaria.
Non amavo le sue carezze, che mi procuravano insieme dei brividi e del solletico, ma ogni volta
che respingevo la sua mano lui ripeteva con insistenza: lasciami fare.
Il sacerdote gli scrive anche delle lettere: Possa il Signore aiutarci entrambi a essere pi fedeli
al suo messaggio di gioia, di rispetto e di purezza.
Le cose peggiorano: Il vicario approfittava di me per esprimere tutta la sua perversit in una
maniera ignobile e ripugnante. Per lui era facile liberare le sue pulsioni sessuali sul bambino che ero. Io
volevo solo morire...
Perch mi sono persuaso che gli atti di questo pedofilo erano normali? Come ho potuto lasciarlo
fare? La paura di perdere tutto, di non essere creduto.
Passano gli anni. Jol si diploma ed entra in seminario. Ogni tanto va da uno psichiatra. Poi
racconta tutto ai superiori. Finisce dal vescovo e dal tribunale ecclesiastico. Il sacerdote ammette le sue
colpe e gli chiede perdono. Jol accetta di non sporgere denuncia, anche perch ha paura di essere
cacciato dal seminario.
Cosa che tuttavia avviene poco tempo dopo, quando i superiori scoprono che Jol ha una
relazione con un altro seminarista.
Il seminario e la chiesa non sono un santuario di uomini asessuati. Quante piccole parole
damore ho ricevuto sotto la porta da parte di colleghi?
Cacciato, Jol trova lavoro come infermiere.
Il tradimento era totale, rispetto alle aspirazioni innocenti della mia giovinezza. Per me il
sacerdozio era il sacrificio del cuore agli occhi di Dio, e non la perfidia, lipocrisia, la dissimulazione di
unistituzione che parla del paradiso delle anime.
La Conferenza Episcopale del Belgio ha identificato ufficialmente centotrentaquattro preti
pedofili. Di questi, solo ventuno sono stati condannati e mandati in carcere. Secondo il quotidiano Le
Soir, la cifra non tiene conto di una cinquantina di denunce presentate dopo le dimissioni del vescovo
di Bruges.
Vescovo che, dopo un anno di penitenza,  riapparso allimprovviso in televisione. Nellaprile
2011 monsignor Roger Vangheluwe si  fatto intervistare dallemittente fiamminga VT4 e ha ammesso
di aver abusato di un altro ragazzo: un altro nipote.
Le sue parole hanno provocato sconcerto nellopinione pubblica, non soltanto per la scoperta di
una seconda vittima, ma anche per le parole con cui lalto prelato ha negato di essere un pedofilo:
Perch era soltanto dellintimit, quella che si creava: lui non mi sembrava si opponesse, non mi ha
mai visto nudo, non vi era nemmeno penetrazione, dunque io non ho proprio limpressione di essere un
pedofilo.
E quando il conduttore gli ha chiesto come fosse iniziato, Vangheluwe ha risposto: Come in
tutte le famiglie. Quando venivano a trovarmi, i miei nipoti dormivano con me.  cominciato come un
semplice gioco con i bambini. Non c mai stato nessuno stupro.
Frasi che hanno fatto arrabbiare perfino i vescovi, che hanno subito diffuso una nota con la
quale si sono detti stupiti ed estremamente scioccati.
Al che Vangheluwe si  fatto intervistare una seconda volta: Mi aspettavo queste reazioni. Ho
ricevuto centinaia di lettere di credenti che mi chiedono di restare me stesso.
Vangheluwe non potr essere processato perch i reati di cui  accusato sono caduti in
prescrizione.
Nel frattempo, in Olanda, unaltra commissione di inchiesta ha concluso i suoi lavori.
Risultato: decine di migliaia di minori hanno subito molestie sessuali nel periodo che va dal
1945 al 2010. Nella maggior parte dei casi si tratta di comportamenti inappropriati, come
palpeggiamenti. Ma nel rapporto si parla anche di diverse migliaia di stupri.
I fatti sono stati consumati allinterno di istituzioni cattoliche come seminari, convitti e
orfanotrofi.
La commissione ha identificato ottocento autori di abusi, di cui centocinquanta ancora in vita. Il
gruppo dinchiesta, presieduto dallex ministro dellEducazione Wim Deetman, ha denunciato la
sistematica copertura da parte della Chiesa, preoccupata di non destare scandali.
I vescovi olandesi hanno chiesto scusa.
Quarantuno
Quando sono entrato in seminario avevo quattordici anni. Di peli sul viso nemmeno lombra.
Credevo di entrare in una specie di paradiso, unisola felice in mezzo a un oceano di violenza e
volgarit. Invece mi ritrovai dentro una normalit che, in un primo momento, non riuscii ad apprezzare.
Mi ero costruito aspettative troppo grandi.
Adesso, quando rileggo i diari di quel tempo, rimango sbalordito.
Ero schivo. Sempre in disparte al momento delle bravate. Alla ricerca di spiritualit fino al
punto da destare lantipatia dei miei compagni di avventura. Un santerello, che sotto la facciata
impeccabile, aveva le sue tentazioni.
Ma non lo voleva ammettere. Perch ero entrato in seminario e volevo diventare prete, cio
santo, cio staccato dal resto del mondo. Per sempre.
Sono le parole di un sacerdote, che accetta di parlare a patto che non venga svelata la sua
identit. Lo chiamer Michele. Ha una quarantina di anni.
Lo so, le testimonianze anonime non sono il massimo. Ma se c una cosa che ho imparato in
questi ultimi due anni,  che dentro la Chiesa si pu parlare di tutto, tranne di ci che riguarda la sfera
sessuale.
Su questi temi si respira una sorta di clima terroristico.
In ogni caso, lincontro con il prete in questione avviene in modo diretto e non per interposta
persona.
Lo conosco. Mi fido. Domando. Lo ascolto. Riporto la nostra conversazione.
Il cuore del discorso con Michele ruota attorno al seminario. La mia non vuole essere una
descrizione voyeuristica e pruriginosa di racconti e leggende metropolitane.
Il seminario  come una campana di vetro. Non ti mostra la realt nuda e cruda. Non ti
permette di vivere una fase importante della vita, come quella che riguarda la relazione coi genitori
quando si  adolescenti.
Il seminario ti separa dal mondo. Ti spinge verso forme di idealizzazione che a lungo andare
disturbano la personalit.
La presenza assoluta o preponderante di maschi impedisce o rallenta lesperienza vitale e
arricchente del rapporto uomo-donna, e comunque lincontro con il diverso da s.
La sessualit ha bisogno di aprirsi allaltro, non di chiudersi e ripiegarsi su se stessa o di essere
repressa attraverso forme di spiritualismo e fondamentalismo religioso.
Se da ragazzo ho saltato alcune tappe, come quelle dellinnamoramento, corrisposto o non
corrisposto, del tradimento, della trasgressione alla morale imposta, per forza di cose mi trover a
recuperarle pi avanti, con molti pi danni per me stesso e per gli altri.
La scoperta della propria sessualit, del piacere fisico, allinterno di un ambiente che condanna
la sessualit e predica lastinenza come regola di vita, non pu che creare schizofrenia.
Il rapporto con la donna viene visto come imbarazzante, pericoloso e peccaminoso.
Allora non resta che sfogare i propri istinti con persone dello stesso sesso e che non parleranno
mai, perch pi deboli e indifese.
Io trovo queste parole coraggiose e sincere.
Vanno dritto al cuore del tema di questo libro.
Sono tantissimi i preti che, pur senza arrivare allatto sessuale nudo e crudo, adottano
comportamenti ambigui nei confronti dei ragazzi, che siano seminaristi oppure giovani venuti in un
modo o nellaltro a contatto con la vita sacerdotale.
Sono persone allapparenza sane ed equilibrate ma che, a causa di uneducazione priva di
esperienze normali, rimangono immature tutta la vita sotto il profilo delle relazioni affettive.
Obbligare alla castit e al celibato  una sorta di violenza. Che a lungo andare si riversa su chi 
pi debole e fragile, come gli adolescenti nella fase dello sviluppo.
Per fare del male a un ragazzo non devi per forza arrivare allabuso fisico. Gli fai dei grossi
danni anche attraverso dei messaggi, verbali e non, che lo confondono in un momento delicato della
sua crescita e lo segnano, lo feriscono. Soprattutto se questi messaggi vengono di continuo e di
proposito mescolati con il sacro, con i ruoli educativi e con la simpatia.
Al sacerdote che ha accettato di confidarmi la sua esperienza in seminario  bastato un tocco per
innescare quel meccanismo schizofrenico di amore-odio, voglio-non voglio, sto bene-sto male.
Pochi passi nella terra di nessuno e poi la lotta per riprendere in mano la propria vita attraverso
un percorso psicoterapeutico.
Michele ha quattordici anni e il viso pulito.
Con i miei compagni di classe in seminario avevo dei problemi, o forse ero io il problema. Mi
sentivo pi maturo, ma non ero il pi brillante a scuola. Preferivo le amicizie con persone pi grandi di
me. Ma volevo sceglierle io, nonostante ci fossero delle gerarchie da rispettare.
Descrive la piramide che lui chiama diseducativa: ogni gruppo di ragazzi che frequenta una
classe ha un responsabile che prende il nome di assistente.
Lassistente  presente ventiquattro ore su ventiquattro, dorme con i ragazzi in una grande
camerata, mangia a tavola con loro in refettorio, guida i momenti di preghiera della giornata.
 chiamato a rendere conto del comportamento del suo gruppo al rettore del seminario, che a
sua volta  nominato dal vescovo.
Poi esiste una figura super partes, il padre spirituale, che ascolta le confessioni dei seminaristi,
li assiste nel loro percorso, li aiuta a fare chiarezza nei momenti di smarrimento, e deve mantenere
lobbligo del silenzio professionale.
Tra tutti questi superiori, Michele non riesce a trovare un punto di riferimento.
Poi conosce il responsabile della pastorale vocazionale.  quello che organizza incontri per
bambini e ragazzi con lo scopo di portarli dentro gli istituti. Non con la forza, ma col sorriso e il fascino
del ruolo e dellabito talare.
Viveva in seminario e girava spesso nei posti che frequentavo. A quel tempo credevo in quel
modo di fare proselitismo. Mi affascinava la figura di Ges.
Di questo sacerdote mi piaceva la capacit di mettere a proprio agio le persone. Non lho mai
visto rispondere in maniera sgarbata, n porsi con arroganza o nervosismo.
Da subito mi era piaciuto, a pelle. Solo con lui riuscivo a parlare di tutto, gli confidavo le mie
pulsioni adolescenziali. Del resto, avevo bisogno di sfogarmi, di condividere una fase importante della
mia vita con una figura adulta di riferimento.
Stavo crescendo in un luogo protetto, un collegio maschile che mi impediva di affrontare il
rapporto reale e conflittuale con mio padre, lautorit, e con la donna, la diversit.
Era quella la mia famiglia, volente o nolente. E dovevo lavare l dentro i miei panni sporchi.
Periodo di vacanze estive, un paio di settimane a casa in famiglia. Michele fa un bel giro in bici
in aperta campagna. Gli piace il paesaggio, la natura. E non gli dispiace non incontrare i suoi vecchi
amici. Non vuole correre il rischio di essere preso in giro per la sua scelta di entrare in seminario e farsi
prete.
Locchio gli cade su dei giornaletti abbandonati sul ciglio della strada. Le pagine sono aperte. Si
ferma, scende dalla bici, guarda quei corpi nudi immortalati in varie posizioni. Sfoglia alcune pagine:
sono riviste pornografiche che qualcuno deve aver gettato dal finestrino della macchina.
Michele pensa di portarli a casa e di nasconderli da qualche parte. Poi viene assalito da un
enorme senso di colpa. Corre verso il primo cassonetto della spazzatura e li butta via. Ma i suoi occhi
hanno memorizzato tutto. Non aveva mai visto la foto di una donna nuda.
Sente il bisogno di confessarsi. Gi, ma con chi? Solo un amico pu capirlo, consolarlo e
infondergli la forza di non ricaderci pi.
Michele corre da lui, il sacerdote responsabile della pastorale vocazionale, il suo migliore
amico, lunico che pu ascoltarlo senza giudicarlo. Ha un po paura di deluderlo e rovinare lottima
opinione che il prete si  fatto di lui. Qualche giorno prima lo ha riempito di complimenti e a Michele 
parso di toccare il cielo con un dito. Gli ha detto testuale: sei veramente un tipo in gamba. Sei forte.
Ammiro la tua simpatia, la tua disponibilit, il tuo amore per il Signore, la tua capacit di pregare, la
tua voglia di amare. Quante cose belle ci sono dentro di te.
Ovvio che, dopo un attestato di stima come quello, Michele teme di rovinare tutto. Ma si fa
coraggio e gli racconta i dettagli della vicenda. Con imbarazzo, ma senza tralasciare nulla.
Alla fine ero sorpreso. Sembrava non fosse successo nulla di grave, un peccatuccio come tanti
altri. Come  giusto che fosse, da buon ministro del perdono, si  rivelato comprensivo e mi ha detto
che le nostre debolezze sono unoccasione per sperimentare la misericordia di Dio.
S, dovevo essere un po meno severo con me stesso e vivere la vita con i suoi inevitabili
ostacoli.
Imparavo, crescevo, sognavo.
Mi ero affezionato a lui ed ero orgoglioso della nostra amicizia. Volevo essere anchio il suo
migliore amico, come lui lo era per me, nonostante la differenza det. Sembrava che non gli
importasse quel dislivello generazionale che ci divideva, e forse per questo non me ne rendevo conto.
Io avevo sedici anni, lui trenta. Io non avevo ancora la barba, lui poteva avere gi un figlio.
Usavamo lo stesso linguaggio per scrivere lettere di rara profondit. Nel mio diario riportavo i
nostri dialoghi, le sensazioni che provavo, la voglia di diventare prete, un prete speciale come lui.
Scrivevo ogni cosa, con una calligrafia minuscola e ordinata, come se volessi farci stare dentro tutto e
non cambiare mai quaderno.
Copiavo le sue lettere, che giungevano sempre nei momenti giusti, su fogli decorati e ricamati
da pillole di saggezza, come un rito.
Il giorno del sedicesimo compleanno di Michele, il sacerdote gli scrive una lettera. Sono frasi
dolci, piene di affetto, che gli suscitano grande emozione:
In questo momento, in questo giorno, giorno del tuo compleanno, cerco di parlare con il cuore
e di dirti: ti voglio bene, cos come si vuole bene a un fratello, a un amico.
Ti voglio bene come pu fare e sa fare un cuore di padre e di prete.
Spero tu capisca bene quanto ti dico, che tu non lo sporchi di banalit o malizia.
Ti voglio dire tutto il mio grazie per la tua amicizia, per la tua vita, per la tua simpatia.
In questi mesi che ti ho conosciuto pi da vicino e pi a fondo sono cresciuto anchio.
Ho imparato tante cose da te.
Mi piacerebbe venire a svegliarti, augurarti tantissime cose belle, abbracciarti e ringraziarti.
Ma forse, data lora, non  proprio il caso.
Michele legge e rilegge queste parole.  felice, appagato. In fondo c qualcuno che gli vuole
bene, che lo fa sentire speciale.
Ma perch non  il caso di svegliarlo? In effetti dormono in due stanze diverse, su due piani
diversi e in due palazzine separate.
Ed  notte.
Sarebbe un pazzo se entrasse nella camerata per fargli gli auguri. Sveglierebbe i compagni e
lassistente. Deve mantenere le distanze, soprattutto in presenza di altri, del rettore o dei genitori del
ragazzo.
Michele capisce. Pensa sia giusto cos. La loro amicizia  un segreto, da custodire gelosamente.
Non conoscevo ancora lamore e neppure linnamoramento per una persona, ma questa
relazione mi stava insegnando molte cose. Mentre tutti gli altri mi ripetevano che ero importante per
Dio, e che Dio aveva grandi progetti per me, con lui sentivo di essere importante per una persona fisica,
in carne e ossa.
Le sue lettere erano capaci di commuovermi e di riempire il vuoto di una vita programmata e
troppo attenta alle idee rispetto ai sentimenti e alle esperienze.
Mentre Michele  immerso nella traduzione di brani in latino e greco, meditazioni astratte e
noiose, esempi di santi irraggiungibili, il sacerdote riesce sempre a trovare le parole giuste.
Michele, tu sei entrato nella mia vita come uno splendido dono di Dio, davvero! Grazie a te e
grazie a Dio!
Il Signore ci ha dato la grazia di capirci e di volerci bene e questo io lo sento veramente una
fortuna e un dono. In certi momenti desidererei stare sempre con te, ma questo evidentemente non 
possibile.
Credo siano rarissimi i giorni in cui non mi ricordo di te nelle mie preghiere e nella messa.
Michele, io non conosco il futuro, ma so che non ti dimenticher mai!
La porta della mia stanza  sempre aperta per te in ogni ora e in ogni momento, per qualsiasi
cosa. Ma soprattutto  sempre aperta la porta del mio cuore, in cui tu gi abiti stabilmente!
Ti voglio bene, Michele, come un amico carissimo e un fratello nella fede e nella vocazione.
Grazie di tutto!
Michele ha sedici anni. Il suo narcisismo clericale si alimenta delle esagerate attenzioni del
sacerdote. Accetta volentieri gli inviti a passeggiare assieme lungo quegli interminabili e freddi
corridoi. Oppure sul piazzale, nel mese di maggio, quando un bravo seminarista deve recitare il suo
rosario quotidiano.
Dopo la preghiera, fanno lunghe chiacchierate sulle sue difficolt a legare con gli altri
compagni di classe, sulla sua vocazione, sulla loro amicizia.
Ma tra tutti i luoghi in cui ci incontravamo, quello che mi faceva sentire davvero privilegiato
era il suo appartamento: studio, camera da letto e bagno.
Si trovava in una palazzina che ospitava i professori e altri preti anziani. Tra loro e noi
seminaristi cera un lungo corridoio, interrotto da porte di vetro, portoni e mille sguardi.
Mi trattenevo anche fino a tardi nel suo appartamento, rischiando di imbattermi in controlli
imbarazzanti quando dovevo ritornare nella mia camerata.
Non volevo essere richiamato dal rettore e sentirmi ripetere le solite domande: dove sei stato?
Hai avvisato il tuo responsabile? Credi di aver fatto una cosa giusta?
Sapevo di trasgredire il regolamento della vita comunitaria, ma quella relazione era troppo
importante per me.
Il padre spirituale di Michele si accorge di questa amicizia e lo invita a diminuire la frequenza
dei loro incontri personali.
Michele non ci vede nulla di male, anzi crede di essere in mani sicure. Gli piace lidea di essere
il seminarista preferito del responsabile della pastorale vocazionale e di essere trattato alla pari, come
un adulto.
Gli piace che gli vengano chiesti dei favori. Un giorno trova una busta di colore giallo con un
messaggio del suo amico sacerdote:
Questa  la chiave del mio appartamento. Mi raccomando i pesci! La mia stanza  a tua
disposizione: sei a casa tua! Se ti serve qualcosa, prendi pure. Nel mobile vicino alla finestra c
qualcosa di mangereccio qualora ti venisse fame. La chiave, per favore, lasciala in portineria venerd
subito dopo pranzo! Grazie di tutto.
Dentro il mobile ci sono cioccolatini assortiti, merendine e altri peccati di gola. Il sacerdote 
attento, cura i minimi particolari per essere sempre impeccabile dal punto di vista della gentilezza e
della cordialit.
Col tempo, Michele diventa un suo stretto collaboratore, viene coinvolto nellorganizzazione
dei campi scuola vocazionali per il reclutamento di apprendisti sacerdoti.
Come me, altri seminaristi minorenni hanno sperimentato una relazione profonda con preti pi
grandi che ricoprivano ruoli educativi. Amicizie impossibili, a causa della differenza det, ma nello
stesso tempo idealizzate e accettate passivamente, mescolate con oggetti sacri e incenso. Una forma
leggera e subdola di pedofilia che difficilmente poteva essere colta, provata, denunciata.
Nessuna violenza fisica, nessun mostro.
Rapporti ambigui che ci parevano normali.
Attenzioni morbose mascherate da evangelica premura.
Curiosit che arrivava al palpeggiamento della parte dolorante in questione. Sempre quella.
Difficile da raccontare anche ai propri coetanei e compagni di classe, che potevano fraintendere:
ecco il solito lecchino! Spia!
Si subiva nel silenzio, abituati allo spirito di sacrificio, e si sdrammatizzava perch avevamo
troppa fiducia nei nostri superiori. Veramente troppa perch potessimo dubitare della loro fede e vedere
del male nelle loro azioni.
Pensavamo che forse quello era il modo giusto per rafforzare la nostra vocazione!
Questi e altri pensieri ci portavano a giustificare i loro comportamenti ambigui, compresi gli
sbagli, che si perdevano dentro un mare di coccole. Eravamo ciechi.
Eravamo bambini allo stato brado, incapaci di reagire alla minima invasione di campo.
 successo solo una volta.
Ma lo ricordo come fosse ieri. Un lampo, un flash, una frazione di secondo. Apparentemente
irrilevante ma preciso, scolpito nella mia mente anche se riaffiorato solo in un secondo momento.
La mente pu anche dimenticare, ma le cicatrici rimangono e si vedono.
Al termine di unintensa chiacchierata, prima di lasciare il suo appartamento che profumava di
unessenza delicata, il solito abbraccio. Il rito del ringraziamento e dellarrivederci. Per sembrava pi
lungo degli altri.
Io appoggiavo la testa sulla sua spalla e mi lasciavo avvolgere dal suo calore e dal suo alito non
sempre gradevole.
Al momento del distacco  successo qualcosa di strano: le sue mani sono scese lungo il mio
corpo. Per un attimo, come per errore. Avevo troppa stima di lui per vedere della malizia in quel gesto.
Appena mi liberai da quella forzatura, scesi le scale di fretta e corsi a letto, contento e stordito,
confuso.
Avevo forse intuito la trappola, ma nella mia ingenuit la consideravo uno sbaglio, il gesto
casuale di una mano che aveva perso il controllo. Come potevo accettare che lui volesse farmi del
male? Dopo tutto quello che mi aveva scritto e detto?
Non volevo crederci, e per altri mesi ho continuato la relazione.
Maledetto sistema.
Che crea le condizioni ideali perch un uomo rimanga bambino nella gestione delle emozioni,
dei sentimenti, delle relazioni. E, abusando del potere sacro e dellautorevolezza educativa, cerca di
colmare il vuoto affettivo facendo del male allaltro.
Io, indifeso, accecato da un mondo di ruoli e aspiranti santi, mi sono lasciato toccare. Nelle mie
parti intime e nella mia intimit, che ha una scatola nera e che non dimentica. Da chi mi doveva
difendere dagli attacchi pericolosi del mondo femminile e mostrarmi la via dellamore casto.
Non ci credevo: n che lavesse fatto con malizia n che il suo obiettivo non fosse quello di
costruire unamicizia vera.
Eravamo sulla stessa barca, due figli abbandonati in una Chiesa sorda che cerca funzionari per
le sue strutture a scopo di lucro ed esenti dallICI.
Il racconto di Michele passa attraverso il riemergere di lontani ricordi e la lettura di una miriade
di lettere conservate dentro vecchie scatole di scarpe.
Il luogo in cui si sviluppa la storia  il seminario di una delle diocesi italiane pi grandi e
prestigiose. Ma succede in tutti i seminari, in tutti i collegi, in tutte quelle strutture protette e controllate
dove la realt, la natura e le persone vengono modificate.
Sostituire la famiglia con una gerarchia di ruoli, escludere le donne e le amicizie femminili,
inculcare strane idee nella testa di adolescenti.
Roba da pazzi.
Perch Michele non si rende conto che sta costruendo una relazione malata. Perch non pu
capire dove si nasconde linganno.
Michele ha stima del prete simpatico, idealizza ladulto maturo, cerca una figura genitoriale di
riferimento. Michele ha bisogno di affetto.
Il responsabile della pastorale vocazionale si firma donGiu. Il titolo professionale  pi lungo
del nome. La persona viene identificata col suo ruolo, schiacciata da uninvestitura divina. Non  un
uomo con problemi psichici, schizofrenico o perverso. Anzi, ha tutte le carte in regola per conquistare
la fiducia e la simpatia della gente.
Anche lui  cresciuto in seminario, anche lui ha ricevuto una formazione autoritaria, maschilista
e misogina.
Notavo qualche sua difficolt nel relazionarsi con laltro sesso. Preferiva amicizie maschili,
giovani effeminati o donne mascoline.
Fin da ragazzo il suo mondo era stato il seminario. Tutti maschi, tutti preti.
Una caserma per laddestramento alla santit.
Lesterno era linferno da convertire. Le donne esseri inferiori perch non potevano
comprendere cosa volesse dire essere sacerdoti, veri discepoli di Cristo.
Suore, zitelle, perpetue: erano queste le donne che da seminaristi incontravamo. Madri senza
figli, orfane allevate per diventare domestiche volontarie a costo zero.
Mio Dio che miseria!
Di fronte a un fenomeno pi vasto di quello che appare, il mio  un piccolo contributo, una
riflessione ad alta voce per cercare di capire come pu nascere un atteggiamento pedofilo allinterno di
una struttura in cui vengono formati i futuri pastori di comunit.
Le lacune che questo tipo di formazione presenta non si traducono necessariamente in
comportamenti pedofili. Tuttavia il prete rimane una mina vagante.
Pu scoppiare. E sta male.
Don X confessa ragazzi di quattordici anni facendoli sedere sopra le sue ginocchia, fra Y
struscia la barba sul viso di Marco quando ascolta i suoi peccati di ragazzo, don Z punta lo sguardo in
basso quando deve parlare con una donna.
DonGiu ha avuto me, per un periodo. Ero io il suo amico, il suo rifugio, il suo calmante.
Ora che ci ripenso, non riuscirei mai e poi mai a scrivere a un ragazzo di prima o seconda
superiore parole cos intime come quelle che lui scriveva a me. E soprattutto non riuscirei mai ad
abbracciare una fragile piantina che sta crescendo fino a soffocarla.
Per amor di Dio!
Potrei dare una pacca sulla spalla, asciugare le lacrime, accompagnare per mano, rimproverare
quando serve, ma non avrei il coraggio di chiedere aiuto al mio assistito. Di farmi accompagnare in
ospedale dal ferito che devo soccorrere.
Immagini forti per giudicare un sistema che crea confusione, ambiguit e inutile sofferenza.
Io mi sono curato e sono guarito, lho perdonato e gli auguro di stare bene con se stesso e di
non fare del male agli altri. Ma mi rendo conto che le sole preghiere non bastano.
Lintimit di una persona ha una scatola nera.
Non dimentica.
Quarantadue
Patrick Wall  un ex monaco benedettino, esperto in teologia e diritto canonico, che lavora da
decenni come consulente nei casi di abuso sessuale da parte di esponenti della Chiesa. Insieme a
Richard Sipe e Thomas Doyle, tra i maggiori esperti al mondo in materia,  coautore di un libro che
viene considerato un caposaldo sullargomento: Sex, Priests, and Secret Codes ("Sesso, preti e codici
segreti").
Dal 2002, Wall lavora per lo studio legale Manly & Stewart di Newport Beach, in California.
Lo chiamo al telefono in ufficio. Lascio un messaggio in segreteria telefonica, Wall mi richiama unora
dopo. Concordiamo una intervista telefonica un paio di giorni pi tardi.
Patrick Wall nasce nel 1965 nelle praterie del Minnesota, lo Stato dei diecimila laghi situato
nella zona centrosettentrionale degli Stati Uniti, al confine con il Canada.
La sua  una famiglia di origine irlandese, molto religiosa, dai valori forti. Un suo prozio era
sacerdote, alcune cugine sono suore.
Fin da giovanissimo, Patrick non ha dubbi sul suo futuro: si impegner a fondo, prender i voti
e diventer un frate esemplare.
Quando arriva il momento di entrare nellabbazia di Saint John, Patrick non sta nella pelle dalla
felicit.
La sua storia me la racconta lui stesso quando lo richiamo sul cellulare. In California  mattina
presto, lui  in casa.
Il suo modo di parlare sembra pi quello di un ragazzone americano che gioca a football, sport
che in effetti ha praticato durante gli anni delluniversit, piuttosto che quello di un frate esperto in
diritto canonico. Eppure Patrick si occupa di legge da quando a ventisette anni ha preso i voti ed 
entrato a far parte della facolt dello stesso college in cui aveva studiato.
Labbazia di Saint John  un centro culturale grandissimo, con circa quattromila studenti e quasi
duecento frati.
Niente a che vedere con i monasteri che vedi nei film tipo Il nome della rosa dice con
schiettezza.
Patrick si rivela una persona molto diretta, con cui  facile parlare. Ama citare film e libri per
rendere il suo messaggio pi incisivo. Quando descrive la sua vocazione, per esempio, dice che a
spingerlo verso la vita monastica  stato il desiderio di pregare e imparare come viene descritto dal
frate benedettino Jean Leclercq nel saggio del 1957 The Love of Learning and The Desire for God,
pubblicato in Italia con il titolo di Cultura umanistica e desiderio di Dio.
Un desiderio che riesce a realizzare in fretta. Patrick viene ordinato sacerdote con qualche mese
di anticipo affinch possa prendere il posto di un frate che ha avuto un incidente con un
quattordicenne nella doccia ed  stato trasferito durgenza da qualche altra parte.
Patrick inizia subito con un incarico importante. Di certo per la seriet e limpegno che ha
dimostrato nel percorso di studi, ma anche perch cresce di continuo il numero dei colleghi da trasferire
per molestie o accuse pi gravi.
Patrick interroga tutti i ragazzi del campus. Scopre che la lista delle vittime di abuso  lunga, e
soprattutto che nessuno dei suoi superiori vuole parlare.
In un anno passa da una sostituzione allaltra, tutte dovute a provvedimenti di allontanamento
per abusi sessuali nei confronti degli studenti.
Davanti ai suoi occhi si staglia nitido uno scenario inimmaginabile.
Durante gli anni di preparazione e di studio, nessuno aveva mai accennato al sesso e alle
relazioni sessuali. Si era parlato di religione, di regole, di protocolli e di preghiere. Il sesso no, ignorato.
Nei momenti di pausa e di ritorno a casa, Patrick racconta in famiglia alcuni dei casi affrontati
durante la sua missione. Rimangono tutti altrettanto stupefatti.
Patrick sente di essere stato piuttosto ingenuo e innocente. E capisce che la vita clericale non 
spirituale e pura per tutti.
Passano ancora un paio di mesi e viene mandato in unaltra parrocchia del Minnesota. Il
mandato  preciso: chiudere tutto e salvare il salvabile dal punto di vista finanziario. Il sacerdote che la
dirigeva  stato accusato di violenza sessuale, una delle suore di furto aggravato.
Il suo stato danimo  combattuto: si sente confuso e disilluso, ma continua a seguire gli ordini
dei suoi superiori come gli hanno insegnato e come ha imparato fin dal primo giorno in cui si  trovato
allinterno dellistituzione cattolica.
Nel 1995, Patrick viene mandato in Italia a studiare legge canonica alluniversit di Urbino. L
si dedica allo studio, come aveva sempre sognato, e cerca di tenere a bada i dubbi e le incertezze. Si
sente meglio.
Ma passa poco pi di un anno e viene richiamato durgenza in patria con lincarico di ripulire
unaltra parrocchia devastava in seguito a denunce di violenza sessuale. Patrick esegue.
Ancora in Italia, a Roma, per completare gli studi, e ancora una chiamata urgente nel Natale del
1997, destinazione Bahamas. Il ruolo che gli viene assegnato  di assoluto rilievo: deve dirigere un
monastero dove vengono mandati i frati con precedenti per molestie.
Lincarico gli viene affidato dal potente direttore dellabbazia di Saint John in persona, Timothy
Kelly, che  anche il fondatore dellInterfaith Sexual Trauma Institute, un centro di dialogo per le
vittime di abuso da parte di membri del clero.
Invece di esserne lusingato, Patrick si sente rivoltare lo stomaco.
Sa bene che i frati colpevoli vengono inviati alle Bahamas per allontanarli dal territorio
americano e quindi sottrarli alla legge degli Stati Uniti. In pratica, la loro permanenza in quel
monastero serve a calmare le acque e tenere a bada i genitori delle vittime.
Quello che Patrick non pu ancora sapere  che, nel 2010, dopo la morte per cancro allesofago,
anche nei confronti di Kelly emergeranno accuse di abuso sessuale che risalgono alla fine degli anni
Sessanta.
Intanto, seduto davanti alla scrivania del direttore, Patrick ascolta gli ordini in silenzio e sente
crescere dentro di s la voglia di dire basta. Ci pensa solo pochi secondi, poi si dimette.
Kelly non pu credere alle proprie orecchie. Si infuria, gli ricorda i suoi doveri di frate, ma
Patrick si lascia tutto alle spalle e torna nella fattoria di famiglia. Per lo meno per qualche settimana.
Quando lo vedono arrivare in abiti civili, i genitori sono distrutti dal dolore.
Patrick ci mette un po a riprendersi. Nonostante gli anni di studio e la vasta esperienza
professionale, si ritrova senza un soldo e con un curriculum che nel mondo civile si rivela tuttaltro che
un lasciapassare immediato.
Ma non si scoraggia. Si sente fortunato: ha trentadue anni,  giovane, pu ricominciare da zero.
Tanti suoi ex colleghi disillusi che rimangono allinterno della Chiesa perch non hanno il coraggio di
saltare il fosso, stanno peggio.
Patrick  rimasto in buoni rapporti con alcuni superiori. Proprio uno di loro lo raccomanda al
procuratore legale di San Diego, che gli offre un lavoro nel tribunale della citt. Fa la valigia e si
trasferisce nel sud della California, dove vive ancora oggi.
Il fato vuole che gli venga affidato un caso di abuso su minori.
Patrick capisce che  una grande opportunit professionale.  il momento di far valere i dodici
anni di esperienza allinterno del mondo clericale. Lui sa come ci si muove nei corridoi bui della
Chiesa cattolica. In poco tempo diventa consulente specializzato in storie di violenza su minori da parte
di sacerdoti e religiosi. Gli studi legali di tutto il paese lo chiamano per chiedere il suo aiuto: dal New
Mexico alla California, da New York allItalia.
Patrick mi racconta di essere stato a Roma di recente per seguire la vicenda di un ventenne
americano che accusa di abuso sessuale un sacerdote di origine colombiana. Prima di arrivare nella
parrocchia californiana dove ha molestato il suo assistito, il sacerdote era stato a lungo in Italia, in una
cittadina del Lazio.
Mentre parliamo, Patrick mi manda per mail alcuni documenti giudiziari italiani: la madre di un
ragazzino di tredici anni ha denunciato quel sacerdote per violenza. Luomo avrebbe abusato pi volte
del figlio offrendo in cambio delle somme di denaro.
Patrick dice che il prete  stato interrogato dalle forze dellordine, ha ammesso di avere avuto
dei problemi con dei giovani, ma  stato rilasciato e trasferito negli Stati Uniti, per lappunto in una
parrocchia della California, dove  ricaduto in tentazione. Quindi ha rifatto le valige ed  partito per
Bogot, dove sembra continui a celebrare messa.
Patrick ha mandato un suo collaboratore in Colombia per provare a convincere il prete a
testimoniare in tribunale, magari in videoconferenza.
Ne parla come se fosse facile.
Com possibile che il colpevole di reati come questi accetti di farsi interrogare se non 
costretto dalla polizia? Non  pi logico per lui continuare a nascondersi? Manifesto le mie perplessit,
lui scoppia a ridere.
This people are crazy. Dice proprio cos: questi sono tutti pazzi.
Patrick sa come trattarli. La chiave giusta  quella di far uscire lo smodato narcisismo che
alberga in loro. Ancora una volta usa un film per farmi capire: Sono come Hannibal Lecter nel
Silenzio degli innocenti.
Hannibal  il serial killer cannibale, pieno di carisma e molto intelligente, interpretato da
Anthony Hopkins: ama giocare con le vittime ed essere protagonista.
Patrick spiega che dentro la Chiesa cattolica il modo di pensare  diverso da quello in vigore nel
mondo esterno: listituzione viene prima di tutto il resto.
Il colpevole si confessa sempre con qualcuno, spesso con un suo superiore: in questo modo,
inconsciamente, si sente meno responsabile.
 lesatto opposto di quello che fa la vittima, che si chiude nel silenzio e si sente in parte
colpevole pur essendo innocente.
I sacerdoti colpevoli sono invece convinti che, se le loro azioni fossero davvero sbagliate e
malvagie, i loro superiori non li lascerebbero continuare. Ecco perch si sentono al sicuro e senza
rimorsi.
I responsabili degli abusi, quando viene data loro la possibilit di parlare, non si vergognano di
raccontare nel dettaglio le loro azioni, nella convinzione di essere innocenti.
 il caso del sacerdote di origine irlandese Oliver OGrady, colpevole di abusi su numerosi
bambini, protagonista del documentario Deliver Us from Evil, "Liberaci dal male", della regista Amy
Berg.
Davanti alle telecamere, senza battere ciglio, OGrady  che  stato a sua volta molestato da due
preti quandera piccolo  espone il suo pensiero: se io abbraccio un bambino e lui non si lamenta,
questo significa che mi concede il permesso di andare oltre.
Fidati, sono pazzi ripete Patrick.
Non vedono lora di parlare per mettere in mostra il loro ego, ecco perch la Chiesa li manda in
posti sperduti e li tiene ben alla larga da giornalisti e tribunali.
A questo punto Patrick Wall mi dice qualcosa che mi fa sobbalzare sulla sedia: ci sono sacerdoti
statunitensi che vivono in territorio messicano, a Tijuana, e che ogni settimana passano la frontiera per
ritirare il loro assegno negli USA.
Non posso credere alle mie orecchie.
Patrick considera la Chiesa unistituzione corrotta fino alle fondamenta, che farebbe di tutto per
mantenere intatto il proprio potere.
Mi ricorda come, solo nel suo monastero, in Minnesota, ci fossero cinquanta frati accusati di
molestie, e che negli USA la lista delle denunce  arrivata a contare ben 5.900 preti.
Infine mi racconta il caso dellAlaska.
 il 2002. Patrick riceve la chiamata di un avvocato che chiede il suo aiuto per una serie di casi
di violenza sessuale su bambini da parte di gesuiti.
Al suo arrivo, scopre una situazione che non avrebbe mai osato immaginare: centinaia di
bambini violentati per anni.
Lo Stato dellAlaska  stato a lungo un paradiso per preti pedofili. Per oltre cinquantanni, fino
al 1990, i suoi paesini remoti, i villaggi fuori dal mondo, lingenuit dei suoi abitanti e la grande
quantit di bambini innocenti bisognosi di educazione, cibo e attenzione, ne hanno fatto il luogo ideale
per un gruppo di missionari senza scrupoli.
Patrick ha affrontato oltre quattrocento casi di abuso sessuale da parte di ventotto membri di
una congregazione di gesuiti.
Tra le vittime c Rachel, finita in ospedale a tredici anni per aver cercato di togliersi la vita. Al
suo capezzale  accorso un prete molto famoso, James Poole, protagonista di un programma
radiofonico. Gi al primo incontro ha assunto comportamenti impropri. Dopo due anni le ha trasmesso
la gonorrea, poi lha messa incinta e lha accompagnata ad abortire dicendo al medico che era stata
violentata da suo padre.
In Alaska la gente era cos povera che si rifugiava in chiesa per ottenere cibo e riparo. Gli
anziani del villaggio avevano sostituito la figura dei potenti sciamani con quella dei sacerdoti, investiti
di una considerazione che li poneva al di sopra dei comuni esseri umani. Risultato, se un bambino si
lamentava delle loro attenzioni, era pi facile che venisse punito. Nel racconto degli abusati emergono
particolari indicibili sulle violenze subite in cambio anche di poche caramelle.
Patrick riesce a convincere le vittime a parlare.
A me interessa solo che lindennizzo sia il pi alto possibile. Le scuse non sono mai fatte in
modo sincero, i colpevoli di rado finiscono per essere puniti, quindi il denaro  importante per far
capire alle vittime che quello che hanno passato non  stata colpa loro.
Dopo otto anni e venticinque viaggi, Patrick e i suoi collaboratori hanno ottenuto oltre duecento
milioni di dollari per le vittime e le loro famiglie. Ma i colpevoli lhanno fatta franca: molti sono stati
trasferiti in ospizi dove ricevono vitto, alloggio e sostegno.
Mi racconta diverse testimonianze.
Altro rigo bianco.
Patrick parla dellAlaska con emozione. Dice che hanno distrutto unintera generazione: una
piaga sociale che si ripercuoter a lungo sulla vita dellintera societ.
Se fosse per lui, parleremmo ancora per delle ore. Io non ce la faccio pi. Non so cosa sia la
claustrofobia, ma ci sono molto vicino. Basta, devo chiudere.
Ti capisco, non preoccuparti,  tutto cos incredibile e impressionante. Non  facile per
nessuno.
Quarantatr
Don Sergio  un sacerdote. Ha pi di cinquantanni. Il suo nome vero  un altro. Non lo posso
dire. Non posso dire la sua nazionalit. Non posso dire la diocesi dove vive e celebra messa.
Lui entra ogni giorno in confessionale, ci passa almeno un paio dore, ascolta i peccati dei
fedeli, concede lassoluzione.
Don Sergio ha commesso dei crimini. Nel senso che in passato, almeno cos dice lui, ha fatto
sesso pi volte con ragazzini di et inferiore ai sedici anni.
Lui  convinto di essere solo omosessuale. E di essere malato. Anzi pensa che lomosessualit
sia di per s una malattia.
Non ha la bench minima coscienza del fatto che avere rapporti sessuali con minori, sia pure
consenzienti,  un reato punito dalla legge.
Tutti i vescovi che hanno avuto a che fare con lui, conoscono benissimo la sua situazione e i
fatti di cui si  reso protagonista. Eppure, nessuno di loro ha mai pensato di denunciarlo alle autorit di
pubblica sicurezza.
Nessuno ha mai pensato che il problema di don Sergio fosse qualcosa di pi grave di un
semplice disagio interiore da affrontare con laspirina, due Padre nostro e tre Avemaria.
Certo, i porporati che lo hanno avuto nelle loro diocesi gli sono stati vicino, nel senso umano e
cristiano del termine. Si sono presi cura di lui e lo hanno pure internato in uno di quei centri dei Padri
Venturini specializzati nel trattamento e nel recupero dei sacerdoti con grossi problemi legati alla sfera
sessuale.
Don Sergio ci  rimasto due anni.  uscito.  tornato a contatto con i fedeli e ha ripreso a
celebrare messa.
Lui dice che non ha pi avuto rapporti con minorenni.
Eppure, durante una delle nostre serate passate insieme a bere dellottimo vino, mi parla delle
fantasie che gli suscita un chierichetto di undici anni.
Rigo bianco.
Come lho conosciuto? Come sono entrato in contatto con lui? Come ho potuto meritare la sua
fiducia al punto da indurlo a raccontarmi fatti ed emozioni potenzialmente devastanti per lui e per la
Chiesa?
Anchio mi chiedo come sia stato possibile. E incomincio a pensare che abbia ragione Patrick
Wall quando dice che, di fronte a un prete pedofilo, bisogna trovare la chiave giusta per far uscire il
narcisismo smodato che ha dentro. Se ci riesci, lui ti racconter ogni cosa, perch cos facendo si
sentir meno responsabile.
Si sentono al sicuro e senza rimorsi. E, quando gli viene data la possibilit di raccontare, non si
vergognano: credono di essere innocenti.
Nel caso di don Sergio, ricostruisco i fatti cos come sono successi e si sono susseguiti. Evito
ogni edulcorazione narrativa.
Come ho gi accennato allinizio, dopo la pubblicazione del mio precedente libro, Sex and the
Vatican, ho ricevuto una miriade di messaggi attraverso il mio sito internet.
Un mercoled di giugno, poco dopo mezzogiorno, mi arriva questa mail:
Sto leggendo il suo libro con grande interesse.
Premetto che non leggo i libri fortemente critici nei confronti della Chiesa cattolica: li trovo
noiosi, ripetitivi e tutto sommato ideologici.
Ma il suo lho comprato perch ricordavo il famoso scoop sui preti gay. E anchio sono un prete
gay.
Le dir che allinizio mi ero fatto unottima impressione: mi sembrava un onesto cronista,
deciso a raccontare i fatti con obiettivit, un professionista serio e coraggioso. Poi ho dovuto per cos
dire placare il mio entusiasmo.
Il mio giudizio sulla sua professionalit rimane altamente positivo, si intende! Ma purtroppo
anche lei come altri si  avventurato su un terreno estremamente sdrucciolevole e ci ha rimesso in
credibilit.
Mi spiego.
Parlare della Chiesa come unistituzione umana senza tener conto del suo mistero, della sua
realt spirituale, teologica,  tempo perso. Non conduce da nessuna parte e comporta il rischio di
prendere lucciole per lanterne.
Con questo non intendo affatto minimizzare il problema di come molti preti e suore vivano la
loro sessualit, ma incolpare la gerarchia e auspicare un rimodernamento delle strutture che comprenda
tra le altre labolizione del celibato e la possibilit del matrimonio significa rimanere ancora ben al di
qua del problema. La realt  molto pi complessa.
Non mi sarei mai sognato di contattarla se lei a pagina ottantotto del suo libro non si fosse
dichiarato cattolico e se non affrontasse le varie tematiche con passione, anche se con una certa
mancanza di senso critico... Ma lei non  un teologo.
Per quanto mi riguarda, invece, non vorrei che pensasse a me come a un bacchettone, papalino e
magari anche fariseo.
Niente di tutto questo.
Ho pi di cinquantanni e sono prete da pi di venti, con molte difficolt legate al mio carattere
e unaffettivit a dir poco problematica.
Attualmente mi occupo delle confessioni in un importante santuario mariano quotidianamente
molto frequentato.
Per il resto faccio vita ritirata: No sex please, we are British!
Per il momento la saluto, ma ci terrei vivamente a parlare con lei.
Con grande simpatia,
don Sergio.
Don Sergio si firma con il suo vero nome.
Io non immagino neanche lontanamente che scriver un altro libro sul tema. Quindi non ho
alcun secondo fine quando gli rispondo, una ventina di minuti dopo aver letto le sue parole:
Salve don Sergio,
apprezzo quello che lei ha scritto riguardo al mio libro.
Intanto mi fa piacere che lei lo giudichi e mi giudichi dopo averlo letto, molti si lasciano andare
in giudizi netti senza neppure averlo sfiorato.
Nel merito delle cose che lei mi scrive, senza giri di parole, com nel mio carattere, le
considero sacrosante.
Dopotutto, quello  il mio limite: sono solo un piccolo cronista che cerca di fare il suo lavoro
con passione e onest intellettuale. Come lei avr letto, esplicito questa mia condizione e il limite del
mio lavoro di ricerca.
Infatti non pretendo di avere lultima parola e non mi azzardo a spacciare soluzioni definitive.
Dunque, che dire: grazie.
Se c una cosa che non mi piace della Chiesa  la mancanza di trasparenza. Tu provi a bussare
a porte su porte per avere dei contributi che possano arricchire il tuo lavoro di ricerca, ma te le sbattono
tutte in faccia.
Apprezzo dunque di vero cuore la sua mail, e le dico che mi farebbe piacere incontrarla per una
chiacchierata.
Mi dica dove vuole, la raggiungo e beviamo un caff.
Naturalmente considerer il nostro incontro e quello che ci diremo come una cosa riservata e
informale.
La ringrazio
Carmelo.
Pochi minuti prima delle sedici, ecco don Sergio.
Risposta velocissima!
Grazie a lei per la disponibilit, soprattutto a incontrarci.
Io vivo a (...) presso il (...).
Se mi avverte per tempo quando decide di venire, mi dar da fare per lospitalit.
Laspetto.
Don Sergio.
E mi lascia il numero di cellulare.
Faccio una ricerca veloce su internet. Esiste un prete con il suo nome e cognome. Ha avuto
qualche disavventura in passato. I fedeli hanno fatto di tutto per farlo rimuovere e alla fine ci sono
riusciti.
Il giorno dopo, gioved, mentre sono in treno diretto a Roma, lo chiamo al telefono.
Io e don Sergio ci scambiamo le impressioni sul libro e parliamo del pi e del meno per circa
unora.
Ho un po di rammarico. Se solo lo avessi incontrato prima sarebbe stata unottima storia da
inserire in Sex and the Vatican. Peccato.
Poi, quando stiamo per chiudere la telefonata, don Sergio mi butta l che proprio a causa della
sua omosessualit ha passato un periodo della sua vita dentro un luogo di cura ecclesiastico per preti
con disturbi sessuali.
Il centro dei Padri Venturini.
Dice che ce ne sono alcuni sparsi per il mondo.
Sono i posti dove la Chiesa manda i preti che hanno problemi con lalcol o il sesso, prima che si
rendano responsabili di comportamenti che provocano scandalo e mettono in cattiva luce listituzione.
In sostanza funzionano come momenti di prevenzione. Ci si finisce dentro su segnalazione dei
diretti superiori.
Chiedo a don Sergio di raccontarmi la vita l dentro, la quotidianit, le attivit, le cure, gli
specialisti.
Intanto apro il computer e cerco su internet. Ci sono cinque strutture in Italia, tre in Brasile e
una in Spagna. La pi importante  quella di Trento.
Leggo alcune notizie sul loro sito.
A Trento abbiamo la nostra casa madre, sulla collina dove padre Venturini fiss le radici
dellopera nel 1928. La comunit di Trento, per la presenza del superiore generale e dei suoi
collaboratori,  centro di animazione, di comunione e di servizio fraterno per tutta la congregazione.
Come sede della curia generale, si curano i servizi unitari della congregazione (dagli archivi alla
biblioteca, allamministrazione e alla rete di collegamento delle fraternit). La casa include la chiesa
voluta da padre Venturini, dedicata al cuore sacerdotale di Ges. Nella cripta sono custodite le sue
spoglie.
Ci ho capito poco e nulla.
Ma ecco qualcosa di pi interessante.
Larghi spazi di accoglienza, una casa grande e tanta campagna attorno, uniti a possibilit varie
di terapia e di lavoro consentono alla comunit di ospitare numerosi preti e religiosi offrendo loro un
ambiente aperto e disteso ove affrontare le proprie difficolt. Accogliamo quanti desiderano passare
con noi un periodo di riflessione e di ripresa, in vista di un dono migliore nella Chiesa. Siamo
impegnati in una convivenza familiare e di disponibilit con questi fratelli che sentiamo come singolare
dono di Dio per noi.
Prendo il numero di telefono, chiamo la comunit, mi faccio passare il responsabile, mi
presento. Dico che mi piacerebbe fare un reportage giornalistico sulla loro attivit e la loro esperienza.
Il religioso risponde che non  possibile. E che nessuno mi racconter mai nulla. Ordini
superiori. Ordini diretti del Vaticano.
Il giorno successivo, poco prima delle undici scrivo una mail a don Sergio:
Ciao, mi ha fatto molto piacere chiacchierare ieri con te.
Sono contento che dentro la Chiesa ci siano persone come te, per me  una bella boccata di
ossigeno.
Spero di avere presto il tuo racconto, come ci siamo detti ieri.
Durante il mese di luglio verr a trovarti.
Ricorda che tutto quello che mi scriverai e che ci diremo sar coperto dallanonimato pi
assoluto.
Grazie di cuore.
A presto.
Carmelo.
Ricevo una risposta qualche ora dopo:
Sto gi scrivendo il mio racconto.
E il piacere  stato anche mio, davvero grande.
Grazie di cuore, Carmelo, e a presto.
Ciao, un abbraccio, don Sergio.
Passa qualche giorno in cui sono preso da mille impegni di lavoro.
Il 28 giugno, pochi minuti prima delle undici di sera, avviene lo scambio di messaggi di cui
parlo allinizio di questo libro, quello in cui don Sergio mi dice che prova qualcosa per me e che spera
di incontrarmi.
La mattina successiva si fa di nuovo vivo alle otto e mezza con un messaggino:
Scusa per gli sms dellaltra sera, erano leffetto di una serata con un paio di amici in cui si 
bevuto un po troppo. Ieri ero fuori tutto il giorno con il mio vescovo e non avevo il telefono con me.
Se vuoi, puoi chiamarmi questa sera verso le venti e trenta. Buona giornata.
Quando lo sento, mi sforzo di essere molto leggero e butto la cosa sul ridere. Gli dico che
anchio quando bevo faccio una valanga di fesserie. E che sono tanto pieno di peccati che non ho
neppure il coraggio di raccogliere una pietra da terra, figuriamoci scagliarla.
Lui apprezza.
 questo il momento in cui il nostro rapporto subisce una grossa accelerazione. Durante la
conversazione sento crescere fiducia e complicit.
Gli ripeto che non vedo lora di andare a trovarlo. Lo avrei gi fatto se non vivesse cos lontano
da Milano.
Lui mi dice che ha quasi completato il racconto sulla vita nel centro dei Padri Venturini e che
me lo invier a breve.
Prima di chiudere gli domando se  rimasto in contatto con qualche prete che invece  stato l
dentro per problemi di pedofilia.
Dice di s. Ha stretto amicizia con uno. Si sentono, si vedono, sono in ottimi rapporti. Prover a
sentirlo e gli chieder se  disposto a incontrarmi.
Quarantaquattro
Dopo un paio di giorni ricevo la sua mail con il racconto che mi aveva promesso:
Prima di andarci, nel gennaio 2002, avevo conosciuto Trento solo di fama, perch vi era stato
mandato un parroco che conoscevo, colpevole di aver attinto a piene mani dalla cassa parrocchiale per
aiutare la donna con cui aveva una relazione. La "beneficenza" gli era costata complessivamente 600
milioni di lire.
Fu uno scandalo, naturalmente. Il vescovo lo sospese a divinis e lo mand dai Padri Venturini di
Trento, con la speranza che raccontasse nel dettaglio la truffa, il ricatto di cui era rimasto vittima. Non
lo fece, mor con il suo segreto dopo tre anni di permanenza in quella comunit.
Nellimmaginario dei cristiani della mia diocesi, preti e laici, Trento era cos diventata una sorta
di domicilio coatto o di riformatorio per preti dalla dubbia moralit, mentre in precedenza era
considerato piuttosto un luogo di ristoro dalle fatiche pastorali o di discernimento per crisi vocazionali.
Non che questo contribuisse a farne una tranquilla localit di villeggiatura! Un prete
"affaticato" o "in crisi" suscita sempre la prurigine dei suoi confratelli e costituisce materia di
conversazione pi o meno benevola.
Il fatto che ci fossi finito anchio non contribu certo a riscattare la mia immagine. Vuoi per un
motivo, vuoi per il personaggio che ero.
Estate di qualche anno prima.
Il sindaco del comune in cui si trovava la mia parrocchia mi chiese se potevo dare ospitalit per
qualche tempo a un giovane extracomunitario in possesso di regolare permesso di soggiorno e di un
dignitoso posto di lavoro, ma senza fissa dimora. Avrebbe dovuto fermarsi da me finch non si fosse
trovato casa. E di opportunit ce nerano, a quanto sembrava.
Il ragazzo aveva circa trentanni e non era niente male, anzi! In pi era educato, pulito e
servizievole.
Un sabato sera lo portai con me a una festa allaperto, dove ci offrirono da bere dellottima
birra, cosa che con mia sorpresa non rifiut affatto, in barba alle prescrizioni di Maometto. Cos pensai
che si potesse continuare la serata andandocene a bere ancora qualcosa nella cittadina pi vicina.
Faceva molto caldo e parecchia gente sera riversata in centro, riempiendo tutti i bar della
piazza, cos che a stento riuscimmo a trovare un tavolo libero. Mentre continuavamo a bere birra e a
chiacchierare, mi accorsi che lamico sera sbottonato la camicia e si accarezzava con studiata
nonchalance, indugiando soprattutto sui capezzoli.
Per un po feci finta di nulla, poi non ci vidi pi e allungai la mano ad accarezzarlo anchio. Lui
mi sorrise candidamente e non solo non mi respinse, ma ricambi perfino il bacio in bocca che nel
frattempo mi ero spinto a dargli.
Ancora non riesco a capire che cosa mi abbia preso: in altri tempi o, pi semplicemente in altri
luoghi, avrebbero potuto arrestarci per atti osceni in luogo pubblico.
La cosa ovviamente non sfugg agli occhi degli astanti, fra i quali figuravano anche alcuni
adolescenti della mia parrocchia.
Ti lascio immaginare il resto e ti dir soltanto che, in capo a una settimana, venni convocato dal
vescovo e spedito in una comunit. E in seguito al mio rifiuto di soggiornare in quel lager, fra tossici e
preti alcolizzati, mi mandarono a Trento, appunto.
Io te lho fatta breve, in realt tra quella convocazione e la partenza passarono alcuni mesi
dinferno, durante i quali venni dettagliatamente messo al corrente di quanto si diceva di me: ero
diventato una specie di maniaco sessuale, pedofilo, tossico, spacciatore, corruttore di minorenni e ladro.
Nellincredibile sofferenza di quei giorni ci fu per un episodio che mi caus un irrefrenabile attacco di
risa.
Al supermercato del paese, ignara della mia presenza, una signora sulla settantina suonata stava
confidando a una ristretta cerchia di comari di essere stata oggetto di mie pesanti attenzioni, addirittura
in chiesa! Avevo le lacrime agli occhi e me la stavo facendo addosso dalle risate, ma ebbi la forza di
passarle accanto e di augurarle il buongiorno.
Poi giunsi a Trento.
La mia impressione fu altamente positiva fin dallinizio, e non mi sbagliavo.
Normalmente la durata del soggiorno presso i Venturini viene stabilita dopo una serie di
colloqui preliminari.
La terapia  molto semplice: un incontro settimanale con lo psicologo (approfondimento della
biografia del sacerdote in cura con particolare attenzione agli sviluppi della vita emotiva durante il
percorso, interpretazione dei sogni eccetera), cui si aggiunge sempre settimanalmente una seduta di
psicoterapia di gruppo, guidata da unottima psicologa, nel corso della quale viene proposto un
argomento di riflessione.
Ogni tanto sono previsti dei colloqui con il responsabile del centro, che hanno come oggetto la
vita allinterno della comunit, le attese per il futuro del sacerdote con eventuali programmazioni in
ordine al suo rientro in diocesi o al suo inserimento in altri contesti.
La giornata inizia alle sette del mattino con la preghiera e la messa e continua fino allora di
pranzo con il lavoro (cellofanatura di riviste, campagna, redazione delle riviste a cura dei Padri
Venturini, catalogazione dei libri della biblioteca, manutenzione allinterno della casa). Il lavoro
impegna anche il pomeriggio fino alle diciassette. Alle diciotto, adorazione eucaristica e preghiera,
cena e serata libera.
Non ci sono vincoli, nel senso che chiunque pu scegliere il tipo di lavoro o se partecipare o no
ai momenti di preghiera in comune.
Ci che viene richiesto  comunque di attenersi alle indicazioni, indispensabili per fare un
cammino efficace di discernimento e di maturazione psicologica e spirituale.
Succede a volte che un sacerdote decida di trovarsi un impiego, se per esempio ritiene di non
voler pi esercitare il ministero o se vuole verificare attraverso il lavoro la propria vocazione. Allora
deve lasciare la casa e trovarsi una sistemazione, pur continuando i suoi incontri con lo psicologo.
Eventuali interventi di tipo clinico e farmacologico vengono concordati con alcuni medici
esterni, amici della comunit.
Lesperienza di Trento viene comunemente considerata una psicoterapia a medio-lungo
termine. Questo  vero solo in parte, giacch il fine della comunit  quello di offrire sostegno umano e
spirituale, e ospitalit ai sacerdoti che ne sentano il bisogno.
La ricetta associa due rimedi noti e collaudati fin dallantichit, espressioni fondamentali della
pi genuina tradizione della Chiesa: la preghiera e la vita in comune.
In questo contesto generale si inserisce una considerazione di alto profilo del sacerdote, che ha
aderito a Cristo rinunciando ad avere una propria vita e offrendo tutto se stesso pur rimanendo uomo
con tutto ci che questo comporta.
Non si tratta di una idealizzazione del sacerdozio, ma dellopportunit di ricondurlo alla sua
sorgente e alla sua identit formale. Unoccasione che difficilmente viene concessa a quanti sono
immersi nelle fatiche della vita pastorale.
La psicoterapia pertanto  una forma specializzata di attenzione e cura della persona, attraverso
un ascolto attento e partecipe della sua storia e dei suoi vissuti, in un ambiente protetto da giudizi e
indiscrezioni di ogni tipo.
A essere in primo piano sono il prete e luomo, non il "caso problematico" presentato spesso
come tale dai superiori della diocesi di provenienza, i quali, come ti avevo accennato al telefono, non
hanno voce in capitolo e ricevono informazioni solo in base ad accordi preliminari e in presenza
dellinteressato.
Un problema, per Trento, sono i cosiddetti "preti in parcheggio", lasciati l in custodia
indeterminata dai loro superiori. Ai miei tempi cerano dei veri e propri casi limite di sacerdoti che
vivevano l da anni! Ma, anche senza arrivare a questi estremi, non  raro il caso di un disinteresse a
volte totale: nessuna visita di superiori, nessuna telefonata, silenzio.
Dietro tutto questo c il desiderio pi o meno consapevole di rimuovere il problema. La colpa
per non sta sempre tutta da una parte: per alcuni, Trento  un po lultima spiaggia dopo una lunga
serie di tentativi molto complessi, perfino con implicazioni di tipo giudiziario (casi di pedofilia, abuso
su minori).
Non manca nemmeno chi  riuscito a vivere in piena autonomia, senza mai rendere conto a
nessuno e abusando della pazienza del vescovo.
Per quanto riguarda il numero degli ospiti, esso si aggira di norma intorno alla quindicina. Le
vicende personali sono sempre molto varie: si va dai casi di depressione alle crisi vocazionali per
motivi legati alla vita affettiva fino ai problemi di carattere morale.
Spesso la vita in parrocchia o nella comunit religiosa ha contribuito allemergere di fragilit e
disagi sommersi e sottaciuti fin dal tempo del seminario o del noviziato.
A ogni modo, e il tuo libro inchiesta lo ha ben evidenziato, il mondo dei preti e dei religiosi 
estremamente complesso, cosicch Trento in fondo non  che una delle punte delliceberg.
Concludo con una considerazione personale.
Lefficacia di un percorso fatto a Trento dipende molto, oltre che dallimpegno personale, dal
fatto che si possa trovare una giusta collocazione per il sacerdote nella sua diocesi o comunit religiosa,
o altrove (come spesso succede), superando per ogni pregiudizio nei suoi confronti e rinunciando
quindi a trattarlo come una pecora nera.
Al di l delle difficolt che uno pu avere, non si possono mai tralasciare le sue ricchezze, i suoi
talenti, che devono al contrario potersi manifestare.
Vanno ugualmente escluse forme di paternalismo, che non aiutano e non fanno crescere.
Conservo un ottimo ricordo degli anni trascorsi dai Padri Venturini, del clima sereno e della
libert di spirito che vi ho respirato.
Avrei potuto, anzi a detta del superiore avrei dovuto, prolungare il mio soggiorno. Ma una
sbandata pazzesca per un confratello, con tanto di intimit sessuale allinterno della casa, mi ha
obbligato a fare i bagagli e ritornare a casa. Avrei potuto rimanere solo a condizione di evitare ogni tipo
di rapporto con lui... E per me era impossibile.
Al ritorno in diocesi ne parlai con il mio vescovo, che non vide altra soluzione se non quella
lasciarmi libero di trovarmi unaltra diocesi. Non avrebbe saputo infatti come giustificare la mia
presenza allinterno del presbiterio (parole testuali). Fu grazie allinsperato soccorso di un amico, prete
anchegli, se riuscii a essere accolto con grande generosit da un altro vescovo.
Dopo quattro anni trascorsi a celebrare la messa in unaltra lingua, il nuovo vescovo di (...) mi
ha riaccolto in diocesi e sistemato qui, sempre disponibile ad ascoltarmi, a qualsiasi ora del giorno e
della notte. Con lui ho un rapporto bellissimo e non c aspetto della mia vita che non gli abbia fatto
conoscere.
Il resto te lo racconter a voce.
Un abbraccio.
Don Sergio.
Rileggo queste parole: Una sbandata pazzesca per un confratello con tanto di intimit sessuale
allinterno della casa, mi ha obbligato a fare i bagagli e ritornare a casa.
Alla faccia del percorso di recupero.
Quarantacinque
 arrivato il momento di andare a trovare don Sergio.
Per raggiungerlo guido pi di sei ore.
Siamo in piena estate.
Lui mi aspetta in piazza, davanti alla chiesa. Mi accoglie con una vigorosa stretta di mano.
Andiamo a mangiare un boccone in un ristorante allaperto.
Parlo soprattutto io. Per fortuna non ho alcun registratore addosso. Perch se dovessi riascoltare
la mie parole mi vergognerei.
Ogni tanto provo a tirare in ballo il suo amico, quello con problemi di pedofilia. Il progetto del
nuovo libro, questo libro, intanto  partito, e io sono interessato ad arrivare allamico di don Sergio,
quello che ha conosciuto in comunit a Trento e con cui  rimasto in eccellenti rapporti.
Purtroppo le mie speranze rimangono deluse. Don Sergio gli ha parlato pi volte, lultima il
giorno prima della mia visita, ma laltro ha risposto picche. Non ne vuole sapere.  irremovibile.
Dopo pranzo prendiamo un caff. Poi un paio di bicchieri di liquori. Provo a portare la
discussione su un clima di goliardia da vecchi amici.
Quando mi alzo per andare in bagno, butto l la battuta: sai com, let... Lui ostenta uno
sguardo voluttuoso e mi dice che sono proprio un bel quarantenne.
Al ritorno, riprendo a scherzare e faccio un apprezzamento su una ragazza adolescente che
passa poco distante da noi.
Don Sergio si mette a ridere. Dico che  normale: tutti siamo attratti dai corpi pi giovani.
Siamo quasi complici.
Il mio obiettivo  ancora quello di costruire un ponte verso il suo amico pedofilo.
Dellomosessualit e degli occhi languidi di don Sergio non so che farmene, ai fini del libro. Certo, lo
avessi conosciuto prima, sarebbe diventato una sorta di chiave magica in grado di aprire mille porte per
Sex and the Vatican. Ma tant.
A un certo punto, mentre ci raccontiamo aneddoti e fesserie combinate nel corso della nostra
vita, don Sergio tira fuori uno scherzo fatto al suo amico prete pedofilo: un pomeriggio erano seduti ai
tavoli esterni di un bar quando vedono passare un ragazzino di dieci anni in pantaloncini corti. Sergio
lo guarda e lo indica allamico dicendo: guarda l, chiss chi ce lha mandato.
Io rido.
Penso.
Rido.
Penso che don Sergio magari non mi ha detto tutto.
Lascio cadere la cosa e mi rimetto a parlare daltro.
Non voglio stoppare e ingrandire il sassolino che mi ha lanciato. Se anchio sono come lui e
come lamico, non posso certo rimanere sbalordito davanti al racconto di un episodio come quello del
ragazzino. Sono cose normali, ecco.
Poi, come se fosse una cosa piovuta per caso, gli chiedo delle sue ultime avventure. Don Sergio
risponde che non fa sesso da due anni e che lultima volta  stato con un ragazzo extracomunitario di
una ventina danni.
Spingo la conversazione su un piano godereccio. Racconto cose di me irripetibili. Infine mi
butto.
La domanda che gli faccio rappresenta il punto di non ritorno.
Testuale: ma dai, non mi dirai che non hai mai fatto sesso con un ragazzo pi piccolo, non ci
credo.
Qualunque cosa dir don Sergio, sono certo che tra me e lui nulla sar pi come prima.
La sua risposta: Quando ero allestero sono stato a letto con uno di quattordici anni.
Non chiedo pi nulla. Cambio discorso.
Passo ancora unoretta con lui. Gli dico che torner a trovarlo la settimana successiva e che mi
fermer due o tre giorni.
Lui  contento, mi propone di dormire in una stanza della canonica. Chieder il permesso al
superiore, che non dovrebbe fare problemi.
La mattina dopo gli scrivo che  stato bello conoscerlo. Confermo che torner a trovarlo e gli
chiedo di rispondere a qualche domanda via mail.
Punto lattenzione sulla sua infanzia.
Don Sergio mi risponde un paio di settimane dopo.
Nonostante alcune pesanti disavventure familiari, la mia infanzia  trascorsa serena. I ricordi
pi netti risalgono fino al periodo precedente linizio delle scuole elementari.
Vivevo a (...), in un quartiere discreto, e avevo come vicini di casa e compagni di giochi molti
bambini pi o meno miei coetanei. A causa per di continue malattie ero spesso costretto a rimanere in
casa e la sensazione che ne ricavavo era di isolamento e fastidiosa solitudine.
Non ero un tipo molto vivace, amavo i giochi tranquilli: avevo unautentica passione per le
macchinine e odiavo il pallone. Un ragazzino ebreo, poco pi grande di me, piuttosto carino e sempre
molto gentile, ogni tanto mi invitava a giocare con le sue bambole, ma non trovavo la cosa molto
divertente.
Ero invece molto legato a Francesco, di famiglia meridionale, di cui ricordo ancora la bellezza e
quella che ora definirei come spregiudicatezza: ne ero letteralmente affascinato.
Linizio della scuola fu traumatico, per me figlio unico e abituato a gestire il mio tempo
coscienziosamente, senza bisogno di essere rimproverato. Dopo i primi giorni e i pianti sconsolati che
dovevano farmi sembrare un extraterrestre agli occhi dei miei compagni, riuscii ad adattarmi alla
penosa situazione e mi feci dei nuovi amici, tra i quali Carlo, che divenne il mio nuovo amore.
Quando parlo di amore escludo ogni coinvolgimento emotivo di tipo erotico, e penso piuttosto a
un sentimento di grande dolcezza, perfino di struggimento verso i bambini belli che attiravano la mia
attenzione e che la notte immaginavo stessero con me nel mio letto.
Questi innamoramenti hanno costellato la mia infanzia finch, alle scuole medie, grazie a un
compagno di classe ho scoperto il sesso.
Si trattava delle solite esibizioni preadolescenziali, ma a me diedero qualcosa di pi: in pratica,
quando vidi il pisello del mio amichetto capii, seppure ancora confusamente, che quello sarebbe stato
loggetto dei miei desideri. Purtroppo bisognava fare i conti con le ragazze, con cui avevo s buoni
rapporti ma che trovavo anche terribilmente noiose.
Il peggio fu quando cominci ad affacciarsi allorizzonte della mia esistenza la parola
"finocchio", termine in grado di tracciare un confine fra persone popolari e impopolari, normali e
anormali.
A me di essere anormale non andava esattamente a genio.
Credo sia stato proprio mentre mi chiedevo se ero davvero un finocchio che la mia fede si fece
pi forte e certa: avevo probabilmente bisogno di un rifugio sicuro e ben protetto, e quel Dio che
continuavo a servire come chierichetto faceva al caso mio.
Non sto banalizzando la mia fede e la mia vocazione: sono convinto che il Signore mi abbia
dato delle risposte e che, attraverso la chiamata al sacerdozio, mi abbia anche tirato fuori dallimpasse
della mia affettivit diversa e fondamentalmente sconclusionata.
Entrai in seminario a circa venticinque anni, dopo il servizio militare e una vita sessuale
alquanto animalesca nei luoghi del battuage. Naturalmente mi ripromisi di lasciar perdere il tutto, che
mi faceva pure soffrire, e di impostare la mia vita in base al valore della castit.
Ma il seminario non era il luogo pi adatto, come non tardai ad accorgermi. Ben sei dei miei
compagni, ancorch meno scafati di me, condividevano le mie  chiamiamole cos  difficolt. Cos
ebbi modo di esercitare la mia sessualit, di innamorarmi e di frequentare i soliti luoghi.
Stranamente ero lunico a vivere la cosa con tremendi sensi di colpa e, come mi succede ancora
oggi, a non avere un atteggiamento sereno nei confronti del sesso.
Anche una volta ordinato sacerdote le cose non cambiarono: continuavo a innamorarmi fino al
punto di fare coming out con le persone che amavo disperatamente. E continuavo a essere respinto,
messo vergognosamente alle corde.
Ebbi due anni di tregua in Sudamerica, dove il moralismo di matrice sessuofobica non esiste e
le "prede" non mancano, anzi!
Ma al ritorno in Italia fu un vero disastro, come ti ho gi raccontato.
Fino alla storia con il frate che conobbi a Trento: con lui avevo creduto alla possibilit di una
vita di coppia.
Lo aspettai per un anno vivendo ogni giorno in attesa di una sua telefonata. Quando fui io a
rompere il silenzio mi sentii dire che altro non ero stato se non un episodio. Piombai nella disperazione
pi nera e giurai a me stesso che mai pi avrei creduto allamore. Let, del resto, giocava in mio
favore.
Ora  da un bel po che non esercito e non me ne dispiaccio.
Per il mondo gay, essere un uomo di mezza et equivale a essere vecchio e patetico, nel caso
dichiarassi il mio amore a qualcuno. Cos me ne sto per conto mio, pur ammirando i bei ragazzi e
provando un vago senso di desiderio nei loro confronti.
Direi che, a parte qualche rarissima scivolata dala, sono tranquillo e ho smesso finanche di
lamentarmi con il buon Dio per la mia disgraziata situazione.
Quarantasei
Don Sergio mi ha dato altri elementi da approfondire al prossimo appuntamento.
Al telefono concordiamo per il fine settimana successivo.
Dice che ha parlato con il suo arcivescovo e che possiamo andare a trovarlo per fare una
chiacchierata.
Ma il giorno prima della mia partenza succede qualcosa.
 la notte di gioved. Sto dormendo. Squilla il telefono.
 don Sergio. Mi dice che  tutto a posto per la canonica e che potr dormire da loro.
Io bofonchio qualcosa che non ricordo. Lo saluto.
Al mio risveglio non ricordo se ho sognato o se ho ricevuto davvero una telefonata in piena
notte. Guardo il telefonino.  tutto vero. Mi ha chiamato alluna e venti.
Prima di mezzogiorno, mentre sono al lavoro, ricevo un suo messaggino.
Ciao Carmelo, purtroppo devo chiederti di rinviare il nostro incontro perch ho dei problemi
per questo fine settimana.
Non ci voleva.
Mi chiedo cosa possa essere successo. Penso che qualcuno possa avergli aperto gli occhi.
Chiss, magari lamico prete, oppure larcivescovo. Gli avranno detto: stai attento, non fidarti di un
giornalista.
Penso che forse lui stesso si  reso conto di avermi detto troppo.
Penso che  fuori di testa.
E mi maledico. Forse sarebbe stato meglio affondare il colpo la prima volta che ci siamo visti.
Meglio luovo oggi o la gallina domani?
Ho puntato alla gallina, mi  andata male.
Provo a chiamarlo. Il cellulare squilla, nessuna risposta. Riprovo per tutto il giorno, niente.
Verso sera gli scrivo che sono preoccupato per lui e che mi auguro stia bene.
Lui si fa vivo con un messaggino la mattina successiva, sabato.
Carmelo, io sto parecchio male perch ne ho combinata una della mie. Scusami per il disagio
che ti ho provocato. Sono un perfetto idiota, ci sentiamo pi avanti, ora mi sto leccando le ferite.
Tiro un sospiro di sollievo. Gli scrivo di non pensare a me e che se ha bisogno di una spalla io
ci sono. Ci sono per ascoltarlo, non per giudicarlo.
E sono sincero.
La sua vita, le sue giravolte, i suoi tormenti.
Don Sergio mi richiama luned 25 luglio, alle nove e mezza del mattino.
Come stai?
Ma insomma, sono ancora un po ammaccato, ma comunque.
Che hai combinato?
Guarda, lasciamo perdere, sembra quasi che io mi diverta a distruggermi.
Cio? Mi fai preoccupare.
 arrivato un frate africano, ha circa trentanni. Domenica scorsa, al ritorno da una
passeggiata, lo trovo ai piedi della chiesa. Era piuttosto tardi. Mi dice che sta cercando un posto per le
sigarette. Gli ho detto: vieni da me che ti do io un pacchetto. Abbiamo cominciato a parlare, gli ho
raccontato i cavoli miei. Sai, mi piaceva, c poco da fare.
 un bel ragazzo?
Non  male. Ha quella faccia da bravo ragazzo.  quello, che fa la differenza.
Ho capito.
Insomma, laltra sera, quando ti ho telefonato, vado in refettorio e lo trovo l.
Tu mi hai chiamato che era quasi luna e mezza di notte. Lhai incontrato prima o dopo?
Dopo aver parlato con te. Lui era l, gli ho detto vieni da me, visto che sei ancora in piedi.
Vieni da me e ci beviamo un t.
Mi ha risposto: no, no, no.
E io: dai, vieni che ci fumiamo una sigaretta e ci beviamo un t.
E lui: no.
Secco.
E mi guarda con aria incattivita.
Io mi sono sentito sprofondare.
Sono stato, guarda, dun male, ma dun male che non puoi capire. Ho pensato: questo adesso va
dal priore e gli racconta che ci ho provato con lui.
Ma tu ci hai provato davvero o lhai solo invitato per un t?
S figurati, di notte.
Oh, venerd poi ti ho mandato un messaggio, non sono uscito dalla camera da letto per tutto il
giorno.  venuto il priore un paio di volte a chiedermi come stavo e gli ho detto che avevo problemi di
stomaco.
Povero.
Dover reprimere la vergogna.
Mi dilaniavo. Pensavo: adesso come faccio a vederlo, a guardarlo in faccia. Una botta che non
puoi capire.
Mi dispiace.
Invece non ha detto nulla a nessuno. Abbiamo chiacchierato, e mi ha fatto intuire che non ce
laveva con me. Per fortuna ha tenuto la bocca chiusa.
Meno male.
Io intanto ho telefonato al mio vescovo e gli ho detto cosera successo. Lui mi ha invitato ad
andare da lui a pranzo.
E gli hai raccontato tutto?
S, io dico tutto a lui.  il mio confidente. Sono andato da lui ieri mattina. Gli ho detto tutto. Si
 messo a ridere, mi ha detto che avevo rischiato e che mi era andata bene.
A pensarci bene, per, cosa avrebbe potuto dire al priore di cos compromettente? Non mi pare
che tu gli abbia messo le mani addosso.
Poteva dirgli che gironzolavo di notte e lho invitato a salire da me. Ma soprattutto poteva
riferirgli le cose che gli ho raccontato.
E tu cosa gli hai raccontato?
Tutto. Se gli avessi detto solo quattro stupidaggini allora va bene, invece cos lui sapeva tutto.
Ho rischiato.
Lo saluto con queste parole: Poi ti racconto cosa non ho combinato io sabato sera. Anchio ieri
ho dovuto fare a pugni con la mia coscienza.
Gli dico che lo richiamer nei prossimi giorni e che ci metteremo daccordo per vederci.
Dai, vieni, ci dobbiamo vedere assolutamente.
Lo chiamo al telefono venerd 5 agosto alle nove e trenta del mattino.
 il giorno del mio compleanno.
Non lamentarti, ne hai una quindicina meno di me.
Non lavrei mai detto.
Eh, caro. Vedi che vuol dire non fare niente dalla mattina alla sera.
Almeno rimani in forma.
Insomma, dai.
Ma sei sempre l? Vai in vacanza?
Forse una settimana a settembre, ma per il momento sto qui.
Com finita con il prete africano? Pericolo scampato?
S, tutto tranquillo, per fortuna, il problema  che il tipo mi piace parecchio e ritrovarmelo
sempre in giro non  il massimo.
Mamma che tortura.
Sai quelle cose un po senili? Patetiche.
Non vorrei essere nei tuoi panni.
Anche perch poi abbiamo un po parlato, lui mi ha raccontato un po le cose sue.  una bella
persona, un ragazzo maturo, un bel tipo, uno in gamba. E queste cose qui contribuiscono a farmelo
piacere ancora di pi.
Immagino. Lui ha una trentina danni, se non ricordo male.
S.
Ed  molto maturo per la sua et.
S, perch  uno che ha molto sofferto nella vita, ha patito per amore, queste cose qui. Per ha
affrontato le cose bene,  una persona seria, si  chiesto se questa fosse la sua strada e se non dovesse
invece ritornare sui suoi passi.
Ma ha patito prima di diventare sacerdote o dopo?
Ha patito durante. Perch c stata una che gli andava sempre tra i piedi, dicendo che era
innamorata di lui, che lui era la sua vita e tutte queste cose qui. E lui c cascato in pieno.
Ma questo quando era gi sacerdote?
Poco prima dellordinazione. Ha chiesto di starsene fuori un anno, per cercare appunto di
capire quale fosse la strada giusta per lui. E mentre stava progettando di mollare tutto e di vivere con
questa persona, lei improvvisamente lha mollato.
Lui  rientrato in convento e ha capito che forse quella era la sua strada. Una scelta che ha
provocato le critiche da parte della sua famiglia, che gli si  messa contro. Ha avuto dei casini non
indifferenti, il ragazzo.
Ha sofferto tanto.
Ha sofferto s. Per fortuna il suo superiore lha capito e ha anche apprezzato questo suo
momento di debolezza, questa volont di chiarezza che lui manifestava. Per per lui  stata dura.
Deve aver passato il suo brutto quarto dora. Mollato di fatto sullaltare, in tutti i sensi,
consentimi la battuta.
Eh, in pratica s, in pratica  proprio come dici tu.
Comunque  un bel tipo, allora.
S, proprio una bella persona.
Cavolo, mi sa che stavolta ti innamori e finisci nei casini.
No, adesso cerco di stare tranquillo. Gli stavo correndo un po troppo dietro, per esempio
quando faceva messa lui andavo a far messa anche io con lui. Tutte queste cose qui. Adesso cerco di
stare un attimo in disparte, perch sai, non va bene.
Che altri numeri hai fatto per andargli dietro?
Laltro giorno  successo che lui  venuto per chiedermi una sigaretta, poi si  fermato, stava
un po cazzeggiando qui in camera mia, e gli ho detto: dai siediti che ce la fumiamo insieme questa
sigaretta. Allora abbiamo parlato un po, e cos, insomma.
Ci sono spiragli?
No, no, assolutamente no.
 un muro.
 eterosessuale, e quindi sai...
Ti toccher soffrire.
Ride.
Ci sono abituato. Adesso elaboro in modo pi rilassato queste cose, lho detto anche al
vescovo.
Cosa gli hai detto?
Gli ho detto che mi devo fare un grande poster con la mia carta didentit, in cui siano ben
visibili la mia data di nascita e il fatto che sono prete. La devo mettere sulla mia scrivania e guardarla,
perch insomma non  possibile avere queste esplosioni cos.
Mi sembra una buona idea.
Se mi innamorassi di una persona della mia et, sarebbe comprensibile. Ma io me li vado a
beccare che potrebbero essere figli miei.
Sono i pi belli.
Eh, s, ho capito, per non si pu.
In effetti sei sempre attratto da uomini molto pi giovani. Anche lextracomunitario era molto
pi giovane.
S, s, s, un ragazzo giovanissimo, figurati.
E il vescovo cosa dice?
Lui dice che con me non si annoia mai, perch gli porto sempre delle cose che lo fanno
divertire. Comunque mi ha detto di stare tranquillo, di non farne un dramma e andare avanti.
Che bello questo rapporto che hai con il tuo vescovo.
Guarda, una cosa che non avrei mai, mai, mai osato sperare.
Non  da tutti avere un rapporto cos stretto con il proprio vescovo.
Sono quelle cose che avverti nella pancia, senti di fidarti delle persone, sei a tuo agio. Gli ho
raccontato tutta la mia vita e lui si  offerto di vedermi e parlare una volta ogni quindici giorni. Non
solo, se ho qualcosa, la prima persona a cui faccio riferimento  lui. Io non ho segreti con lui.
Che bello, sono contento. Immagino sia un ottimo riparo per te.
Bussano alla sua porta, mi deve lasciare.
Gli preannuncio che il fine settimana andr da lui.
Va benissimo, fammi sapere. Speriamo di non combinare altre cavolate prima, come la volta
scorsa.
Risata.
Ci salutiamo.
Invece s, la storia si ripete. Solo che stavolta, per fortuna, il mio telefonino  spento.
Il sabato mattina, appena lo accendo, ricevo il classico messaggino di servizio: don Sergio ha
provato a chiamarmi in piena notte. Gli mando un sms per capire che aria tira.
La risposta mi arriva subito: Sto male, ho bisogno di stare solo.
Cos successo?
Ci ho riprovato, mannaggia a me, sono proprio un idiota.
Metto in conto un paio di giorni di blackout. Lo chiamo al telefono marted mattina alle dieci.
Ciao, come stai?
Sospiro.
Insomma, dai.
Sospiro.
Come va la vitaccia?
Eh.
Sospiro.
Lasciamo perdere, va.
Ma cos successo?
Ah, niente, gli ho chiesto di nuovo se voleva venir da me.
Pausa.
E mi ha detto di no.
Lunga pausa.
Certo che te lhanno fatta proprio grossa. Metterti questo bel giovane prete sotto il naso.
Risata.
 un agosto difficile, il tuo. Per fortuna che non fa troppo caldo.
Infatti sto pensando seriamente.
Pausa.
Sai, se lui rimane qui, o io mi do una calmata definitiva o altrimenti non lo so.
Com andata questa volta?
Niente, mi ha detto di no e basta. Poi io domenica ero fuori tutto il giorno, lho visto ieri a
pranzo, mi si  avvicinato e mi ha detto: pace e bene, buon appetito.
Che significa cosa?
Che non devo prendermela, che lui ha capito che quando io lo chiamo in realt ci provo. E
niente.
Pausa.
Il sabato per te  un giorno difficile. Devi chiuderti in camera e gettare via la chiave.
Lui era fuori, a parlare con un altro. Io mi sono avvicinato e gli ho detto: vuoi venire da me?
Lui mi ha guardato: no, no.
Una cosa molto semplice, per, insomma, c tutto un codice dietro.
E come funziona questo codice?
Sono cose che si capiscono, e se lui non viene significa che non vuole.
E tu soffri.
Sono stato molto male con me stesso, perch non sono in grado di controllarmi, porca miseria.
Dovrei smetterla con queste cose. Non si pu andare avanti cos.
Pausa.
Fai buoni propositi ma poi...
Poi ci casco, vedi? Sono un pirla.
Pausa.
Sono un pirla.
Ma lui rimane l in pianta stabile?
Non so per quanto, lhanno mandato da noi per quella faccenda che gli  capitata. Magari resta
qui anche un paio danni.
Stai attento, due anni cos e ci lasci le penne.
No, me la devo far passare, me la devo assolutamente far passare.
Hai preso una bella sbandata.
Eh s. Poi ogni volta che lo vedo sto male. Sai, quel non so che allintestino. Questo
struggimento viscerale.
Pausa.
Provo dei sentimenti. Insomma.
Pausa.
E purtroppo non c niente da fare.
Pausa.
Per due motivi. Primo perch  etero. Secondo perch  un sacerdote e vuole fare il sacerdote.
Insomma, non vuole dedicarsi ad altre occupazioni.
Pausa.
Io a questo non ci penso, ma se lui fosse omosessuale potrei anche non piacergli. C anche
questo da mettere in conto.
 vero.
Io dovrei rimanere al mio posto.
Tu ci provi, ma poi ci ricaschi sempre. Come mai?
Questa volta  successo che sabato mattina sono andato a officiare la messa con altri due.
Toccava a lui presiedere. Ma abbiamo concelebrato io e altri due. Poi non so lui cosha detto durante la
messa, fatto sta che un altro prete gli  andato a fare unosservazione pignola. E lui alla fine  venuto a
commentare con me un po in confidenza. Sai, a me questa confidenza ha fatto scattare dentro delle
cose.
Pausa.
Un po... come dire, mi ha spinto ad andare un po...Vabbe, dai, siamo tornati amici, via,
dai.
Di nuovo sullo stesso terreno.
Tant che gli ho regalato una camicia mia, una camicia di lino che non metto.
Sabato mattina.
Nel pomeriggio. Gli ho detto: se ti piace te la do, perch a me non va bene. Lui mi ha
ringraziato.
Della serie: altro amo gettato.
Forte di questi due ami, sabato sera gli ho chiesto se voleva venire in camera.
E lui?
Mi ha detto no e mi ha fatto capire: non ci provare.
Comunque mi sembra che tu ci provi con educazione e rispetto.
S, non gli ho mai messo una mano addosso. E cavoli. Ma non vorrei che si sentisse
importunato.
Questo dipende dalla consistenza delle tue avances.
Magari poi lo fa per me perch pensa che soffro e sto male.
E ti metteresti nei pasticci.
Che poi, manco a farlo apposta, domenica viene a cercarmi uno in chiesa per dirmi che  stato
mollato dalla sua donna. Disperato. Fuori di s dalla disperazione. E chiede a me che cosa deve fare.
Io ho pensato: ma porca puttana, perch lo chiedi a me che sono pi disperato di te? Insomma,
sto male anchio e devo venire a dare una mano a te? Ma roba da matti.
 successo in confessione?
No. Diceva "la amo, la amo". Ma porca miseria, proprio a me le vieni a dire, queste cose?
Quanti anni ha questa persona?
Circa quarantacinque anni.  anche un belluomo, fra laltro.
Ti tocca consolare gli altri.
Ma guarda un po.
Anche tu hai chi ti consola, il tuo amico vescovo.
Adesso  in vacanza.
Tranquillo, vengo a trovarti io.
Adesso mi trovo solo. I miei due amici partono, il vescovo non c, sono praticamente solo. E
questo non  il massimo.
Non preoccuparti, arrivo tra qualche giorno.
Perfetto. Dai che ci divertiamo un po.
Quarantasette
Finalmente io e don Sergio riusciamo a incontrarci.
Pi volte, tra la fine dellestate e linverno inoltrato.
Lunghe serate, discrete bevute, grandi chiacchierate.
Tutte registrate.
Avevo visto giusto. Don Sergio aveva tanto da nascondere. E poco alla volta lha tirato fuori.
Anche in questo caso adotto una ricostruzione narrativa secca e asciutta.
Non contestualizzer luoghi, piatti tipici, vini, per evitare che possano servire a ricostruire la
vera identit del sacerdote.
Mi limito a riportare alcuni stralci delle nostre conversazioni, i pi interessanti ai fini di questa
inchiesta.
Come va con il prete africano?
Pensa che gli hanno assegnato la stanza vicino alla mia.
Non ci credo. Ma allora c qualcuno che ti vuole male.
Spero di no, che non siano cos maliziosi.
Ma cosa  successo in questi mesi?
 successo che ho cercato di adescarlo ancora.
A essere sinceri non avevo alcun dubbio che lo avresti fatto.
Io volevo soltanto parlargli.
Cio? Coshai combinato?
Niente, sulla scorta di alcune sue manifestazioni di affetto io sono partito in quarta.
Che tipo di manifestazioni?
Un giorno a cena passa con la frutta e mi dice: "Senti, potrei venire da te a scaricare Skype con
il tuo computer?". Considera che io ho la chiavetta e lui non ha la connessione a internet in camera sua.
Fa quello che deve fare, in dieci minuti. Poi mi chiede se pu chiamare un amico africano. Mi 
rimasto in camera unora e mezza a parlare nella sua cavolo di lingua con questo qui, e io come un
deficiente ad aspettare che lui finisse.
Unora e mezza di tortura psicologica. Durante la quale, sai, dovevo tenere ferma la mano.
Perch eravamo seduti vicini e per me la tentazione era enorme.
Povero.
Il giorno dopo torna da me alle otto e mezza del mattino e mi chiede la chiavetta in prestito.
Mi dice che me la restituir nel giro di unora al massimo.
Invece non si fa pi vedere con la chiavetta.
Tu considera che nella chiavetta ho cento ore a disposizione in un mese, e alla fine mi avanzano
sempre trenta o quaranta ore. Per cui mi fa anche comodo se qualcuno la usa.
Passa una settimana, una settimana in cui non ho potuto visitare i siti porno, come  mia
consuetudine.
Don Sergio si lancia in una fragorosa risata.
Poi, un giorno, appena finito di mangiare, piomba in camera mia e mi chiede un accendino. Gli
ho prestato il mio Dupont dargento. Per gli ho detto di riportarmelo perch era un regalo e ci tenevo.
Passano tre giorni, la chiavetta non ritorna e neppure il Dupont.
Nel frattempo, una sera gli chiedo di venire da me, che avevo bisogno di fare una chiacchierata.
Mi ha risposto no, no, no, no. Come se avessi la lebbra.
Il giorno dopo lo becco nel chiostro e gli chiedo di riportarmi la chiavetta e il Dupont. Fai conto
che io non sono capace di fingere, per cui se sono incazzato posso usare tutte le infiorettature ma non
ce n, si vede. Per cui quando lho chiamato si  subito accorto che cera qualcosa che non andava e
mi ha risposto con cipiglio molto serio.
La sera mi ritrovo subito fuori dalla porta della mia stanza la chiavetta, laccendino e la camicia
di lino bianco che gli avevo regalato qualche tempo prima. Una camicia che io non mettevo, perch
porto solo le camicie con i bottoncini. Quando glielho regalata era anche appena stirata. Non lha mai
indossata. Me lha fatta trovare appesa dietro la porta cos come glielavevo data.
E tu coshai fatto?
Da quella volta l non ci parliamo pi. Ci ignoriamo, nemmeno il buongiorno. Poi io stavo
male per questa cosa, stavo male. Ne ho parlato con il priore e gli ho detto guarda che sta succedendo
questo e questo.
Che gli hai detto al priore?
Tutta la verit. Lui sa che sono gay, sa tutta la storia della mia vita.
Bravo, sei una persona onesta.
Quindi ho parlato con il priore. Lui mi ha detto che in effetti lafricano  un po troppo
espansivo, ma mi ha detto di non preoccuparmi perch era tutto a posto e non sarebbe successo nulla.
Gli avrebbe parlato lui. Anche perch quella sera ho chiesto al priore di poter rimanere l.
In che senso? Fammi capire.
Sai, io in questo posto sono in appoggio, in teoria per due anni. Ma mi trovo bene e vorrei
rimanere, anche perch dove vado? Di tornare in una parrocchia non ci penso proprio.
Perch non vuoi una parrocchia?
No, odio i paesi, non li sopporto, non li reggo.
Loro ti ci manderebbero anche.
Per fortuna il vescovo mi capisce, sa bene quali siano le mie esigenze, i miei problemi. Infatti
quando ho detto al vescovo che voglio rimanere qui lui si  detto favorevole.
Dopo che hai parlato con il priore  cambiato qualcosa con lafricano?
Se lui dice buongiorno io rispondo buongiorno. Non  che lo dica sempre. Per io ho fatto un
passo. Vado a concelebrare messa con lui, anche perch mi viene bene come orario. E sai, quando si
concelebra ci si scambia il segno della pace. E quindi lo abbiamo fatto. Come vedi non c rancore da
parte sua. Anzi, il ragazzo sta cercando di fare il gioco mio.
In che senso?
Sai, io gli avevo raccontato dei miei sentimenti per lui, e lui mi aveva detto che era meglio che
io stessi attento. Ecco perch sta facendo il gioco mio: mi tiene a dovuta distanza.
Mi sembra una brava persona.
Ho avuto dei momenti di odio nei suoi confronti, che in certi momenti sono sfociati in
razzismo. Camminavo per la citt e se mi trovavo una persona nera davanti gli urlavo: "Torna in
Africa, bastardo".
Non ci credo.
Don Sergio ride.
S. Maledetto, torna in Africa. Ho rischiato di fare a botte.
Sei straordinario.
Ridiamo tutti e due.
Io non sono razzista, ma per un periodo non ce lho fatta.
Per fortuna che questo tuo prete non era un terrone come me, perch altrimenti te la prendevi
con me.
No, con i terroni no. Perch il primo grande amore della mia vita  stato un terrone: un ragazzo
pugliese.
In che rapporti siete, adesso, tu e lafricano?
Freddi, cordiali. Io non ce lho con lui. Il vescovo mi ha detto:  un ragazzo. In effetti potrebbe
essere mio figlio.
Il vescovo, che sa tutte queste cose, anche i miei rigurgiti razzisti, lultima volta che abbiamo
parlato mi ha chiesto: come va con lafricano? Fa lafricano? Ma  un ragazzino, lascialo perdere.
Certo che  una bella fortuna avere un vescovo cos comprensivo.
 unulteriore dimostrazione dellamore preferenziale di Dio nei miei confronti.
Bella questa frase.
Ho motivo di credere che il Signore nei miei confronti abbia un occhio benevolo.
Perch sei convinto di ci?
Perch ne ho combinate di tutti colori. O il Signore ha il senso dellumorismo oppure la sua
misericordia  veramente infinita.
Fammi un esempio.
Me le ha facilitate tutte, tutte.
Un esempio.
Per esempio quello che mi  successo dopo la storia con il musulmano e il cannone che ci
siamo fatti.
Non capisco.
Non te lho raccontata, questa storia?
No.  successa prima o dopo il periodo passato a Trento?
Dopo. Fai conto che dopo Trento ho tentato il suicidio due volte.
Come?
Ho preso pastiglie, psicofarmaci, quelli che prendevo per dormire e per la depressione. Ne ho
ingoiati a chili, a chili. Sono stato una settimana in coma.
La storia con il musulmano?
Un giorno vado al parco con il cane, un cane socievole, che va incontro a questo ragazzetto
iracheno di una trentina danni. Molto socievole, bel tipo. Il mio cane incomincia a fargli le feste. Ci
mettiamo a parlare, ci sediamo sulle panche di legno. Parliamo per unora. Poi mi chiede se ci vediamo
il giorno dopo.
 successo che ci si vedeva ogni pomeriggio. Finch un giorno lho invitato a casa mia per un
caff. Dopo il caff questo tipo mi guarda con i soliti occhi da gatto. Chiede di andare in bagno.
Quando ritorna, sempre con gli occhi da gatto, mi prende la testa e mi bacia in bocca.  fatta.
Il ragazzo non  che lo facesse gratis, sai? La mancetta dovevo dargliela e gliela davo volentieri.
Lui era molto educato: sai, ho problemi, non riesco a trovare lavoro... E via, scappava la
mancetta.
Finch a un certo punto mi viene la sana idea di farci un cannone. Telefono a un mio amico, gli
chiedo di procurarci la droga. Ero in vena di spendere: cento euro. Mi ha dato una roba che non finiva
pi.
Andiamo a casa mia, ci facciamo questa roba e ho avuto un momento di buio. Fatto sta che mi
sono ritrovato, sempre a casa mia, con il mio parroco e i carabinieri. Io nuotavo sul pavimento,
convinto di essere al mare, e palpavo i coglioni a un carabiniere.
Rido, non riesco a trattenere una grande risata.
Dicendogli: tu sei quello della fiction Carabinieri.
Com finita?
 finita che mi hanno cacciato dalla diocesi. Mi hanno detto di fare le valigie e trovare unaltra
sistemazione. Per fortuna mi ha chiamato il vescovo di unaltra diocesi.
Mi avevi parlato della pornografia. Che siti frequenti?
Solo siti gay. Ce ne sono una infinit. Ma sono sempre gli stessi modelli.
Quando navighi? La sera?
Nei momenti di noia. Mi piace mescolare il sacro e il profano. Per cui, dopo due ore di studio
di testi biblici, a un certo momento mi rompo i coglioni, accendo il computer e mi butto sui siti porno.
Anchio amo la pornografia.
Ma s, la pornografia  la salvezza dellumanit. Il vescovo mi ha detto una cosa, un giorno:
piuttosto che andare in giro a far danni, sfogati su internet. Non  il massimo che tu rimanga l, ma
insomma meglio cos. Secondo lui, il mio problema  legato alla sfera affettiva e sessuale e ci dovr
fare i conti per tutta la vita.
Adesso stiamo passando in una via storica di questa citt.
Perch storica?
Non perch sia successo qualcosa di particolare,  storica per me. Quando avevo ventun anni
ci abitava un tipo che avevo conosciuto nei luoghi di quello che adesso si chiama cruising e prima
battuage.
Questo qui era sposato, ci siamo trovati e mi ha detto che voleva avere una relazione con me.
Ho sbavato per lui. Sono passato sotto casa sua per sei mesi. Facevo avanti e indietro ad aspettare lui
che tornava dal lavoro. Fino a quando sua moglie ha capito la situazione e si  messa di mezzo.
Sotto queste finestre ho consumato le suole delle scarpe.
Avevi ventun anni. Non eri ancora prete, giusto?
No, ero alluniversit, sono entrato in seminario a ventiquattro anni e sono diventato prete a
ventinove.
Quando avevi gi la tua bella esperienza alle spalle.
Anche troppa.
Come hai deciso di fare questo salto?
Guarda, io sono sempre stato molto vicino alla Chiesa, fin da quando ero bambino. Ci avevo
pensato molte volte, gi a quattordici anni.
Finito il liceo ho fatto il militare, poi luniversit, finch questa cosa  esplosa e ho detto:
adesso basta, faccio quello che voglio fare. Non  che mi  apparsa la Madonna per tirarmi dentro.
Hai sempre avuto rapporti omosessuali?
Sempre.
Mai stato con una donna?
Ho avuto una ragazza quando avevo sedici anni, ma perch lei si era innamorata di me. Io
proprio no.
E la prima volta che hai vissuto una relazione sessuale quando  stato?
A dodici anni.
Con un uomo o una donna?
Uomo, mio compagno di scuola.
Giochini.
Insomma. Non proprio dei giochini, era molto di pi.
Ti piace confessare.
Non mi dispiace, certo che ci vuole una grande pazienza. Ogni tanto arriva gente che ti fa
incazzare. Sono quelli che ti vogliono confessare i peccati degli altri. Quando capisco che  cos li
stoppo.
Confessare i peccati degli altri? Non capisco.
Nei condomini  difficile andare daccordo. Spesso arriva gente alle prese con liti
condominiali. Allora io capisco qual  il retroterra. Questa gente si sente in colpa perch si incazza con
quello del piano di sopra o di sotto. Per quando arrivano e iniziano a elencare i comportamenti dei
vicini io dico subito: alt, confessi i suoi, di peccati, non quelli degli altri.
In realt questa gente viene per sfogarsi. Il problema  che fuori dal confessionale c gente che
aspetta e si incazza.
Ma ti succede mai che arrivi qualcuno e ti confessi problemi di carattere sessuale?
Certo.
Anche ragazzi che ti confessano di aver scoperto di essere omosessuali e ti chiedono cosa fare?
S.
E tu cosa gli dici?
Io ascolto con grande pazienza.
Fammi un esempio.
C un ragazzo che convive con il suo compagno,  sieropositivo, ha delle forme di
autolesionismo tremende. Viene a confessarsi, ma siccome si ferma troppo tempo gli ho dato il mio
numero di telefono e lho invitato a chiamarmi per parlare fuori dal confessionale. Fra laltro il suo
psicologo  un mio amico, gay anche lui, per cui si  creato una sorta di staff di assistenza.
Altri casi?
Adesso c uno, molto intelligente e molto sensibile. Ha trovato una ragazza e non mi ha pi
cercato.
La famosa tensione sessuale che si instaura tra il sacerdote e il fedele durante la confessione
esiste per davvero o  una leggenda metropolitana?
Esiste.  un rapporto unico, se ci pensi. Arriva una persona e ti racconta tutto di s, fin nei
minimi particolari.  chiaro che tu che ascolti sei coinvolto in questa cosa, lo sei umanamente, oltre che
come sacerdote. Scatta un interesse che pu diventare anche morboso.
A te  successo?
In confessionale mi arriva uno, un tipo splendido, veramente un bel ragazzo, sui ventanni.
Fisicaccio. Mi arriva in maglietta attillata e pantaloni corti. Comincia a raccontarmi che ha una ragazza
che sta lontano, quindi si vedono solo di rado. Per cui lui con la masturbazione ci d dentro.  rimasto
un po a raccontarmi i particolari. A uno come me, frequentatore incallito di siti porno, ti lascio
immaginare cosa non ha procurato.
Dai Padri Venturini quanto tempo sei rimasto?
Due anni.
E come hai passato quei due anni della tua vita?
Lavorando e pregando.
Preghiere?
Ogni mattina alle sette cerano le lodi e la messa. Alla sera cerano ladorazione eucaristica e i
vespri.
Su cosa si punta di pi, in vista del recupero dei sacerdoti?
Sulla vita comunitaria. Si sta bene, ci si rilassa.
Ma il tuo problema principale qual era?
Bevevo, bevevo forte. Bevo ancora adesso.
Al punto da diventare alcolizzato?
Io bevo a periodi, per cui stasera con te ci sto dando dentro. Ma erano giorni che non toccavo
una goccia. Non sono come quelli che al mattino se non hanno un bicchierino di grappa si sentono
male. Non sono arrivato a questi livelli, magari ci arriver. Chi lo sa. Per il momento no. Rimango dei
giorni, delle settimane senza bere. Ma quando c da fare la seratina si fa.
Per fortuna, direi.
Il problema  che quando faccio la seratina mia, io non mi risparmio, capisci?
Mi dicevi che sei stato per un periodo in America Latina.
Certo.
Com che hai deciso di andare cos lontano?
Facevo il parroco in un paese bellissimo, ho conosciuto un ragazzo giordano. Con cui non c
stato niente, solo una grande amicizia che dura ancora adesso. Un giorno mi ha detto che andava in
Giordania e mi ha invitato ad andare con lui. Sono andato dal mio superiore, gli ho detto che mi
prendevo un mese, al quale avevo peraltro diritto, e sono partito.
Durante quel mese abbiamo noleggiato una macchina e abbiamo viaggiato per tutta la
Giordania, uno tra i luoghi pi belli da un punto di vista paesaggistico e storico.
Fatto sta che torno dalla Giordania con un grande desiderio: quello di farla finita con il mondo
occidentale e di andarmene in missione.
Cosa ti era successo? Folgorato sulla via di Amman?
L non  che avessi avuto esperienze...
Pausa.
Era...
Pausa.
Cosa vuoi...
Pausa.
Era un clima che mi portava fuori dalla mia vita di occidentale.
Pausa.
Il senso del tempo. Il modo di vivere. Tutto.
Amanti?
Tanti.
Et?
Pausa.
Voglio la verit.
Dai quattordici fino ai venti, trenta.
Pausa.
Una meraviglia, una meraviglia.
Dove li trovavi?
Dappertutto. Il mio amico mi diceva di non uscire da solo perch  pericoloso, la polizia era
capace di portarti dentro anche senza motivo. Ma io non mi abituavo al loro modo di vivere. Io
normalmente sono sveglio alle cinque del mattino. Loro hanno la sveglia alle dieci e fanno colazione
alle undici, alle quattro del pomeriggio si pranza e la sera alle undici si cena. Io diventavo matto, non
potevo, non potevo. Per cui mi alzavo alle cinque, andavo a fare la doccia, poi uscivo fuori casa e me
ne andavo in giro per la citt.
Citt che dormiva.
Io passeggiavo, andavo in giro, godevo di questa cosa.
Poi alle nove e mezzo, quando apriva il caff, mi piazzavo l, bevevo e fumavo il narghil, con
grande stupore del mio amico che diceva che ero diventato pi giordano di lui. Poi mi facevo il mio
giro per il suk, e l, guarda...
Pausa.
Ehhhhh.
Pausa.
L  una meraviglia, una meraviglia. Cera di tutto.
Pausa.
Io allepoca avevo poco pi di trentanni, abbronzato, barba lunga, sembravo uno di loro,
vestivo come loro. E quando passavo per il mercato partivano delle occhiate, ma delle occhiate...
Quindi le storie nascevano cos.
Ad Amman, in un caff, arriviamo, beviamo, fumiamo. Cera il cameriere incaricato di
cambiare i carboni. Questo qui sfacciato arriva da me e si comincia a toccare il pacco.
Quanti anni?
Avr avuto quindici anni, un ragazzino.
Un ragazzino.
Poi se ne va verso lingresso del caff, mi guarda e mi fa vedere la sua erezione. Una roba, ma
una roba...
E tu sei impazzito.
Figurati. Il mio amico si  accorto che i miei occhi andavano in una certa direzione e mi ha
detto: andiamo via da qui, perch questo  un brutto posto.
Un brutto posto? Questo  il paradiso, cazzo!
Ride.
Mamma mia.
E cosa  successo?
Non  successo nulla, purtroppo. Se fossi stato solo...
In un mese l non oso immaginare.
Sciambola! Dopo questo mese infatti mi  venuta voglia di andare via dal mondo occidentale,
dagli schemi, da queste cose. Allora vado dal vescovo e gli chiedo di mandarmi in missione.
E lui?
Lui mi voleva e mi vuole molto bene. Se io gli chiedo la luna lui me la d.
Che fortuna.
Altro segno della misericordia di Dio nei miei confronti.
Lasciamo perdere Dio, che se si incazza ci fa secchi tutte e due, stasera.
Allora il vescovo mi dice: dove vuoi andare? E io: mi mandi in Africa.
E che  successo?
Lui doveva partire per lAfrica, a far visita ai suoi missionari, e mi dice: ti trovo un posto,
quando torno ti ci mando. Poi non si fa pi sentire, stranamente, e quando torna vado a trovarlo. Lui
sullAfrica non  convinto ma mi dice: stai tranquillo che se il Signore ti chiama per andare in missione
un posto te lo troviamo. Ma poi vengo a sapere la verit: i miei genitori erano andati a trovarlo di
nascosto e lo avevano pregato di non mandarmi. Comunque, alla fine mi dice che se voglio posso
andare in Sudamerica.
Dove sei rimasto per quanto tempo?
Tre anni.
Non oso immaginare.
I tre anni pi belli della mia vita. Per un prete, lAmerica Latina  il massimo. Hai gente che ti
segue, che ti apprezza, che  disposta ad aiutarti. Gente che non ti giudica. Gente che non sa cosa siano
il pettegolezzo e la calunnia. Sono innocenti, da questo punto di vista.
E dallaltro punto di vista?
Guarda, gente bellissima.
E tu ne hai approfittato, immagino.
La mia prima storia  stata con un tipo che ho conosciuto nella grande piazza della citt. Un
ragazzino con lo zainetto sulle spalle che stava andando a scuola.
Et?
Boh, aveva lo zainetto da studente. Non so, un ragazzino che va a scuola.
Io stavo uscendo dalla stazione, lui mi guarda, io lo guardo, ci guardiamo. L vige una legge in
base alla quale i maschi non guardano i maschi, a meno che... Quindi quando uno ti guarda tu vai sul
sicuro che quello ci sta.
Io mi avvio verso i giardinetti, dopo un po arriva lui, ci sediamo su una panchina sotto un
albero con fiori enormi come le magnolie e cominciamo.
Poi ci diamo appuntamento per la sera stessa. Cos ci siamo visti e poi, poi l...
Quella  una citt dove vige tolleranza assoluta. Nessuna forma di giudizio verso chi  gay.
Pensa che ci sono molti cinema multisala a luci rosse con sale riservate agli omosessuali.
Poi ci sono varie stazioni, specialmente le due principali, dove la gente non va nei bagni solo
per fare la pip.
Stazioni ferroviarie?
Della metropolitana. E l, guarda, uno spettacolo.
Quante ne hai combinate?
In quei tre anni sono tornato in Italia solo una volta, per un mesetto. Mi telefona il mio
compagno di seminario, innamorato di me, innamoratissimo di me, e mi chiede di portarlo con me l.
Anche lui prete, giusto?
S. Allora partiamo. Avresti dovuto vedere le scene in aereo. Io sono un tipo che ama
stuzzicare, lui  uno insofferente. Avresti dovuto vedere le scene.
Non oso immaginare.
Finalmente atterriamo. Ed  un miracolo che alla dogana non ci abbiano mandati indietro,
perch lui  arrivato con una valigia piena di pasta. Poi finalmente arriviamo a casa e lui mi dice: dai,
portami nei posti dove si batte.
Subito.
Subito. Allora lo porto a fare una visita. E lui diventava matto. Anche perch trovava. L ce
n per tutti. Per tutti.
Prostituti?
No, no, non a pagamento. Fatto sta che stavamo tornando a casa, eravamo in treno, e nel treno
di fronte c uno che lo guarda. Tutta una cosa di sguardi da un treno allaltro. Lui prende, scende e va.
Gli dico: per favore, non metterti nei guai.
Ritorna dopo sei ore, fuori di s, e mi racconta che dopo avergli fatto le moine quello lha
portato a casa. L ha tirato fuori un tesserino e gli ha detto di essere un poliziotto in borghese.
Gli dico: ma sei cretino?
E lui: mi ha detto che se non gli davo cento dollari non mi lasciava andare.
E io: ma sei scemo? Ti ha fregato. Ti ha fregato.
Lui era tutto impaurito. Lo prendo in giro ancora adesso.
Poi cos successo?
Sono dovuto tornare per grossi problemi di famiglia.
Che sfiga.
Puoi dirlo forte. Stavo proprio bene, l. Mi facevo i cazzi miei. Il modo in cui loro vedono il
prete  diverso dal nostro. Non hanno questa ossessione del sacro che abbiamo noi. Il prete per loro 
una specie di membro della famiglia, al quale si perdona tutto, tutto.
Il prete con cui abitavo io ha avuto una storia con una donna, riconosciuta da tutti. Anche
perch lei poi lha ricattato con false analisi di gravidanza. Pensa che il consiglio pastorale si  riunito 
si  schierato dalla parte del parroco. Il vescovo  andato in parrocchia a difendere il prete a spada
tratta. Non solo. Lo ha addirittura promosso. Quel vescovo era un grande.
Pensa che una sera un prete di una parrocchia vicina si sente male e lo portano in ospedale.
Avvisano il vescovo, lui ci chiede di andarlo a prendere e in piena notte andiamo insieme in ospedale.
Tutto un altro mondo.
Peccato che tu non sia rimasto l.
Sarebbe stata la mia salvezza e la mia dannazione.
Qui mi sembri pi frustrato.
Anche chiacchierato, specie da parte dei preti.
In America queste storie le hai avute fuori dalla chiesa o anche in ambito parrocchiale?
No, le ho avute anche in ambito parrocchiale.
Cio?
Cera un ragazzino di quattordici anni al quale io stavo molto simpatico. Era una meraviglia.
Una meraviglia.
Chierichetto?
No, era amico della segretaria della parrocchia. Veniva l il pomeriggio, dopo la scuola. Io
abitavo nel collegio al piano di sopra. Lui veniva da me, faceva i compiti. Poi, sai, ridi, scherzi, i
latinoamericani sono molto liberi, per cui una toccata di qua, una toccata di l, alla fine  andata.
Una volta o pi volte?
Tante volte.
Altre storie?
Un militare. Ci siamo beccati una sera vicino alla stazione. Lui girava in divisa, mi si avvicina
e mi chiede una sigaretta, io gliela do e gli dico: "che figo". Lui si arrabbia e mi dice: "come ti
permetti, non vedi che ho una divisa". Poi si calma andiamo a fare un giro in motorino e mi fa capire
che ci sta. Ma lui pippava.
Cocaina, quindi?
S, abbiamo passato una notte intera a pippare e abbiamo concluso il tutto nel mio
appartamento al collegio. Era splendido, aveva i capelli color bronzo, gli occhi verdi e la carnagione
olivastra. Una meraviglia, un capolavoro, un capolavoro.
E qui, dove vivi adesso, come va?
Questo  un paese bigotto. Io non sopporto questa esaltazione del mondo gay che avviene
attraverso i Gay Pride e queste manifestazioni qui.
Perch non ti piacciono?
Mi danno terribilmente fastidio, perch alla fine  la stessa ideologia che passa nella
pornografia. Cio il maschio depilato, palestrato, quello  gay. Mi sono fatto alcuni giri su siti gay,
leggo le recensioni dei libri e mi sembra un mondo che si autoghettizza, un mondo di gente di plastica,
dove non c niente di vero, dove non ci sono sentimenti ma solo sesso. Nulla di vero. Solo un mondo
profondamente vanesio, frivolo. Questo  il mondo postmoderno, dove si esalta la fugacit dei
sentimenti, dove non c nulla di fondamentale. Quello che  fondamentale viene considerato
dogmatico e di conseguenza deve essere eliminato.
Quando i dogmi non esistono nella filosofia o nella fede, pu andarmi anche bene, ma quando
non esistono nel campo della morale allora  un bel problema.
 un mondo nel quale non mi ritrovo, assolutamente.
Non ti piace la rappresentazione che viene fatta della realt.
Viviamo in un mondo dove tutto  rappresentazione, dove tutto  apparire, dove c
questansia smodata di diventare qualcuno, di arrivare, addirittura raccontando le cose pi truci in
televisione.
Ti sei mai innamorato?
Tanti anni fa. Adesso non voglio niente, credimi, non voglio niente. Vivo la mia sessualit
come una maledizione, alla fine.
Addirittura?
Perch io penso che lomosessualit sia una malattia.
Perch dici questo?
Perch lo sento, che c qualcosa che non funziona. Che non funziona a livello di relazioni.
Quando parlo con gli esperti loro mi dicono: ma cosa pensi, che gli eterosessuali siano migliori? No,
penso che abbiano le loro pulsioni, ma hanno una stabilit di relazioni maggiore. E questa  una
condizione di salute, di salute psichica.
Forse  perch provi attrazione per i pi giovani.
No, non  tanto quello il discorso. Il punto  che lomosessualit passa attraverso relazioni
impossibili.
Stai dicendo che nellimpossibile tutto diventa possibile?
Bravo.
Una volta che hai saltato la staccionata, dallaltra parte tutto  lecito.
Esatto, tutto va bene.
Questa  unaffermazione profonda.
Va bene una cosa che  di regola tra gli omosessuali, ovvero linfedelt. Anche leterosessuale
 infedele, ma ha delle motivazioni per essere fedele che il gay invece non ha. Questo perch il
rapporto gay nasce come rapporto in primo luogo sessuale, e solo dopo, forse, diventa qualcosa in pi.
Fin dove sei sceso come limite di et nelle tue relazioni?
Quattordici anni.
E hai avuto pulsioni o fantasie verso ragazzi pi piccoli di quattordici anni?
Certo, s, certo.
Tipo?
C un bimbo di undici anni che viene a farmi da chierichetto che  uno splendore. Bellissimo.
Biondo, palpebre pesanti che gli danno laria da gatto, la famosa aria da gatto. Due labbra che sono una
meraviglia.
Da quanto ce lhai l?
Da qualche mese.
E c stato qualche approccio?
Ma scherzi? Me ne guardo bene. Assolutamente no. Sarebbe un massacro. Non ci penso
proprio.
Quindi dici che  possibile vincere le pulsioni di natura pedofila?
Io distinguo la fantasia dalla realt. Per riconosco che c gente che non ci riesce. Io sono
convinto che siano cose che hanno tutti, anche gli eterosessuali. La fantasia  smisurata, limportante 
riuscire a controllarla e non farla diventare il principio del piacere.
Tu dove metti lasticella?
Nella coscienza. Nella legge morale che ognuno si porta dentro. Uno sa che non pu abusare
di una persona molto pi piccola.
Come passi le tue giornate?
Io non sono parroco. Un parroco ha diversi impegni, deve celebrare messa, andare a far visita
agli ammalati, incombenze di carattere amministrativo, incontri, catechismo, tutte queste cose qui. Per
cui se uno ha una parrocchia grossa, di tempo libero gliene rimane ben poco.
Io invece faccio le confessioni, un paio dore al giorno, al mattino, nella penitenzieria. Poi la
messa, una al giorno.
Ma questa  la prassi o un trattamento di favore?
Trattamento di favore.
Perch ti viene concesso?
Perch il vescovo non sapeva dove mettermi, poi mi ha sistemato qui e qui rimarr.
Ma non ti annoi con tutto questo tempo libero?
No, no, assolutamente.
E cosa fai durante il giorno?
Leggo, studio, faccio una passeggiata, un giro in bicicletta. Tante volte poi mi capita di parlare
con qualcuno che chiede un incontro al di fuori dalla confessione.
Ti piace questa dimensione?
S, mi ci ritrovo.
Sono tanti i preti che come te godono di questi privilegi?
No. Siamo pochi. Perch vedo nellambito della diocesi tanta gente oberata di impegni, stanca,
demotivata.
Solo per una questione di orari o c dellaltro?
Non  facile per noi preti. Oggi non hai pi neppure una grande risposta dalla gente, le chiese
si svuotano sempre di pi.
Si svuotano anche di preti. Meno preti, stesse parrocchie, uguale pi parrocchie a prete. In tanti
paesi europei, ormai, ogni prete ha in media tre parrocchie da mandare avanti e deve correre da una
parte allaltra. Poi per trovo gente come te con tanto tempo a disposizione. Come mai?
Io sono un caso particolare, patologico.
E ti devono trattare con i guanti.
Proprio cos.
Ma nessuno ti fa un discorso di questo genere: prenditi una parrocchia o te ne vai fuori dai
piedi?
No, la parrocchia va data a chi ci sta bene.
Mentre tu rischi di fare casini.
Bravo.
Nella mia azienda mi dicono: o alzi il culo e lavori o non ti posso tenere qui a leggere.
Ma la Chiesa non risponde a criteri di efficienza. Le persone vanno recuperate, aiutate. Nel
mio caso non mi possono certo lasciare solo, perch Dio sa cosa potrei combinare.
Il tuo futuro come lo vedi?
Non lo so. Intanto  legato alla presenza di questo vescovo. Fino a quando c lui non dovrei
avere problemi, quindi per una quindicina danni dovrei essere a posto. Poi si vedr.
Non pensi a qualche altra fuga da missionario?
Guarda, ho i genitori anziani, devo badare a loro. Poi si pu vedere. Ma io non faccio tanti
programmi, vivo alla giornata e prendo la vita cos come viene.
Non  il massimo.
Sono sempre stato cos, per carattere. Sono disordinato, cambio spesso idea.
Ma tu non vivi il contrasto tra quello che predichi e quello che sei nella tua vita?
Guarda, io nelle mie prediche evito ogni discorso di carattere morale. Anche perch non 
quello il luogo in cui si fa la morale. Nella predica annuncio e spiego la parola di Dio. E commento
quella. Poi le conseguenze ognuno le tira per s e per la propria vita. Ma il mio devessere un annuncio
di speranza, non un giudizio sulla mia vita o su quella degli altri. Perch per questo ci sono altre sedi.
Per ci sono tanti sacerdoti che fanno la morale.
Certo, perch per molti la predica diventa uno sfogo. In un modo o nellaltro ci si deve
sfogare.
Gi, in un modo o nellaltro ci si deve sfogare.
Quarantotto
Le vicissitudini di don Sergio, al di l delle gi note questioni sullefficacia delle misure interne
di contrasto al fenomeno e sulla cultura della segretezza sempre molto forte ai vertici delle diocesi, ci
portano dritti a un grande dilemma: il pedofilo pu imparare a gestire le proprie inclinazioni e pulsioni
sessuali? Pu elaborare fantasie come don Sergio sul chierichetto undicenne ed essere capace di farle
rimanere tali?
Alcuni esperti sostengono di s. Fra questi, il professor Klaus Beier, dellistituto di scienze e
medicina sessuale della clinica universitaria Charit di Berlino, promotore nel 2005 della campagna
Lieben Sie Kinder mehr als Ihnen Lieb ist?, "Le piacciono i bambini pi di quanto le faccia piacere?".
Con questa iniziativa, il centro medico berlinese ha pubblicizzato il suo servizio gratuito di
aiuto terapeutico e consulenza indirizzato a uomini che nutrono fantasie sessuali su bambini e
giovanissimi ma che sono determinati a non passare allazione. Le porte sono aperte a tutti, anche a chi
ammette di aver gi commesso abusi su minori in passato.
Klaus Beier merita una visita.
Ci diamo appuntamento nel quartiere Mitte, a Berlino, non lontano dalla clinica dove lavora.
Dalle sue prime parole capisco che il mio interlocutore  un uomo diretto e schietto: Se
vogliamo davvero prevenire labuso sessuale sui minori, dobbiamo innanzitutto avere chiaro che esiste
un vasto spettro di inclinazioni sessuali innate e inalterabili che deviano in varia misura dalla media.
Quando si affronta il campo delle implicazioni della pedofilia,  importante fare dei distinguo. Le
fantasie sessuali che il pedofilo nutre nei confronti di un minore non sono di per s moralmente
riprovevoli. Esse, al contrario, vanno considerate lecite, perch espressione di uninclinazione sessuale
innata e immodificabile, che in nessun modo dipende dalla sua volont.
Solo nel momento in cui decide di passare allazione e di trasformare quelle fantasie in veri e
propri atti sessuali il pedofilo compie un atto grave, sia dal punto di vista morale sia da quello legale.
Insomma, non va punito locchio languido, ma la mano morta.
La mia semplificazione sar anche brutale, ma la sostanza  questa. La condanna morale del
pedofilo non deve mai scavare nelle sue inclinazioni.
Il punto di partenza per affrontare il problema, sostiene Beier,  laccettazione serena della
propria inclinazione.
La nostra filosofia  quella di insegnare al pedofilo a prendere coscienza delle proprie fantasie
sessuali, perch solo in questo modo pu riuscire a gestirle. Dopo di che va intrapreso un percorso di
accettazione della propria sessualit. Imparando per a controllare gli atti, anche avendo coscienza
della gravit delle conseguenze che producono sulle vittime.
Nei casi pi acuti, si fa ricorso ai farmaci che calmano il desiderio.
I pedofili devono affidarsi con serenit a strutture mediche specializzate come la nostra.
Nessuno li giudica per le loro azioni. Ricevono aiuto psicologico e farmacologico per non commettere
reati.
Mentre il professor Beier parla, mi viene in mente la descrizione di don Sergio sulla vita
allinterno del centro dei Padri Venturini, dove la Chiesa pensa di curare i preti pedofili per poi
riammetterli alla vita ecclesiale e portarli di nuovo a contatto con la comunit dei fedeli.
Dico "pensa di curare" perch, come la vicenda di don Sergio insegna, quello che viene fatto l
dentro serve a poco.
E mi chiedo a cosa possano servire la preghiera e le sedute di terapia singola o di gruppo una
volta alla settimana, nel caso di un sacerdote che ha violato o pensato di violare la sfera intima di un
minore.
Certo, di quello che succede dentro i centri dei Padri Venturini sappiamo ben poco. Cos come
sappiamo ben poco di tutte le questioni calde che toccano la Chiesa cattolica. Ma questo non  certo per
colpa nostra.
Questa  la linea dei vescovi e del Vaticano: silenzio, copertura, opacit.
Ho chiamato e richiamato la struttura dei Padri Venturini. Pronto ad andare a trovarli e magari
passare un po di tempo al suo interno. Pronto a rivedere alcune considerazioni, visto che, in mancanza
della parola della controparte, non possono che essere parziali.
Non se ne parla. Punto e basta.
Questo  il cancro peggiore che corrode la Chiesa dallinterno. Un cancro che ha sparso
metastasi ovunque.
I giorni della Chiesa Cattolica Romana potrebbero essere contati.
Il professor Beier ha portato con s alcuni dossier con studi e dati statistici. Il programma della
clinica universitaria Charit  partito nel 2004.
Listituto ha ricevuto 928 richieste da parte di pedofili. Ben 428 hanno concluso la fase
diagnostica iniziale, ma finora solo 41 hanno portato a termine la terapia. Met di loro aveva gi
cercato aiuto terapeutico in passato, ma senza successo. La provenienza sociale  varia. Let media 
trentanove anni. Quella in cui hanno preso coscienza della propria inclinazione sessuale  ventidue.
I risultati sono molto incoraggianti. A conclusione della terapia, in gran parte di questi pazienti
si registra una diminuzione delle distorsioni cognitive e un netto aumento di empatia nei confronti delle
potenziali vittime. In sostanza si affievoliscono i fattori psicologici considerati a rischio. Circa un
quinto chiede la somministrazione di farmaci per diminuire il desiderio sessuale.
Molti dei pazienti di Beier sono sacerdoti.
Il pedofilo vive nella paura di essere scoperto e messo al bando dalla societ. Ai suoi occhi, la
Chiesa cattolica appare come un porto sicuro dove trovare accoglienza e comprensione. Grazie
allistituzione del celibato, nessuno porr pi loro domande imbarazzanti. Ma soprattutto, il celibato
appare ai loro occhi come uno strumento per vincere le proprie inclinazioni. Molti pedofili prendono i
voti nella speranza di riuscire cos a eliminarle, annullarle, lasciarle per sempre alle spalle.
Niente di pi sbagliato. Questo non  possibile. La soluzione non  vergognarsi, colpevolizzarsi
per le proprie fantasie sessuali. Inutile cercare di reprimerle, cresceranno pi forti.
Se ho capito bene, la tesi di Beier  questa: per contrastare in maniera efficace il problema della
pedofilia, la societ dovrebbe innanzitutto imparare a non stigmatizzare i pedofili per uninclinazione
sessuale che non  frutto di libero arbitrio. Solo in questo modo loro possono uscire allo scoperto e farsi
aiutare in strutture specializzate. Chiaro che, a questo punto, ci sarebbe bisogno di personale medico
preparato.
Il problema  che, allo stato attuale, non c tanta gente specializzata, sia in Germania sia nel
resto del mondo. Mancano corsi di preparazione volti ad affrontare queste tematiche.
Eppure la pedofilia  un fenomeno diffuso e con costi sociali molto elevati. Solo in Germania si
contano oltre 250.000 persone con questi problemi.
Ma fino a oggi la societ ha preferito il paraocchi. Ci si illude che basti arrestare qualcuno di
tanto in tanto e poi darne notizia al telegiornale.
Quarantanove
Se qualcuno nutre dubbi sulla possibilit di guarigione di un prete pedofilo, il caso di
Laurent-Marie Brillaud non aiuta certo a dissiparli.
Siamo in Francia. Brillaud  un sacerdote esperto di arte sacra e storia della Chiesa. Nel 1996 fa
delle avances a un adolescente e passa una notte in albergo con lui. Viene condannato a diciotto mesi di
prigione con la condizionale.
La Chiesa gli vieta di svolgere attivit parrocchiali con i bambini. Dieci anni dopo, il tribunale
di Bellay lo condanna ad altri diciotto mesi di carcere per aver scaricato e scambiato decine di migliaia
di foto e video pedofili.
A questo punto arriva la sospensione a divinis.
Ma non  finita. Lanno successivo, Brillaud viene arrestato unaltra volta perch beccato a
navigare su alcuni siti pedofili allinterno di un internet point di Nantes.
Brillaud spiega di essere attratto dai bambini e di sentirsi vittima di una pulsione che non riesce
a controllare. Durante il processo si dice pronto a seguire un trattamento di castrazione chimica.
Sembra funzionare, se non fosse che a un certo punto gli viene ridotta la quantit di farmaci, per
via di alcuni effetti collaterali come losteoporosi, il diabete e lasma. Dopo neppure due mesi, Brillaud
entra in un cyber-caf di Lione, si siede in un posto ben visibile a tutti e invia messaggi osceni in chat a
un ragazzino di dodici anni. La gente lo insulta, chiama il proprietario e la polizia. Brillaud torna in
galera.
Carnefice? Vittima?
Di certo, come sostiene il professor Beier di Berlino,  arrivato il tempo di aprire gli occhi e
affrontare in modo serio la questione. Quello che abbiamo fatto fino a oggi non ha funzionato. Su
questo non c alcun dubbio.
Forse ha proprio ragione Beier: dobbiamo deciderci a guardare in faccia la realt. A
riconoscere, se non la dignit, almeno lesistenza di inclinazioni sessuali verso i minori.
Sono consapevole di quanto possa essere difficile compiere questo passo. Ma non serve a nulla
indignarci, urlare e lapidare il malcapitato quando le sue pulsioni nascoste si sono trasformate in atti
concreti. Pensando cos di aver chiuso la partita per sempre.
Bisogna intervenire prima. Far sapere alla persona che ha dentro di s queste inclinazioni che
esiste una fermata intermedia nella discesa verso la fogna. Una stazione di servizio, con gente che gli
riconosce dignit, che non criminalizza i suoi pensieri, che sa come trattare le sue tenaglie interiori.
Non credo si tratti di una formula magica, che una volta applicata risolve il problema. La realt,
come sempre,  molto pi complessa. Ma non possiamo pi rimanere con le mani in mano.
Lassociazione LAnge Bleu, in Francia, fornisce sostegno morale, psicologico e in alcuni casi
legale sia alle vittime di abusi e ai loro familiari, sia a coloro che provano pulsioni sessuali verso i
minori.
Scorrendo le pagine del sito internet di LAnge Bleu, mi fermo a leggere la confessione di un
uomo che si sente attratto dai ragazzi di et compresa tra i dieci e i quindici anni, e li considera amori
impossibili mai consumati.
Il senso del suo intervento  che non tutti gli uomini che desiderano una donna sono degli
stupratori, cos come non tutti i pedofili sono degli aggressori. I suoi sono sogni erotici che sfuggono al
controllo razionale della mente ma sono destinati a restare astratti.
Le sue parole:
Signore e signori, vi dico una cosa che vi scioccher: io sono pedofilo.
Lho detto.
E voi sembrate accettare di continuare a leggermi.
Tuttavia, non sapete niente di me, malgrado questa confessione, malgrado questa parola,
"pedofilo", che tutti credono di capire cos bene da non ritenere necessario dedicargli una riflessione
pi profonda.
Mi sbrigo a dirlo: non ho mai violentato n palpeggiato un minorenne. Non ho mai toccato un
bambino in una maniera diversa da quella amichevole.
Allora perch mi dico pedofilo?
A causa di ci che sento.
Anche se ci appare mostruoso, disgustoso, aberrante, fastidioso, io non mi volto per strada al
passaggio di belle donne o di uomini affascinanti, ma quando incrocio certi ragazzini. Sono attratto
affettivamente, sensualmente e sessualmente dai giovani. E i miei desideri mi spingono verso ragazzi
che hanno in genere tra i dieci e i quindici anni.
Non ho fatto nulla perch mi succeda questo, e non lho voluto io. Non lo controllo pi di
quanto voi non controlliate i vostri sogni o le vostre voglie.
Dire che ne soffro  un eufemismo: non posso conoscere che amori impossibili. Per scelta.
Perch i pedofili non sono pi schiavi dei loro desideri di quanto lo siano le persone che hanno
delle pulsioni pi convenzionali.
Quando una donna o un uomo vi piace, non gli saltate addosso senza potervi controllare.
Vale la stessa cosa per me: anche se certi ragazzi mi fanno arrossire e mi lasciano senza parole
per lammirazione e lemozione, non cerco di avvicinarli sessualmente.
Magari sono riuscito a farvi ammettere che non sono il mostro descritto con compiacenza dai
media e da molte persone quando la parola "pedofilo" viene pronunciata, ma forse pensate che sono
malato.
 possibile, ma la definizione della malattia mentale mi pone qualche problema: a partire da che
punto e su che criterio ci possiamo basare nel considerare patologico un sentimento diverso da quello
della maggioranza degli uomini?
Il mio desiderio non  pi contro natura di quello omosessuale, che  stato cancellato dalla lista
delle malattie mentali dallOrganizzazione Mondiale della Sanit.
La sofferenza  un criterio pi valido?
Ne dubito, perch lodio o lamore fanno soffrire molti uomini e donne senza che per questo si
classifichi lo stato amoroso come una malattia.
Sono pericoloso?
In vista delle possibili conseguenze che potrebbe avere il fatto di mettere in atto i miei desideri,
si pu pensare di s. Ma sono pi pericoloso di un uomo aggressivo? Di un folle al volante? Di uno che
pratica sadomasochismo? Di un qualsiasi uomo medio?
Sono pi o meno a rischio di passare allazione, rispetto a un uomo stanco che abita in una
periferia popolosa e che talvolta ha voglia di tirare fuori il suo fucile da caccia per mirare sui giovani
che fanno rumore e lo provocano?
Mi sembra che la risposta sia pi complessa di una semplice equazione "desiderio pedofilo"
uguale rischio elevato.
Io sono cosciente dei pericoli e controllo i miei atti tanto bene quanto un altro. Non tutti gli
uomini che desiderano delle donne sono dei violentatori. Non tutti i pedofili sono degli aggressori.
E se quello che sento mi permette di capire meglio cosa pu spingere alcuni a trasgredire la
legge e a diventare degli aggressori, non per questo difendo i loro atti: a mio avviso  perfettamente
normale che chi nuoce agli altri e infrange la legge subisca le sanzioni.
Non chiedo che i violentatori non siano condannati: io chiedo solo che le condanne restino
giuste e basate sui fatti.
Chiedo solo di poter vivere senza essere rigettato, fustigato per quello che sento e per quello che
sono. Perch, al di l di questi sentimenti fuori dalla norma, sono come voi e niente mi distingue da
ogni altro uomo che incontrate per caso.
Magari sono vostro figlio, vostro fratello, vostro cugino, vostro amico, vostro collega o vostro
vicino. Ho un lavoro, degli amici, una famiglia, delle gioie, dei dolori, una storia e, spero, un avvenire.
Questo desiderio nel profondo di me cancella le mie qualit e i miei difetti?  la sola cosa sulla quale
mi si possa giudicare? Fa di me qualcuno di radicalmente diverso, da mettere al bando della societ?
Eppure devo tacere e nascondere questa parte di me, perch, se non avessi spiegato quello che
sento, forse sareste stati pronti a linciarmi o a escludermi e a stigmatizzarmi.
Cosa pu fare ai giorni nostri un adolescente o un giovane che scopre di avere dei desideri
pedofili? Il mondo intero oggi gli dice che  un mostro, un errore della natura, condannato in anticipo a
soffrire e a far soffrire. Col rischio di spingerlo verso pulsioni suicide (ho conosciuto questo desiderio)
o verso pulsioni di rivolta che possono arrivare allaggressione.
Aiutarli ad accettarsi, a vivere una vita nella quale i loro sentimenti non saranno negati, e a
sviluppare la loro capacit di essere padroni e responsabili dei propri atti, mi sembra la migliore
prevenzione contro le aggressioni sessuali.
Se, sentendo parlare di un uomo sospettato di essere pedofilo, voi vi domanderete senza odio n
passione cosa egli abbia fatto e cosa prova, allora questa lettera non sar stata inutile.
Confesso che la lettura di queste parole, soprattutto alla luce dellinteressante chiacchierata
avuta pochi giorni prima con il professor Beier a Berlino, mi fa molto riflettere.
E con questo non voglio dire che io sia daccordo con tutto quello che scrive questuomo. Anzi.
Provo a mettermi in contatto con la presidente di LAnge Bleu: Latifa Bennari. Ci rincorriamo
per qualche giorno, tra mail e messaggi in segreteria. Finalmente ci incontriamo in un caff vicino al
parco e al castello di Vincennes, alle porte di Parigi. Ci sediamo fuori,  una bella giornata di sole.
Latifa si muove con aria sicura,  unhabitue del bar. Capelli corti, tailleur con pantaloni grigi,
foulard al collo, look classico. Allinizio  un po diffidente, ma pian piano si scioglie e nelle due ore
che passiamo insieme si dimostra molto gentile e professionale.
Latifa  una donna decisa, dallo sguardo penetrante. Una che ti d limpressione di conoscere a
fondo le questioni di cui dibatte.
Iniziamo la nostra conversazione parlando della sua associazione e dellimportanza di rompere
il tab che circonda largomento.
Lei parte da due concetti chiari.
Primo: la pedofilia non  una malattia ma unattitudine.
Secondo: la cosa pi importante  la prevenzione.
Motivo per cui insiste sul ruolo fondamentale dellascolto per liberare un grido interiore troppo
spesso rimasto soffocato, sia nella vittima sia nel colpevole.
Lei stessa, da bambina,  stata violentata da un uomo.
Latifa  musulmana. Dice che gli abusi sono crimini personali, che non devono essere
considerati colpe della Chiesa. Riscontra tuttavia alcuni tratti caratteristici del mondo cattolico:
leducazione bigotta che i genitori impartiscono ai figli, il tab del sesso, la frattura tra il desiderio
naturale e una morale che lo considera come un bisogno impuro da condannare.
A suo parere, il vincolo del celibato non ha conseguenze dirette sul fenomeno. Molti uomini
sposati e padri di famiglia sono pedofili. Chi lha violentata, per esempio, era musulmano e sposato.
Latifa dice che nellIslam si incontrano lo stesso problema e lo stesso tab. Lunica differenza 
che la Chiesa cattolica  stata pi esposta a livello mediatico.
Credo che la Chiesa possa giocare un ruolo fondamentale nella prevenzione della pedofilia, ma
bisogna fornire ai preti una formazione adeguata.
Bisogna rompere il tab e arrivare prima che il pedofilo metta in atto i suoi desideri. Da questo
punto di vista  importante il sostegno della famiglia e anche della societ, che non pu sussistere se
non si riesce a parlare di questi temi.
Il cellulare di Latifa squilla spesso, anche in piena notte. Lei ascolta e consiglia. Anche quando
chiamano i pedofili.
La pedofilia non  una scelta. Nessuno decide a tavolino di essere pedofilo.
Cinquanta
Ascoltare i sentimenti e gli struggimenti dei preti pedofili?
Sepp Rothwangel  il proprietario di un bosco privato in Austria, al cui interno si snoda una
camminata, la Pilgerweg, che conduce a unedicola sacra dedicata alla Madonna.
Allinizio del percorso ci sono dei cartelli, con disegni diversi ma con lo stesso avviso: non 
consentito il passaggio a religiosi che accompagnano bambini. Se poi qualcuno pensa di fare il furbo,
lungo la camminata sono state piazzate videocamere di sorveglianza.
Quando era piccolo, Rothwangel  stato vittima di abusi in un collegio religioso di Graz. Oggi
accusa la Chiesa austriaca di coprire le malefatte dei preti pedofili.
La storia del bosco gli ha procurato una denuncia, ma lui  determinato a portare avanti la sua
battaglia. Il 6 ottobre 2011 ha organizzato a Vienna la lunga notte dellabuso, una serata con
numerosi artisti e personaggi in vista della citt, che ha avuto il suo momento clou quando le vittime
hanno raccontato le loro storie davanti alla folla.
E, per non smentirsi, Rothwangel ha fatto proiettare pensanti frasi accusatorie contro la Chiesa
nientemeno che sul simbolo del cattolicesimo austriaco: lo Stephansdom, la cattedrale di Vienna.
Sepp Rothwangel non soffre di solitudine.
Circa 87.000 persone, il 64 per cento del totale dei fedeli in Austria, si  rifiutata di versare
lannuale contributo alla Chiesa cattolica nel 2010. Per trovare un dato simile bisogna tornare ai tempi
della Seconda guerra mondiale.
Pesa la vicenda del cardinale Hans Hermann Groer, morto nel 2003, riconosciuto colpevole di
abusi ai danni di giovani religiosi. E pesa soprattutto una nuova ondata di scandali scoppiati nel 2010 in
due rinomate istituzioni cattoliche per reati che sarebbero stati commessi tra gli anni Settanta e Ottanta.
La miccia viene accesa da un uomo di cinquantatr anni, che ai microfoni della radio nazionale
Oe1raccontadi aver subito abusi allet di undici anni a opera di tre religiosi. Uno di loro sarebbe
labate del monastero di Sankt Peter a Salisburgo. Quanto agli altri due, si scopre addirittura che nel
2005 erano stati arrestati in Marocco con laccusa di turismo sessuale.
Luomo dice che ha provato a contattare labate e che questi gli avrebbe offerto cinquemila euro
per comprare il suo silenzio. Dopo la sua denuncia pubblica, il monastero di Sankt Peter dirama un
comunicato in cui annuncia che il religioso ha chiesto scusa e rassegnato le dimissioni.
Poco tempo dopo scoppia un altro scandalo, che coinvolge la scuola cattolica di Mehrerau, nella
provincia di Vorarlberg.
Il caso viene innescato dallo stesso direttore dellistituto, labate Anselm van der Linde. Negli
anni Ottanta, la scuola avrebbe nascosto un episodio di violenza sessuale: il prete responsabile sarebbe
stato mandato nello Stato Federato del Tirolo, dove il vescovo gli avrebbe fatto seguire una terapia.
Lassociazione austriaca Unabhngige Plattform Betroffener Kirchlicher Gewalt (Piattaforma
indipendente delle vittime di violenza in ambienti ecclesiastici), istituisce una linea telefonica di
supporto alle vittime di abusi da parte di preti cattolici.
 la primavera del 2010. Tempo due settimane e si contano gi 150 chiamate. A ottobre, il
bilancio  questo: 327 persone si sono rivolte allassociazione, 93 donne e 234 uomini. Il 59 per cento
denuncia abusi sessuali. La parte restante, violenze fisiche e psicologiche.
Circa l80 per cento delle vittime ha impiegato quasi trentanni per realizzare ci che era
successo e decidere di parlare. Nella maggior parte dei casi, i protagonisti non riescono neppure a
circoscrivere la durata degli abusi. Dicono soltanto che si ripetevano spesso.
Un dato interessante: solo l8 per cento dice di non aver mai parlato con nessuno. Questo
significa che nove su dieci hanno trovato il coraggio di confidarsi con qualche persona di fiducia, nella
maggior parte dei casi i genitori. Quasi sempre senza essere creduti.
Smettila di dire sciocchezze. Come osi raccontare cose brutte sul conto del parroco.
Vergogna. Queste le risposte ricevute con pi frequenza.
Per ottenere il silenzio da parte delle vittime, molti aggressori hanno fatto appello a motivazioni
di tipo religioso, come la minaccia di finire allinferno.
Chiosa da parte del presidente dellassociazione: Il nostro consiglio per i genitori  di applicare
anche nei confronti di rappresentanti della Chiesa cattolica la stessa distanza critica con cui sono soliti
giudicare le persone comuni. E soprattutto di credere ai propri figli.
In numerose occasioni, le vittime hanno parlato di altri religiosi che, pur al corrente dei fatti,
invece di denunciare i colleghi hanno preferito far finta di niente e voltarsi dallaltra parte. In alcuni
casi, i bambini hanno subito intimidazioni.
In Austria, le persone oggetto di denuncia sono 249, molte delle quali indicate da pi vittime, se
non da intere classi di ragazzi. Il 63 per cento sono sacerdoti, l8 per cento religiosi che non hanno
preso i voti. La parte rimanente  composta da persone che a vario titolo lavorano allinterno
dellistituzione cattolica.
Londata di scandali ha toccato anche la Svizzera.
Nei primi mesi del 2010 oltre sessanta persone hanno denunciato abusi subiti durante linfanzia.
Nellocchio del ciclone finisce il convento benedettino di Einsiedeln, situato nel cuore della Svizzera
cattolica e nota meta di pellegrinaggio per via del santuario della Madonna degli eremiti.
Labate del convento, Martin Werlen, istituisce una sorta di commissione interna dinchiesta.
Risultato: si scopre che quindici monaci benedettini sono responsabili di abusi sessuali. Nove di loro li
hanno commessi su minorenni.
Nel marzo 2010, il vicario episcopale della diocesi di Coira, Christoph Casetti, parla di una
decina di casi concentrati nei cantoni di Zurigo, Grigioni e Svitto. Quanto basta per scatenare un
dibattito sui media di tutta la Svizzera.
La presidente della Confederazione Elvetica, Doris Leuthard, parla di lista nera dei preti
pedofili. Uniniziativa che trova daccordo addirittura Martin Werler, labate di Einsiedeln, che
propone un registro centralizzato da tenere a Roma: Darebbe la possibilit al vescovo di informarsi sui
precedenti del prete che intende entrare in servizio nella sua diocesi, e agire di conseguenza.
La proposta viene subito respinta da monsignor Norbert Brunner, presidente della Conferenza
Episcopale Svizzera:  compito del vescovo accertarsi delle qualit morali e delle competenze di ogni
nuovo membro della parrocchia.
Brunner  famoso in Svizzera per le sue posizioni oltranziste. A suo dire, gli uomini di Chiesa
non sono tenuti a denunciare lautore di abusi alla magistratura.
Stiamo parlando del presidente di una Conferenza Episcopale. Secondo cui i panni sporchi si
lavano in casa.
Ce ne vuole, per non farsi assalire dallo sconforto.
Cinquantuno
Per raccogliere questa storia ho impiegato diversi mesi. E non ero neppure sicuro che lavrei
pubblicata.
La ragione  questa: facevo fatica a credere che tutto ci che mi veniva raccontato potesse
essere vero.
Mi chiedevo se la donna che avevo di fronte non fosse in realt una pazza, una visionaria, una
mistificatrice diabolica.
Per fortuna non mi sono fermato.
Perch dopo aver fatto delle verifiche non ho pi avuto alcun dubbio.
Valentina  credibile. Valentina dice la sua verit.
Ho deciso di riportare le sue emozioni cos, come sono uscite dal suo cuore. A sprazzi. A tratti
confuse. Anche slegate. Ma senza filtri n fili narrativi. Perch la lettura delle pagine che seguono
possa essere una specie di tuffo nellanimo di una persona che ha subito abusi.
Vuoi capire come si sente una persona che  stata violentata in tenera et? Vieni, salta dentro,
taci, ascolta, osserva, tocca.
Perch puoi dimostrare che un sacerdote ha abusato di un bambino. Puoi dimostrare che il
vescovo sapeva e taceva. Che perfino il papa se la rideva.
Puoi documentare tutto.
Tranne la vita degli altri.
Alzo le mani.
Non riusciremo mai a rendere giustizia a chi ha subito violenza. Qualunque cosa dica un
abusato, qualunque cosa faccia. In qualunque momento la dica, in qualunque momento la faccia. Noi
dobbiamo solo rimanere in un atteggiamento di rispettoso silenzio.
Ecco dunque la storia di Valentina.
Faccio una premessa.
Questa donna oggi  una professionista, laureata, specializzata, benestante, sposata con un
uomo meraviglioso e con due figli.
I fatti che lei racconta non si sono verificati nella giungla, in una vomitata di cemento in
periferia o in un contesto sociale degradato. Valentina  nata e cresciuta nei quartieri buoni della citt
del meridione dove ancora vive. In una famiglia borghese, cattolica, bigotta.
Racconto questa storia per gridare la mia rabbia.
La racconto per far uscire venticinque anni di lacrime, sofferenza, sudore. Follia.
Racconto questa storia perch non avr mai giustizia n risarcimenti.
Per fare la pace con me stessa.
Per far sapere anche ad altri cosa significhi una vita in cui devi lottare ogni giorno per non
impazzire.
Sono una psicologa e una psicoterapeuta. Mi ci sono voluti ventanni per poterlo diventare,
molti di pi dei cinque di laurea e quattro di specializzazione.
Ventanni in cui ho dovuto letteralmente partorire me stessa a caro prezzo, ricostruendo poco
alla volta la mia mente, perch non ne avevo una.
Avevo in testa un agglomerato di confusione, tanti pezzi sconnessi che vagavano. Io tentavo di
raccoglierli, disperatamente.
Lho salvata, la mia mente, a caro prezzo e con molto aiuto.
Oggi posso avere la reale misura di ci che dico, perch  vita vissuta ed  scritta a caratteri di
fuoco dentro di me.
Se io ora la posso raccontare, lo devo allaiuto fondamentale di una grande psicoterapeuta che
mi ha accompagnato per questi ventanni in un difficilissimo cammino verso la riconquista di me
stessa.
A lei devo il traguardo di una vita normale.
Lei per me sar sempre la madre che avrei voluto avere.
La mia  una storia anomala perch accade nel posto pi impensabile, il luogo degli affetti e
della serenit, il luogo dove si chiude il mondo fuori e ci si ritrova con gli affetti pi cari: la propria
casa.
La protagonista di questa storia  purtroppo la persona che, allinterno della casa, dovrebbe
proteggere i bambini da ogni male e aiutarli a crescere: la madre.
Mia madre.
Limmagine mi evoca un disgusto profondo, un malessere impossibile da descrivere, un dolore
infinito come il rimpianto, quando sai che ormai  troppo tardi.
La mia e la sua storia sono tanti flash, fotogrammi impazziti che scorrono in disordine dentro
questo film dellorrore, cos come io lho sempre percepito.
Questa donna, che mi fa male definire madre, ha sempre avuto un rapporto morboso e malato
con la Chiesa cattolica.
Molto religiosa, rigida ai limiti del bigottismo, ha sempre frequentato sacerdoti e comunit
religiose, educandomi a uno stretto contatto con il cattolicesimo e facendomi continue pressioni
imbevute di ricatto morale per costringermi ad andare in Chiesa la domenica, spaventandomi con
visioni dinferno e spauracchi di punizioni divine se solo osavo mettermi un bikini per andare al mare o
baciare un fidanzatino durante ladolescenza.
Il peccato, soprattutto legato alla sessualit, era largomento costante della sua educazione e,
anche se si parlava dellamore divino, il messaggio principale che arrivava era che il demonio
incombeva su di noi a minacciare le fiamme eterne.
Posso dire di aver avuto molta paura, di essere stata una bambina terrorizzata, ma fin qui forse
la storia non  sorprendente: il cattolicesimo infatti produce spesso personaggi cos, e se la cosa si fosse
limitata a questo, non credo che la mia vita ne avrebbe risentito in maniera tanto evidente.
Il problema pi serio  sorto durante la mia prima adolescenza, quando i preti hanno cominciato
a frequentare la mia casa.
Premetto che mia madre era separata da mio padre da molti anni.
Ci che sto per dire  ancora velato da una leggera nebbia, come se la mia mente si rifiutasse
ancora di accettare, di vedere fino in fondo quelle immagini che mi torturano da allora, come se tutti
quegli anni fossero un incubo da cui non ci si pu svegliare.
Don Claudio fu il primo.
Faceva parte di una comunit religiosa con cui mia madre collaborava.
Lo ricordo molto bene: era bello, con due occhi tra lazzurro e il verde, enormi, orlati da ciglia
sorprendenti, da donna.
Perch questuomo veniva a casa mia e ci passava la notte?
Perch mia madre faceva molta attenzione quando il citofono suonava, perch quel mistero,
perch mi diceva di non farne parola con gli zii che abitavano al piano di sotto?
E cosa significava quella stanza buia dove lei si chiudeva con lui per il riposino pomeridiano?
Mi riesce ancora molto difficile parlarne. Scoprire la perversione di mia madre, sottile, subdola,
nascosta dietro quella grande religiosit e quelle chiacchiere sul peccato e su come Dio ci ama
comunque.
Scoprire che io non potevo guardare un film dove due si baciavano, quando nel contempo mi
ritrovavo a casa don Claudio in ciabatte la mattina che faceva colazione e la chiamava dolcemente
"mami" mentre lei lo chiamava "papi".
Tutto ci ha rischiato di far andare in pezzi la mia mente e condurmi alla pazzia.
Ero sola in un deserto di follia.
Tutto accadeva senza che nessuno sapesse, senza che nessuno mi aiutasse.
Ricordare  stata lesperienza pi dolorosa della mia vita.
Ma ora le immagini sono chiare.
Il don veniva da me la mattina.
Ero una ragazzina, ero tiepida di sonno. Lui mi carezzava il viso. Poi metteva le mani sotto le
lenzuola.
Io provavo piacere e sapevo che qualcosa non andava, che non avrei dovuto.
Lui mi sussurrava che ero cos giovane e carina, mi confidava ci che faceva con mia madre.
Lei era in casa, sapeva che lui era da me.
La colazione: lui in boxer, rilassato, legge il giornale.
Mi prende per un braccio e mi fa sedere sulle sue ginocchia.
Lei passa per portare qualcosa. Vede. Non fa nulla.
Sul divano, lui mi prende il viso. Come fossi una sua propriet.
Poi arriva lei, si siede, e lui divide tra noi le coccole.
Non mi  facile scendere nei particolari. Mi disgusta e mi imbarazza.
Non lo faccio n per esibizionismo n per colpire: lo faccio solo per cercare di liberarmi di
questi momenti cos dolorosi, perch confesso che, nonostante i tanti anni di lavoro su me stessa e la
mia attuale professione, queste immagini non mi abbandonano.
Ho deciso di consegnarle a un libro per poterle lasciare definitivamente dietro di me.
Un weekend in vacanza tutti e tre in spiaggia.
Andare con un prete e la propria madre in spiaggia.
Lo so che a dirlo non sembra vero.
Lui prende un filo derba.
Poi il ricordo si sfuma.
Questa era la mia normalit.
Non capivo, capire mi destabilizzava.
Ero sola, avevo tredici anni.
Poi quattordici.
E poi quindici.
Lei, mia madre: complice, malata, pervertita. Lei e i suoi amici preti che hanno rovinato la mia
adolescenza, il mio sviluppo.
Lei dentro quella stanza buia col prete che lindomani diceva messa, che se ne andava furtivo la
domenica sera.
Io dietro quella stanza a non capire, a non voler vedere.
Io qualche volta dentro quella stanza. Li trovavo sdraiati sul letto, vicini vicini, e lui mi invitava
ad andare accanto a loro.
No, gli abusi non sono solo la consumazione dellatto sessuale.
Abuso  approfittare dellinnocenza, della freschezza di un bambino.
Abuso  utilizzare un ragazzino per soddisfare i propri bisogni o le proprie carenze.
Abuso  non aiutare, non vedere, farsi complici.
Don Claudio and via, ma arrivarono don Giorgio, don Marcello, e altri don.
Un incubo.
Pelle sfiorata, malizia, erotismo e Vangelo.
Sacerdoti a cena, a pranzo, a colazione.
Sacerdoti come unici ospiti del mio diciottesimo compleanno, mentre le altre mie compagne
facevano la festa.
Non so come ho fatto a non impazzire.
Per somma sfortuna non avevo nessuno a cui rivolgermi.
Mio padre, che dopo la separazione viveva al Nord, dove si era risposato, aveva avuto delle
pesanti attenzioni sessuali nei miei confronti.
Lei lo ha saputo e non gli ha mai detto nulla, non gli ha mai spaccato la faccia, non lo ha mai
denunciato.
Dopo anni si  giustificata dicendomi che non laveva fatto perch io minacciavo di suicidarmi.
Bugia tremenda.
Ero sua figlia, era mia madre.
Doveva spaccargli la faccia.
Ma gi, lei stava a casa con i preti suoi amici, perch avrebbe dovuto aiutarmi?
Era lei la prima ad abusare di me, anche se indirettamente.
Ancora oggi non so quale delle due situazioni fosse pi grave.
Ancora oggi mi chiedo se io non sia nata soprattutto per soddisfare le perversioni dei miei
genitori.
Ci sono voluti anni per iniziare a elaborare, anni di profondi disturbi comportamentali.
Dopo questi anni di sangue, ora credo che, nella mente malata di questa donna, il prete fosse
lunico uomo legittimato a toccarla, perch rappresentava Dio.
E lei con Dio ha sempre avuto un rapporto di terrore e venerazione, molto difficile da spiegare e
interpretare.
Ma io ero sua figlia.
Perdonare mi riesce difficile, ancora oggi.
Quelle volte che ha fatto la madre, quelle volte che mi ha curato perch ero malata, o ha fatto
dei sacrifici per me, o si  prodigata per me, non possono compensare tutto il resto. Non possono.
Il rapporto ormai  corroso e malato allorigine.
Ormai  troppo tardi.
Tante immagini, nella mia mente.
Lei che mi coccola perch ero sempre malata. Era una mia somatizzazione del disagio.
Io che me la sogno di notte come una strega malefica venuta a uccidermi.
Il suo viso tremendo se esprimevo gusti e preferenze anche banali, i suoi sottili ricatti per farmi
stare sotto di lei, il suo viso di nuovo dolce se obbedivo e mi annientavo per farmi amare.
Era lunico legame che avevo, non avevo scelta.
Lei che mi dice sempre di avere sognato parenti morti, che mi d messaggi da parte loro, che mi
terrorizza dicendomi che ha sognato il demonio sghignazzante sul mio letto, cos mi dice testualmente,
e pronto a ghermirmi, solo perch le raccontavo che avevo un fidanzatino.
Il sesso, il sesso, il sesso. Unossessione, una malattia, una follia.
Flash: mamma, perch passi in sala da pranzo mentre il don ti chiama "mami" e mi vedi in
braccio a lui e non fai nulla?
Mamma, non tremi di orrore nel vedere cosa accade?
Guarda, questa non  una famiglia, lui  un prete, non pu fare famiglia con te!
Mamma, perch ridi e sei contenta quando lo chiami "papi" e fai la tenera con lui?
Mamma cosa ci fai chiusa in camera con lui?
 buia, quella stanza, io sto qua fuori e non capisco, forse non voglio capire, sono una bambina.
Mamma, dimmi, a te non ti ghermiva nessuno, non sognavi Satana mentre il prete ti toccava,
mentre mi facevi vivere nella perversione e nella contraddizione, mentre ti giocavi la mente di tua figlia
e la sua vita e il suo benessere per sempre?
Mi sono sempre chiesta se tu ne avessi un minimo di coscienza.
 vero, a un certo punto hai troncato con il primo don. Dicesti di percepire dei comportamenti
strani da parte sua. Non ti piaceva quella situazione.
Ma ti rendi conto, mamma?
E doveri mentre lui stava a casa con noi? Non percepivi nulla allora?
E gli altri che si sono susseguiti?
Non vedevi comero disturbata? Non sospettavi nulla? Non volevi vedere i miei strani
comportamenti, il mio autolesionismo, la mia sessualit esagerata che mi faceva andare con tutti?
Tu vedevi solo il demonio.
Invece il demonio eri tu.
Tutto questo  accaduto nella mia vita, in una famiglia di gente colta e rispettabile, senza che
nessun parente sapesse nulla e senza che nessuno mi difendesse.
A volte mi chiedo come ho fatto a tollerare tanto dolore, tanta rabbia, tanto squilibrio.
Come ho fatto a non finire in manicomio.
Sono qui ora a raccontarlo. Anche se mi fa sentire ancora malissimo, io sono qui e non sono
pazza.
Io sono il mio miracolo.
E mi tengo stretta.
Naturalmente mi sono allontanata dalla Chiesa.
Come mi sono allontanata dalla casa degli orrori e da chi la abita.
Per sempre.
Valentina mi scrive una mail.
Ciao, Carmelo.
Ho sentito oggi al telefono un calore grande nella tua voce, un calore che parlava di rispetto
enorme verso di me, di interesse genuino verso la mia amicizia.
Come se io valessi una bella amicizia.
Se la pensi cos, allora io mi inquadro meglio, cos o scappi e cambi idea, liberissimo, o resti e
davvero siamo amici.
Ti ho rivelato cose importanti.
Non le lascio cadere cos, vederle stampate, sapere che centinaia di persone le leggeranno e
amen.
Tu che le hai volute raccogliere, io che te lho permesso, due persone che si incontrano.
Devi conoscermi meglio, lo desidero.
Tutto quello che ti ho raccontato non  rimasto, ovvio, senza conseguenze.
Ero profondamente disturbata.
Diverse sono le possibilit quando si subisce tutto ci.
 incredibile la complessit delluomo, e non smette di stupirmi.
O la rabbia ti porta a uccidere, letteralmente.
O ti inibisci e tremi se uno ti si avvicina.
O rivolgi la rabbia contro di te e sotto varie forme ti fai del male.
Questo  ci che io scelsi allepoca.
Mi davo a chiunque, senza ritegno. Mi sono fatta fare da neri, indiani, gente di sessantanni, non
sempre col sesso completo, ma mi facevo toccare da tutti.
Come se inconsciamente volessi ripetere in maniera ossessiva lesperienza.
Succede spesso alle persone sessualizzate in modo precoce dagli adulti.
Mia figlia  mulatta.
A ventisei anni ho trovato mio marito, di molto pi grande di me, benestante, disposto ad
adottarla.
Una fortuna pazzesca.
Mia madre stava portandomi alla follia, mi ossessionava, mi ricattava, distruggeva me e la
bimba.
Quellatmosfera perversa e contraddittoria scindeva la mia mente.
Tuttora non ho mai idee chiare e definitive sulle cose.
Faccio fatica. Molta, tanta fatica.
Salvo la mia mente ogni giorno.
Lafricano, figurati, era scappato.
Sono stata una ragazza madre in una citt che mi sfotteva per strada con la mia bimba nera.
Testa alta e dolore.
Mio marito mi ha salvata.
Sono una sopravvissuta.
Eccomi qua, fragile come il vetro e forte come la roccia.
Ho paura del vento alle finestre e non temo di affrontare una malattia cronica.
Rido e canto e poi mi dispero.
Amo la vita da piangere e poi piango per la mia vita.
Mi faccio del male da sempre in tanti modi, come se dovessi pagare colpe non mie.
Lunica colpa  stata provare certe sensazioni.
Ma erano loro a provocarle, il mio corpo reagiva normalmente.
Sono una a cui piace, non c male in questo.
Ma queste sensazioni erano la colpa imperdonabile, e io dovevo farmi male.
Per anni mi sono tirata i capelli a sangue.
Fino a sembrare una malata di cancro.
Avevo il cancro, ma non si vedeva.
Ero bella e mi rendevo brutta.
Ancora oggi devo portare i capelli corti, perch negli anni sono diventati fragili e perch c
sempre il rischio che io li azzanni.
Dirti tutto questo non  facile.
Ho il cuore in gola.
Non temo nulla, ma ti svelo cose di me.
Voglio che tu mi senta, solo perch sento la tua sincerit.
Eccomi qua, allora.
Bella di una bellezza conquistata
occhi smeraldo con tante storie dentro
affaticata
coraggiosa
instabile
entusiasta
curiosa
spaventata
passione allo stato puro
e sensi di colpa sempre in agguato
straripante
riservata
la mia storia intessuta in ogni centimetro del corpo.
Se ti interessa sempre essermi amico,
io sono questa.
E questo non si pubblica.
Dovessimo smettere qui di comunicare,
potrai dire di avere conosciuto una come me.
Porta con te ci che ti ho detto, Carmelo.
Lei non voleva, ma io ho deciso di pubblicare lo stesso i suoi messaggi privati, come quello
appena riportato. Le ho domandato il permesso e lho convinta.
Valentina riprende il racconto.
Il pi importante, tra virgolette,  stato don Claudio. Il modo te lho gi detto, non lo ripeto.
Non ce mai stato atto sessuale completo.
Lui avr avuto circa quarantanni, allepoca, faceva parte della comunit paolina ma era di
origine marchigiana. Credo si sia fermato nella mia citt per qualche anno. Poi fu trasferito di nuovo
nelle Marche.
Mia madre faceva parte del gruppo dei cooperatori paolini, penso che lo abbia conosciuto in
quella occasione.
Dopo di lui ne arrivarono altri. Uno importante fu don Giorgio, anche lui paolino. Tutti lo
erano, dato che lei frequentava quella comunit.
Anche lui si fermava la notte, lo ricordo in boxer e ciabatte. Con lui ce stato un rapporto pi
lungo, veniva molto spesso da noi. I ricordi sono sfumati, ho immagini di lui che mi accarezza la pelle,
ma non ricordo altro. La rimozione  stata forte e non riesco a recuperare la memoria.
Ci sono altre figure, ma meno importanti. Lei ha sempre frequentato preti.
Uno era don Vincenzo, di una parrocchia vicina. Ci veniva a trovare, ma senza passare la notte
da noi, e ricordo carezze.
Preti comunque ne circolavano spesso anche solo per inviti a pranzo, per pregare con mia
madre, cosa cui credo poco.
Non so pi nulla di nessuno di loro. Ti ho detto che ho rotto i rapporti con tutti e tutto.
No, mia madre non mi vendeva.
Erano suoi amanti, venivano per lei, poi vedevano e conoscevano me e ne approfittavano.
Ero giovane e fresca.
Questa  lidea che mi sono fatta negli anni.
 finita quando sono stati trasferiti. I preti non sono mai fissi in una comunit.
Ma dur almeno fino ai miei diciotto anni.
Denunciare: sarebbe stato sacrosanto e mi avrebbe forse salvata.
Ma considera la situazione: ero sola, in balia di quella donna, nessuno dei miei tanti zii sapeva
nulla.
E io non mi sapevo difendere.
La mia intelligenza era totalmente obnubilata, e anche la mia capacita di reagire.
Ero mentalmente schiava di mia madre.
Mi manipolava in modo sottile e subdolo, non  facile da spiegare.
Se  importante per il tuo libro inquadrare meglio questa figura materna, ci prover.
La vuoi sapere una cosa?
Sono un po scoraggiata, non mi crederanno mai.
Non c giustizia per me.
Ci sono troppe cose che guardando con occhi esterni sembrano poco chiare.
Possibile che nessuno sapesse?
Possibile che di molte cose io abbia un ricordo incerto?
Forse allora non  vero nulla?
Mia madre era realmente capace di intendere e volere?
In caso contrario, non la si potrebbe un minimo giustificare?
Possibile che io non abbia protestato in alcun modo e mi sia prestata a tutto senza dire nulla?
Allora ero pazza oppure consenziente.
Non lo so, credo che si domanderanno questo.
Aiutami a fare chiarezza.
Accadeva in estate.
Non ricordo infatti giornate di scuola, zaino in spalla, colazione consumata in fretta, saluti
rapidi sulla porta.
Ricordo invece vestiti leggeri, balconi spalancati sulla strada, mattinate in casa sul divano.
Ricordo il segreto, linconfessabile, la visita che era e doveva restare misteriosa, il timore che
qualcuno vedesse, la porta di casa che si apriva piano, lamico prete che entrava.
Cera caldo e lui si metteva comodo.
Ricordo la gioia negli occhi di mia madre perch lui era arrivato.
Sia con il primo che con il secondo.
Gli altri che si sono susseguiti non si fermavano la notte, che io ricordi, ma solo fino a tarda
sera, e salivano con lei in soffitta dove stavano per ore a recitare il rosario. Cos diceva lei.
Ma quei due sono stati i pi assidui, di loro era invaghita.
La nostra casa era abbastanza piccola, non cera una stanza degli ospiti.
Io avevo la mia camera e mia madre la sua.
Forse lui dormiva sul divano, almeno fino a una certa ora, o forse dormiva con lei, ora non me
lo ricordo.
Ma so che di pomeriggio facevano il riposino pomeridiano nella stanza di lei.
Lo so perch ricordo bene la stanza buia.
Quella stanza buia non me la posso dimenticare.
Ha il senso di una cosa proibita, misteriosa, sporca, perversa.
Ci passavo davanti, non osavo fiatare.
Poi lui usciva, in canotta, ciabatte, boxer.
Ricordo bene il suo corpo, non molto alto, un po in carne, il viso bellissimo e un po tondo, gli
occhiali.
Lei faceva il caff, in cucina.
Le giornate passavano cos, nel segreto della casa.
Sul divano, mentre lei preparava la cena o il caff, lui rivolgeva a me le sue attenzioni.
Mi diceva che sia io sia mia madre volevamo affetto.
Lei passava, portava i piatti, lui si fermava un attimo.
Ma lei vedeva che eravamo sul divano, eppure non le sembrava strano, sorrideva, era contenta.
La mattina veniva lui a svegliarmi. A dirlo sembra incredibile, a ripensarci mi sento male.
Era lei che gli chiedeva di venirmi a svegliare? O era una sua iniziativa? Non lho mai saputo,
ma cosa cambia?
Poi andava via e io restavo attonita e folle sotto le coperte.
Giuro che non avrei voluto alzarmi.
Invece mi alzavo e andavo a fare colazione.
Loro due erano a tavola sorridenti.
Ricordo che si scherzava molto, lui era uno allegro.
Poi lei andava a fare la spesa per pranzo e cena, e io restavo con lui.
Non ricordo rapporti sessuali completi.
La giornata proseguiva tra chiacchiere, tavola, riposini fra loro due, e questa atmosfera anomala
e nascosta, fatta di continui stimoli sessuali per me.
Lui era molto rilassato, contento, comodo, come fosse a casa sua, canotta e ciabatte, mentre la
sua comunit credeva che lui stesse svolgendo degli esercizi spirituali!
Una volta decisero di fare una gita al mare.
Prima scese lui ed entr nella sua macchina, posteggiata poco lontano. Dopo qualche minuto lo
raggiungemmo.
Ricordo che loro sceglievano una spiaggia isolata, dove non cera anima viva.
Bagni, sole e lui appassionato del mio costume.
Lei guardava, non faceva nulla, nulla, nulla.
Mia madre.
Quando lui fu trasferito altrove per lei fu un colpo. Ricordo che ne soffr.
Qualche tempo dopo fece amicizia con don Marcello, sempre della stessa comunit, trasferito
dallEmilia Romagna gi da noi.
Lo ricordo bene: era diverso da don Claudio, che aveva un viso delicato e bello.
Don Marcello aveva un aspetto maschio, era alto e possente, molto peloso.
Ricordo questo particolare perch anche lui cominci a venire a casa in segreto e anche lui si
metteva comodo.
Aveva un corpo avvolgente, tenero e forte.
Lo so perch lui ci abbracciava spesso e lei lo adorava.
Ricordo come scherzava sui suoi peli, che erano davvero tanti.
Passava da noi tutti i fine settimana: colazioni, pranzi e cene.
E riposini pomeridiani con lei.
Dopo voleva una sigaretta.
Ricordo che fumava moltissimo. Lei lo rimproverava, preoccupata. Lui usciva sul balcone e
fumava.
Poi lei lo raggiungeva, ricordo che gli accarezzava quei peli folti delle braccia, giocava a
tirarglieli, mi invitava a fare lo stesso.
Scherzavano molto pure loro.
Una volta lui ci port a fare una scampagnata, sempre in segreto.
Non ricordo dove andammo, ma ricordo bene questa scena: io e lui seduti per terra, come se
avessimo fatto un picnic.
Era estate, sempre, e le braccia erano nude.
Lui si avvicina e mi dice che la pelle umana  un capolavoro di Dio, perch  sensibile. Chiude
gli occhi mentre lo dice.
Non ricordo altro.
Mamma, mamma, perch?
Perch mi hai fatto vivere tutta la mia adolescenza, la mia pubert nella perversione, nella
pazzia, nella confusione di ruoli, di valori, di situazioni?
Mamma, era la mia vita, quella, e tu me lhai portata via.
Tu e loro.
Chi me la restituisce, ora?
No, mamma.
Non posso perdonare.
Non ci riesco.
Tutto quello che ho appena trascritto  stato molto vicino al cestino del mio computer.
Poi, per,  successo questo. Ho chiesto a Valentina nome e cognome della terapeuta che lha
seguita in tutti questi anni. Ho verificato che fosse qualificata e avesse i titoli, e sono andato a trovarla.
Anche in questo caso devo nascondere la sua identit, per proteggere Valentina.
Quindi la chiamer Anna e non riporter i dettagli delle mie verifiche.
La prima domanda che faccio ad Anna  brutale: mi perdoni, dottoressa, una persona arriva da
lei, le racconta una storia come quella che Valentina ha appena finito di raccontare a me, e lei le crede?
Come fa a sapere che  vera e che non si  inventata tutto nella sua mente malata?
Anna sorride, mi fa sedere e mi racconta la sua storia.
Valentina  venuta da me circa ventanni fa.
Era magra, molto magra, faceva impressione.
Non guardava mai le persone negli occhi e portava una parrucca assurda.
Lanno prima aveva partorito una bambina nera.
Mi ha detto che aveva bisogno di aiuto perch soffriva di allucinazioni visive e uditive.
Portava la parrucca perch si strappava i capelli.
Sotto, infatti, era calva.
Aveva sviluppato una patologia di tipo ossessivo-compulsivo che la portava a strapparsi i
capelli in uno stato quasi di trance.
Abbiamo iniziato un percorso terapeutico volto a riportarla su un piano di realt.
Primo punto per me degno di interesse: Valentina inizia la terapia e non sa neppure cosa sia
successo durante la sua infanzia.
A un certo punto, dopo almeno una decina danni di analisi, mi sono resa conto che il suo
problema era legato alla sfera della sessualit, anche se allinizio non capivo bene se stava
nellespressione o non espressione della sfera sessuale.
Poi  successo qualcosa che non posso dirle per rispetto della privacy della mia assistita.
Nel frattempo Valentina si sposa con un uomo molto ricco, che le vuole un bene dellanima, la
protegge, e dal quale ha un secondo figlio maschio.
In pratica, per la prima volta nella vita, passa da una sfera in cui era oggetto sessuale a unaltra
in cui diventa soggetto sessuale.
Succede quella cosa che le accennavo prima, e porta a galla il cuore del problema, cio la sfera
della sessualit.
Iniziano a venire fuori queste schegge di vissuto della sua adolescenza, un pezzetto alla volta,
un episodio dietro laltro.
Ovvero, le cose che abbiamo letto e che conosciamo.
Torno a mettere in mezzo tutta la mia ignoranza.
Chiedo ad Anna se una specialista come lei ha una qualche procedura che possa servire a
scindere le allucinazioni, i sogni, gli incubi, dai racconti veritieri.
Come fa a sapere che quelle cose siano realmente accadute?
Anna mi fa una breve premessa sulla psicoterapia e sulle scuole storiche della psicoanalisi, da
quella freudiana a quella junghiana, per arrivare alla scuola cui lei aderisce: la corrente rogersiana.
Carl Rogers era uno psicologo statunitense, morto nel 1987 a San Diego, noto in tutto il mondo
per i suoi studi allinterno della psicologia umanistica e fondatore della terapia non direttiva.
Il concetto cardine della scuola rogersiana  lempatia. Il terapeuta cerca di comprendere il
paziente immergendosi totalmente nella sua soggettivit, senza sconfinare nellidentificazione.
Tornando a noi, Anna crea con Valentina una fusione di sensazioni e raccoglie tutto quello che
vi viene manifestato. Poi compie una sorta di verifica con i dati della realt.
Ora, alla luce di tutto ci, pongo questa domanda alla dottoressa: cosa  successo nellinfanzia e
nelladolescenza di Valentina?
Valentina  stata abusata, ha rimosso il suo vissuto ed  arrivata da me con le conseguenze di
un trauma.
Il processo di riemersione non  ancora completato. Continuano a venir fuori pezzi della sua
vita di quegli anni. Io mi attengo a quello che giudico, a oggi, professionalmente certo: Valentina 
stata abusata da due preti, oltre che dal suo stesso padre.
Ho il sospetto che ci fosse una specie di passaparola tra i sacerdoti. Andavano in quella casa e
sfogavano i loro istinti repressi sia con la madre sia con la figlia. In pi, hanno scucito loro un sacco di
soldi. Perch era una famiglia ricca, e i religiosi spingevano la madre a fare beneficenza: la donna
vendeva parti del suo patrimonio e versava ingenti donazioni.
Tutto chiaro. Lunica questione che ancora mi sfugge  la natura della madre, il perch del suo
comportamento.
La mamma era ed  una donna molto religiosa, bigotta, un personaggio allucinante.
Adesso ha sviluppato una sorta di allergia che la porta a isolarsi dal mondo. Si copre anche
destate, se deve andare a comprare il pane o gli omogeneizzati  perch  cos che si nutre  si mette
due cappotti e i guanti. Quando qualcuno va a trovarla a Natale per farle gli auguri, lei li riceve sul
pianerottolo per paura che le infestino casa.
In quegli anni, questa donna assumeva comportamenti inspiegabili. Era serena, allegra e felice
solo quando cera qualcuno di quei preti in casa. In caso contrario si chiudeva nella sua camera e non
accudiva pi Valentina e il fratello. Di conseguenza, Valentina era portata ad assecondare la donna e i
suoi ospiti, perch altrimenti la sua vita diventava un incubo.
Soddisfare i desideri dei sacerdoti era il prezzo da pagare per avere un momento di serenit.
Cinquantadue
Richard Sipe nasce nel 1932 in una piccola cittadina del Minnesota, negli Stati Uniti. Famiglia
cattolica, dieci figli. A ventun anni diventa monaco benedettino, a ventisette viene ordinato sacerdote.
Il suo primo incarico  in una scuola cattolica. Da l passa a dirigere un istituto per malattie
mentali, poi approda a un centro di Baltimora, dove si specializza in psichiatria.
Qui incontra Marianne Benkert. Anche lei ha scelto la vita religiosa,  suora da qualche anno.
Passano pochi mesi: Richard e Marianne lasciano la Chiesa e si sposano. Tre anni pi tardi nasce
Walter Edward, che adesso fa il pediatra.
Sipe va ancora a messa tutte le domeniche.
Ha trascorso la maggior parte della sua vita ad ascoltare storie di preti e di sessualit. Dentro il
suo studio da psichiatra sono passati sacerdoti alle prese con problemi di masturbazione, pornografia,
scappatelle, relazioni durature e nascoste, sia omosessuali sia eterosessuali. Sacerdoti diventati padri o
che hanno costretto le loro compagne ad abortire. Sacerdoti che amano travestirsi, con problemi di
droga o alcol. E sacerdoti che non riescono a stare alla larga dai bambini.
Un patrimonio di conoscenza dellanimo dilaniato di una buona fetta del clero cattolico, che
Richard Sipe ha analizzato, scomposto, rielaborato con metodo scientifico e pubblicato in una serie di
libri che hanno avuto grande successo internazionale.
Sipe  stato anche consulente in oltre 250 cause relative ad abusi su minori negli Stati Uniti e in
Canada. Quando  scoppiato il bubbone della pedofilia nella Chiesa americana, sia la stampa sia gli
uffici legali hanno fatto ricorso alle sue preziose competenze.
Insomma, dopo tanti decenni di ricerca alle spalle, Richard Sipe viene considerato il massimo
esperto al mondo per tutto ci che riguarda la sessualit allinterno della Chiesa cattolica.
Quando ho scritto Sex and the Vatican, ho potuto vantare il privilegio di una sua intervista che
chiudeva il libro.
Ci ho riprovato anche questa volta, ma non  stato facile.
Ho avuto sentore delle difficolt che avrei incontrato quando ho letto una sua intervista
rilasciata negli Stati Uniti: Penso di saperne anche troppo... a volte sento di non poter pi ascoltare
certe storie difficili.
 stanco. Mi chiedo se far uno sforzo per me.
Gli scrivo una mail. Risponde dopo qualche giorno, si dice disponibile. Fin qui tutto bene.
Chiedo di farmi sapere quando lo posso chiamare per una chiacchierata telefonica. Non
risponde. Passano giorni, settimane. Gli scrivo ancora. Nulla, nessuna risposta.
Chiamo sul telefono di casa, lascio un messaggio in segreteria telefonica. Niente da fare.
Non posso mollare. Non voglio rinunciare a Richard Sipe. Respiro a fondo e lo richiamo. Il
telefono suona e risuona a vuoto. Sono pronto a lasciare lennesimo messaggio quando sento alzare la
cornetta.
 lui. Non ci speravo pi. Sono preso quasi in contropiede, mi sento intimidito. Gli chiedo
dellintervista. Lui risponde in modo gentile. Mi invita a mandargli le domande via mail e mi dice di
richiamarlo tra qualche giorno.
Faccio come mi ha detto, ma ancora una volta trovo la voce registrata della moglie che mi invita
a lasciare un messaggio.
Va avanti cos per settimane e settimane. E-mail, chiamate a vuoto, attese infinite. A volte
risponde, si scusa e mi dice che lintervista si far. Gi, ma quando?
Tanto non lo lascer in pace fino a che non avr raggiunto il mio obiettivo.
Nellattesa, vado a spulciarmi ogni sua pubblicazione, alla ricerca di qualsiasi elemento utile
alla mia inchiesta.
Gli spunti che ne traggo sono molteplici. Riporto qui in sintesi i pi interessanti per inquadrare
il suo pensiero e il frutto del suo immenso lavoro di ricerca.
La cultura cattolica omosociale.
Il clero cattolico vive e respira una cultura distinta da quella dei gruppi sociali secolari. Preti e
vescovi possono sembrare persone normali, invece vivono e si muovono in un realt separata dalle
altre.
La cultura della Chiesa cattolica  dominata da figure maschili ed  totalmente dipendente da
queste.
 omosociale nella sua dottrina e nel suo operato, nessuna cultura la eguaglia sotto questo
aspetto.
La sua struttura teologica  esclusivamente maschile: Dio padre, il figlio Ges Cristo e lo
Spirito Santo sono tutte figure maschili.
Tutto il potere nella Chiesa  in mano agli uomini: il papa, i cardinali, i vescovi e i preti. In
questa societ, essi acquisiscono rispetto e status automaticamente, mentre le donne, per esempio le
suore, che pure rivestono un ruolo pratico cruciale, hanno unautorit limitata.
La dicotomia tra gli obiettivi e i valori della Chiesa e la sua pratica produce e incoraggia
lipocrisia.
La prevenzione dellabuso sessuale da parte di preti e vescovi  difficile, e per metterla in
pratica in modo efficace si deve rivedere la cultura della Chiesa in ogni suo aspetto.
Legge e psichiatria non bastano, bisogna agire sul cuore della religione e sulla trasformazione
della sua spiritualit.
I seminaristi buoni: uno su venti.
Conosco bene i seminari cattolici. Sono stati una parte importante della mia vita in qualit di
studente, insegnante, consulente e osservatore, dal 1946 a oggi. Gli insegnanti dei seminari non
osservano il celibato. Circa un terzo sono sessualmente attivi, e i confessori di solito sono molto
tolleranti nei confronti delle attivit sessuali, inclusa la masturbazione, che considerano una fase
normale dello sviluppo psicosessuale.
Ma questa dicotomia produce delle cicatrici emozionali che permettono solo ai sociopatici di
sentirsi perfettamente a loro agio. La mia conclusione  che solo uno ogni venti seminaristi  davvero
preparato ad ascoltare le confessioni dei parrocchiani, e che solo uno ogni dieci  in grado di predicare
la parola di Dio.
I condoni del Vaticano.
Lunico modo efficace che conosco per denunciare labuso di minori da parte di rappresentanti
del clero  quello di rivolgersi alla legge e alla stampa. La cultura della Chiesa non permette alcuna
azione perch vive nella segretezza e in una realt in cui la verit non pu venire a galla. La causa di
tutto questo viene dallalto.
Il problema dellabuso sessuale da parte del clero non  un problema causato da giovani prelati
che sono appena arrivati e che non sanno come comportarsi. Se non ci fosse il condono da parte delle
sfere pi alte della Chiesa, labuso non esisterebbe.
Le dimissioni del papaa.
Papa Benedetto XVI  un bravuomo. Ha servito la Chiesa per lungo tempo e lo ha fatto bene.
Chiedere le sue dimissioni non toglie niente alla sua bont: nove suoi predecessori hanno dato le
dimissioni, e lo hanno fatto per il bene della Chiesa.
Non c bisogno di puntare il dito. La Chiesa cattolica si trova in un periodo di profonda
transizione. Le dimissioni di papa Benedetto XVI sarebbero un gesto allaltezza della sfida che si trova
ora ad affrontare il cattolicesimo. Libererebbero la Chiesa da quelle pratiche che la imprigionano in un
passato che con corrisponde pi al messaggio cristiano.
La monarchia che governa la Chiesa  vissuta pi a lungo del suo servizio di evangelizzazione
dei popoli, quella che lapostolo Paolo ha insegnato e in cui papa Giovanni Paolo II era un maestro.
Il popolo di Dio, ma anche la sua gerarchia,  legato dalle catene di un sistema segreto costruito
per controllarlo pi che per liberarlo.
Chiesa e pedofilia, le parole in codice.
Se uno cerca documenti della Chiesa per provare la consapevolezza di questultima sulle storie
di preti che commettono azioni di abuso sessuale, scoprir che raramente vengono usate parole come
pedofilia, abuso, sesso o qualsiasi altro riferimento diretto allatto sessuale.
Anche nella corrispondenza interna con medici e terapisti vengono usati termini in codice o
eufemismi. In genere vengono utilizzati termini ed espressioni come "immaturit" e "personalit
problematica".
Per esempio, in un caso accaduto nellarcidiocesi di Los Angeles, un poliziotto rilev un
comportamento sessualmente illegale tra un minore e un prete. Il superiore dellaccusato, che tra laltro
scelse di far rimanere il prete nella scuola dove poi fin per molestare altre vittime, scrisse che il
comportamento di questultimo costituiva semplicemente un gioco inappropriato e non professionale.
Durante i miei anni passati negli ospedali che accolgono numerosi preti, ho potuto verificare
che un gran numero di questi erano pedofili non diagnosticati come tali. Le attivit sessuali dei preti
venivano registrate e poi classificate sotto un termine pi accettabile.
Per ordine di alcuni vescovi, diverse istituzioni cattoliche distrussero documenti medici che
provavano comportamenti criminali. Un vescovo mand alcuni documenti allufficio della Delegazione
apostolica affinch venissero sigillati e ottenessero limmunit diplomatica. Dopo il 1985, almeno
unarcidiocesi incaric una persona di ripulire tutti questi file, mentre altre diocesi ordinarono ai
membri del loro staff di fare altrettanto.
Nel 1957 una valutazione psicologica eseguita dalla Loyola University di Chicago sui preti
coinvolti in atti sessuali con minori definiva tali abusi come "pratiche indesiderabili".
Tra laltro, fino agli anni Sessanta i libri teologici che parlavano di moralit nei seminari erano
interamente in latino. Si intitolavano De sexto e richiedevano una conoscenza approfondita del latino
per poter essere interpretati.
Quando fui ordinato, nel 1959, ai preti nelle parrocchie veniva dato un libricino sullatto
sessuale da leggere insieme alle coppie in procinto di sposarsi, ma solo la notte prima della cerimonia,
per evitare che queste venissero tentate e commettessero peccato prima del matrimonio.
Ora i media parlano di abuso, pedofilia e persino di violenza sessuale, mentre la Chiesa usa
generalmente lespressione "toccare impropriamente". Si parla di solletico, giochetti o lotta per
mascherare gli atteggiamenti e gli atti sessuali.
Nel caso di un prete che abusava di un quindicenne della sua parrocchia, le loro attivit
venivano definite come un "gioco". Uno di questi giochi consisteva nel legare al letto il giovane nudo.
Una volta il giovane cerc di scappare e riusc a liberarsi una gamba con una tale forza da produrre un
buco sul muro. A quel punto il pastore si arrabbi e lo minacci dicendogli che avrebbe dovuto
ripagare il danno. Poi, quando il caso arriv in tribunale, disse che pensava stessero giocando.
Le conseguenze sui bambini molestati.
Dallesperienza di molte vittime si possono vedere le conseguenze delle molestie. In questi
individui, sia una promiscuit prematura sia una severa inibizione sessuale possono sfociare in un
mancato sviluppo psicosessuale normale e nellincapacit di arrivare alla soddisfazione nelle proprie
relazioni intime.
Anche Freud afferm che la scoperta prematura del sesso  estremamente deleteria per i
bambini.
Se un bambino non viene trattato subito e con efficacia, i sintomi dellesperienza si
trascineranno nella vita adulta. Infatti, un largo raggio di problemi emozionali e comportamentali
risalgono a tracce di abuso giovanile. I pi comuni sono i disturbi post-traumatici da stress, le ansie da
prestazione sessuale, la mancanza di autostima, la percezione distorta della propria immagine, la
depressione, le tendenze suicide. Queste ansie possono portare a fobie, attacchi di panico, disturbi
ossessivi compulsivi e incapacit di gestire anche le pi piccole difficolt.
Le vittime di un abuso hanno la tendenza a isolarsi e spesso non possono aprirsi agli altri perch
il loro abuso  per loro incomprensibile. Non sanno come parlarne e come spiegarlo, spesso la memoria
degli avvenimenti  poco chiara e legata a senso di colpa e vergogna. Credono di essere le uniche
vittime.
La copertura da parte delle alte sfere.
I dubbi sullintegrit del clero non si limitano alle azioni dei colpevoli di abusi, ma
coinvolgono anche lazione di copertura da parte delle alte sfere.
Rimangono ancora molte domande su quanto questa cospirazione del silenzio arrivasse in alto e
quanto fosse diffusa. Indubbiamente per decenni religiosi e vescovi sono stati a conoscenza degli abusi,
dei trasferimenti dei colpevoli, dellintimidazione delle vittime o delle azioni di copertura o di
persuasione economica quando il loro silenzio poteva essere "comprato".
Una gran massa di documenti legali dimostra che cardinali e vescovi mentirono e cospirarono
per tenere nascoste le loro attivit immorali e criminali.
I preti trasferiti per non far scoppiare scandali.
 documentato che i vescovi americani trasferiscono spesso i preti cattolici accusati di abusi
dopo che questi sono stati denunciati ai loro superiori.
Circa il 60 per cento di questi preti sono stati mandati da qualche altra parte dopo la prima
denuncia e hanno continuato ad abusare di minori.
Il celibato.
Il celibato  una condizione che viene scelta con un voto e che si intende come un tentativo
onesto e permanente di vivere senza gratificazioni sessuali dirette per poter servire gli altri in modo
produttivo seguendo una motivazione spirituale.
Richiede integrit, equilibrio, autoconoscenza, continuit e dedizione.
Ai seminaristi non  permessa la reale comprensione di ci che questa scelta comporta, dato che
non possono imbastire con i loro superiori un dialogo aperto e costruttivo sullargomento.
In genere, quando allinterno dei seminari nascono esigenze di tipo sessuale, ci che viene
suggerito  di pregare, fare qualche sport come valvola di sfogo oppure accettarle come un istinto
naturale.
Secondo le mie ricerche, il 6 per cento dei sacerdoti  pedofilo, il 20-25 per cento frequenta
donne, il 15 per cento uomini.
Un prete di mezza et che ho intervistato mi ha detto che il celibato  come lunicorno: un
animale perfetto e nobile di cui senti parlare, che vedi ritratto in magnifici quadri e nella cui esistenza
vuoi disperatamente credere, ma che in realt non hai mai visto.
a. N.d.R.: Non si pu non sottolineare la lungimiranza profetica di Sipe. Benedetto XVI si 
dimesso il 28 febbraio 2013, un anno dopo la pubblicazione di Golgota.
Cinquantatr
Sono passati tre mesi dal primo contatto.
Allimprovviso Richard Sipe mi manda una mail.
Poche parole: Chiama oggi pomeriggio.
Ci siamo.
Buongiorno, che piacere avere finalmente loccasione di parlare con lei.
Buongiorno anche a lei. Sono contento che ce labbiamo fatta, finalmente.
Ho paura che mi dica di richiamare, che mi dica di avere poco tempo, che qualcuno gli telefoni
e mi lasci l. Quindi vado dritto al sodo. Gli chiedo di aiutarmi a tracciare il profilo del prete pedofilo.
Si distingue, ha delle caratteristiche in qualche modo diverse dal pedofilo comune?
Non ho alcuno studio scientifico di comparazione sullargomento. Non  facile riuscire a
studiare i pedofili in generale, tanto meno comparare quelli che appartengono al clero e quelli che non
vi appartengono. Posso solo parlare di quello che sono riuscito a osservare a livello clinico durante i
miei decenni di lavoro.
Cio i pedofili allinterno della Chiesa.
Ho raccolto materiale sul comportamento sessuale dei preti fin dagli anni Sessanta. Una cosa
gliela posso dire: se consideriamo gli uomini del clero e i laici della stessa fascia di et e livello di
educazione, la percentuale dei pedofili allinterno della Chiesa  pi alta.
La spiegazione di Sipe  netta: la scelta del celibato pu favorire tendenze pedofile. Sipe 
arrivato a questa conclusione dopo aver individuato un tipo di inibizione dello sviluppo psicosessuale
che  pi frequente nei celibi rispetto alla media della popolazione.
Domanda: un pedofilo  tale prima di entrare nella Chiesa o lo diventa poi?
Qualcuno, forse, lo  da prima. Ma secondo le mie ricerche la causa sta nella cultura e nella
vita allinterno della Chiesa.
Che ruolo hanno i seminari in questo scenario?
Il seminario  come lacqua potabile. Dentro la Chiesa ne bevono tutti: gli studenti, i sacerdoti,
il papa. Ma  acqua contaminata.
Mi perdoni, le devo confessare che mi risulta difficile pensare al giovane che entra in seminario
come a un individuo talmente naf da bersi qualsiasi cosa gli mettano davanti.
Per come  strutturata la cultura della Chiesa,  impossibile viverci bene, se si  dotati di una
discreta maturit. La verit  che la maggior parte dei seminaristi  immatura quando entra
nellistituzione. E tale rimane. Se poi ha una personalit debole, peggiora.
Perch? Sembra una contraddizione. Si presuppone che chi fa una scelta radicale come quella di
abbracciare la vita ecclesiastica abbia serenit danimo, capacit di valutazione e di discernimento.
Solo se sei immaturo puoi sopravvivere in questo sistema. Devi abbandonare le tue opinioni
personali e sottometterti alle idee dellistituzione, che  totalizzante.
E chi ti obbliga ad alienarti? Nessuno.
Il collare da prete ti d uno status, una sicurezza. Pi si appiccica alla tua pelle, pi  difficile
rinunciarvi. E, soprattutto, questo status non  subordinato al fatto che tu faccia un buon lavoro o meno.
Puoi mantenerlo anche se sei un pedofilo, finch obbedisci alle regole della cultura della Chiesa.
Che tipo di cultura?
Una cultura arrogante, convinta di essere immune da ogni critica o punizione che non venga
direttamente dallinterno. Una fratellanza basata sulla segretezza, che definisce qualunque atto sessuale
come peccato, senza fare distinzioni, per cui il sesso con minori  solo un peccato come un altro in un
mondo di peccatori.
Durante il mio lavoro di ricerca, ho scoperto che il cuore del problema  costituito proprio dal
rapporto tra reato e peccato. Che ruolo, ha invece, il senso di colpa che la Chiesa riversa di continuo
addosso ai fedeli?
 fondamentale.  il suo strumento principale di controllo.
Il senso di colpa e la vergogna.
Pensi ai giovani che confessano di aver avuto degli impulsi sessuali o di essersi masturbati,
confidando nella comprensione del sacerdote, e invece vanno incontro a condanna e manipolazione.
Nei casi di abusi, addirittura, il prelato convince la vittima di essere malata e colpevole di aver
causato latto sessuale. Il prete offre compassione e si pone nel ruolo del salvatore, di colui che  in
grado di indicare la retta via al peccatore.
La mia mente per un attimo torna allinchiesta che ho realizzato nelle prime pagine di questo
libro.
Dopo tanti anni di sofferenza, Fabio trova il coraggio di affrontare don Marco, che lo ha
violentato quando era adolescente.
Fabio  in lacrime. Ha la voce spezzata. Quasi si scusa di non riuscire a parlare.
Don Marco lo consola. E gli dice che anche allora voleva solo consolarlo. Le carezze, il sesso,
erano solo un modo per dargli affetto, tenerezza, compassione. Per alleviare i suoi disagi da
adolescente.
Questo  un libro che non avrei mai voluto scrivere. Mi viene da vomitare tutto quello che mi si
 accumulato nella pancia in questi lunghi mesi di ricerca.
Mi viene voglia di urlare.
Mi viene voglia di mandare tutti al diavolo e di seguire il consiglio dato da Tiziano Terzani a
Oriana Fallaci: chiusa nella scatola del tuo appartamento, dentro la scatola pi grande del tuo
grattacielo newyorchese, cara Oriana, finirai per sentirti sola. Esci, ogni tanto, fai una passeggiata su un
prato. E guarda un filo derba sferzato dal vento.
Un filo derba sferzato dal vento.
Torno alla mia intervista a Sipe, poi avr finito e prometto che seguir le indicazioni di Terzani.
Il prete abusa, instilla senso di colpa e offre compassione.
La cultura clericale crea sociopatici che non hanno una coscienza e agiscono sempre nel loro
interesse. Che usano le persone.
Ma sono cinici o malati?
Sono bisognosi di contatto umano, per questo si innamorano e si accostano a chiunque sia loro
vicino e possa essere facilmente manipolato.
Negli Stati Uniti, un caso molto famoso  quello di un sacerdote del Massachusetts che aveva la
tendenza ad assalire sessualmente chiunque gli vivesse accanto.
Sembra abbia violato e molestato pi di duecento minorenni di entrambi i sessi nel corso di
ventanni, da quando entr in seminario, nel 1953, al 1974, quando il papa gli concesse di lasciare il
clero per sposarsi. Fra laltro sembra che abbia abusato anche di sua figlia. Fu arrestato nel 1984 per
aver violentato la baby sitter dei suoi figli, e allora una dopo laltra le vittime iniziarono a farsi avanti.
Venne condannato a diciotto anni di carcere e mor di cancro nel 2005.
Questo fenomeno  una esclusiva della Chiesa cattolica o accade lo stesso nelle altre
confessioni religiose?
Purtroppo non abbiamo dati scientifici di comparazione. Nella Chiesa episcopale, e in quella
mormona, entrambe istituzioni con una struttura gerarchica rigida come quella cattolica, le
problematiche sono molto simili. Ma, ripeto, non disponiamo di studi comparativi.
Sono noti casi di abuso da parte di rappresentanti dei mormoni, cos come sono venuti alla luce
episodi riguardanti alcuni rabbini della comunit ebraica di New York. Ma sono tutte istituzioni chiuse
e difficili da penetrare. Reticenti proprio come la Chiesa cattolica.
Negli Stati Uniti ha destato molto scalpore la pubblicazione nel 2004 del John Jay Report,
commissionato dalla Conferenza Episcopale USA.
Il John Jay Report ha degli aspetti positivi, se non altro nelle intenzioni. Il suo limite
principale  che non prende in considerazione quella che  la cultura della Chiesa cattolica al suo
interno. Secondo quel rapporto, alla base della vita sessuale dei preti ci sarebbe la cultura della societ
americana, piuttosto che quella dellistituzione alla quale appartengono. Ma un prete vive molto di pi
nella cultura della Chiesa cattolica, che  decisamente pi forte della societ che la circonda.
La cosa imbarazzante  che, mentre venivano pubblicati dati che additavano la societ liberale
degli anni Sessanta e Settanta come la causa principale della corruzione morale del clero, ovunque
iniziavano a venire a galla casi di abuso sessuale da parte di rappresentanti del clero. In Olanda, in
Italia, in Germania, in Belgio, in Irlanda.
La Chiesa come istituzione si chiude a riccio.  impossibile comprendere la cultura che regna al
suo interno se non ne hai fatto parte.
Esatto. Infatti da anni io e Thomas Doyle lavoriamo duramente per descrivere la cultura della
Chiesa. Una cultura estremamente narcisistica, sottosviluppata dal punto di vista psicosessuale, tanto
che in numerosi studi viene definita adolescenziale.
I vescovi queste cose le sanno, ma se ne fregano da sempre. Per lo meno fino al 2002, quando 
scoppiata la grande crisi.
Da allora  cambiato qualcosa?
Assolutamente no. Non abbiamo visto nessun segnale di dialogo, nessun segno di un
cambiamento intrinseco nella struttura secolare della Chiesa.
Perch andare avanti cos? Lei ha scritto in un libro che i problemi legati alla sessualit
finiranno per distruggere la credibilit della Chiesa cattolica.
Sesso e celibato sono i due strumenti principali con cui la Chiesa cattolica controlla sia i suoi
rappresentanti sia i credenti. Alla base di tutto c il potere e il controllo.
Ogni attivit sessuale al di fuori del matrimonio  peccato mortale. Gli adolescenti che crescono
e scoprono il loro corpo attraverso la masturbazione commettono peccato mortale. I ragazzi che si
fidanzano, si baciano, si danno affetto, commettono peccato. Lomosessualit  peccato, anche se dal
punto di vista scientifico ha una funzione naturale e forse anche normale da un punto di vista biologico,
considerando che esiste anche in altri animali, dagli insetti ai mammiferi.
Poi aborto, contraccezione, sesso prima del matrimonio o dopo il divorzio, inseminazione
artificiale: sono tutti campi in cui la Chiesa non ammette discussione.
Il cambiamento dovrebbe essere paragonabile a quello che si produsse quando si dimostr che il
Sole, e non la Terra, si trovava al centro delluniverso.
Lanalogia rende alla perfezione lidea.  difficile, ma possibile.
Bisogna volerlo. E la Chiesa non vuole cambiare.  come un elastico. Loro continuano a tirare
indietro, ma non c via di scampo: prima o poi verranno spinti a forza in avanti.
Che ruolo ha il papa?
Alla base c una lotta di potere che non permette alcun cambiamento per timore di perdere il
controllo. Chi dice al papa cosa deve fare? Io? Lei? Le reazioni e i cambiamenti che si registrano
vengono sempre dal di fuori. Non dallinterno. Tuttavia devo ammettere che sentire un capo di Stato,
come quello irlandese, che definisce la Chiesa elitista, disfunzionale, narcisista... fa una certa
impressione.
Squilla il telefonino. La suoneria  una musica swing.
Richard Sipe si scusa. Deve andare.
Prima di chiudere, mi dice che nei mesi precedenti ha passato parecchio tempo in ospedale per un problema ai polmoni.
Ecco perch...
Grazie ancora, dottor Sipe.
...
.
...
FINE.
...
.
...
Grazie.
.
Grazie a Erika Suban. Lei vive a New York e sogna di fare il giro del mondo. Per fortuna non  ancora partita, perch senza di lei non ce lavrei mai fatta. Erika  straordinaria. La professionista che ogni direttore di giornale vorrebbe avere nella propria squadra. Il suo contributo  stato fondamentale. In qualit e quantit. A proposito, informazione di servizio: al momento  svincolata.
Grazie a Michele Fossi, Giorgia Castagnoli, Paolo Manzo, che hanno reso possibile il respiro internazionale di questo libro.
Grazie a Ignazio Ingrao, la mia torcia nei corridoi bui vaticani.
Grazie a Ilaria Molinari, preziosa come sempre.
Grazie ad Anna Maria Pilozzi e Roberto Mirabile dellAssociazione Caramella Buona.
Grazie a Massimiliano Frassi dellAssociazione Prometeo.
Grazie a Richard Sipe, la cui intervista mi rende orgoglioso.
Grazie a tutti coloro che, a vario titolo, mi hanno offerto il loro tempo e il loro contributo.
Grazie a Giorgio Mul, direttore di Panorama.
...
.
...
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.
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